San Terenzo: alla scoperta della passeggiata dei poeti
Il lungomare del pittoresco borgo ligure è un vero e proprio racconto a cielo aperto: gli Shelley e Villa Magni, Paolo Mantegazza, Sem Benelli, Garibaldi e Paolo Azzarini. E, accanto ai poeti, la memoria delle tragedie che il paese non ha dimenticato.
C’è un modo semplice per leggere San Terenzo: camminarlo. Basta partire dal piccolo porticciolo e seguire la linea del mare verso Villa Magni, con il castello di Lerici sullo sfondo e il golfo che cambia colore con il passare delle ore. Lungo il tragitto è possibile cogliere una piccola antologia da percorrere a piedi: è qui che il nome “Golfo dei Poeti” smette di essere un’etichetta turistica e torna a essere geografia letteraria.
Le tappe: poeti, scienziati e un pescatore
Percy e Mary Shelley. Il racconto non può che cominciare da Villa Magni, la casa bianca con il porticato sul mare. Percy Bysshe Shelley la vide nel febbraio 1822 cercando con l’amico Edward Williams un luogo per l’estate. Le quattro stanze condivise con Mary, Jane ed Edward Williams e Claire Clairmont, la notizia della morte della piccola Allegra, l’aborto spontaneo di Mary il 16 giugno, gli incubi del poeta sono gli eventi indelebili. L’8 luglio 1822 Shelley salpò da Livorno sull’Ariel, la barca costruita a Genova: la tempesta la travolse. Il corpo fu ritrovato il 18 luglio. Mary, l’autrice di Frankenstein, aveva allora ventiquattro anni.
Paolo Mantegazza. Medico, antropologo, viaggiatore e senatore del Regno, Mantegazza (Monza 1831 – San Terenzo 1910) arrivò nel borgo intorno al 1870 e nel 1873 completò Villa Serenella, dove visse fino alla morte. Qui scrisse Testa, il seguito del Cuore di De Amicis. Fu durante l’elogio funebre per Mantegazza, nel 1910, che Sem Benelli avrebbe pronunciato per la prima volta l’espressione “Golfo dei Poeti”. Altre fonti collocano il battesimo nel 1919: la data resta discussa, la paternità no.
Paolo Azzarini e Garibaldi. È la tappa più sorprendente, perché il protagonista non è un letterato ma un pescatore. Paolo Azzarini (1804–1899), detto Ipsilonne, nel settembre 1849 portò Giuseppe Garibaldi, braccato dagli austriaci, da Follonica a Porto Venere. Garibaldi gli offrì quattro monete d’oro; Azzarini le rifiutò e ricevette invece un foglio firmato: “Il Padron Paolo Azzarini […] mi ha trasportato in questo d’asilo e di salvamento, trattandomi egregiamente e senza interesse”. A Genova gli offrirono 600 lire per quell’autografo. Non lo vendette. La storia arriva a noi proprio grazie a Mantegazza, che la raccontò in Testa (1887).
Sem Benelli. Il drammaturgo pratese (1877–1949) soggiornò a Villa Fercy, sulle colline di San Terenzo, dal 1909 al 1917. Qui prese forma La cena delle beffe, il dramma che nel 1909 trionfò al Teatro Argentina di Roma e arrivò a Parigi con Sarah Bernhardt e a Broadway con John Barrymore. Nel 1915 fu messo in scena anche al Teatro Shelley di San Terenzo, con attori del paese, a beneficio dei soldati al fronte. Sul pannello campeggia la battuta più celebre: “E chi non beve con me, peste lo colga!”.
La memoria che non è poesia
La passeggiata non racconta solo la bellezza. Il borgo porta ancora i segni dello scoppio di Falconara. Dopo la Prima guerra mondiale, nel forte sulla collina sopra il paese erano stoccate circa 1.500 tonnellate di esplosivo. Alle 2.58 della notte del 28 settembre 1922, durante un temporale, un fulmine colpì il deposito. L’esplosione rase al suolo il forte e devastò tutto nel raggio di circa un chilometro: circa 200 morti e un migliaio di feriti. Dove sorgeva la fortezza rimase un cratere, oggi occupato dal campo sportivo.
Un inviato del quotidiano Il Lavoro, in data 29 settembre, scriveva: “San Terenzo è orribile a vedersi”. Leggerlo oggi, a pochi giorni dal 104° anniversario appena trascorso, dà alla passeggiata un peso diverso: le lapidi del cimitero del borgo ricordano ancora quelle vittime.
Poco più avanti, tra le agavi, un’ancora su un basamento di marmo chiude il cerchio della memoria. Una lapide ricorda tre marinai lericini, Febo Bernardis, Alvise Maggiani e Lorenzo Muzio, scomparsi nell’affondamento dell’incrociatore Fiume nello scontro con la flotta inglese a Capo Matapan, il 28 marzo 1941. Anche questo fa parte del Golfo dei Poeti: un mare che ha dato ispirazione e ha preso vite.
L’ancora in memoria dei marinai lericini scomparsi a Capo Matapan nel 1941.
Come fare la passeggiata
Dal lungomare di San Terenzo è possibile proseguire lungo l’itinerario letterario di Lerici Coast: circa 2 km “da castello a castello”, da piazza Brusacà a Villa Magni, Villa Marigola e il castello di San Giorgio, passando per la passeggiata con le targhe dei vincitori del Premio Lerici Pea. L’ora migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce radente illumina le facciate e il golfo si accende.
Alla fine resta un’impressione precisa: a San Terenzo la letteratura non sta nei musei, ma sul lungomare. Un poeta inglese, uno scienziato lombardo, un drammaturgo toscano e un pescatore del posto condividono lo stesso tratto di mare. Nel Golfo dei Poeti, anche il passo di chi cammina diventa una forma di lettura.
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