Trump ferma la guerra, ma l’Iran non si piega

Trump ferma la guerra, ma l’Iran non si piega

Verrà chiamato “Dichiarazione di Islamabad”, l’accordo raggiunto, come sembra, fra Iran e Stati Uniti per mettere fine alla guerra.

Il Presidente Trump avrebbe dato la sua disponibilita’ all’accordo.

Ma la Guida Suprema Mojtaba Khamenei lo deve ancora approvare.

Infatti, una o due clausole del proposto accordo di pace tra Stati Uniti e Iran devono essere chiarite in modo soddisfacente per l’Iran prima che il memorandum d’intesa possa essere inviato al Consiglio supremo e alla sua Guida Suprema per la ratifica

Ma il regime degli Ayatollah e’ euforico, pronto a rivendicare una vittoria clamorosa e storica sui suoi due grandi nemici, Stati Uniti e Israele.

Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato: “Ciò che ha garantito la preservazione e la stabilità del Paese è la solidarietà e l’empatia del popolo”.

Secondo quanto riportato, l’accordo offrirebbe all’Iran:

1) Un allentamento delle sanzioni.

2) Lo sblocco di beni congelati per un valore fino a 20 miliardi di dollari. Almeno 12 miliardi si trovano in Qatar.

In cambio, il regime “promette”:

1) Di riaprire lo Stretto di Hormuz

2) Si “impegna” a negoziare sul programma nucleare nei prossimi 60 giorni, a partire dal 5 giugno, in Pakistan.

I dettagli sui punti finali della controversia non sono stati resi noti

L’accordo prevede inoltre :

1) Iran e Stati Uniti cessano le ostilità

2) Israele mette fine alla sua offensiva in Libano.

Il Presidente Trump ha parlato con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il principale sostenitore della guerra iniziata a febbraio, per cercare di rassicurarlo sui termini del cessate il fuoco.

Bibi, comprensibilmente, è preoccupato per il rinvio della questione nucleare, ma non ha avuto scelta che accettare la decisione di Trump di porre fine a una guerra giusta ma che stava impantanando gli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, alcuni senatori GOP, fra cui Wicker, Cruz, Lee e Graham, hanno espresso la loro contrarietà all’accordo.

Se l’accordo dovesse essere raggiunto, sostanzialmente, Stati Uniti e Israele non ne uscirebbero come vincitori, anzi, cederebbero ad una serie di condizioni imposte dal regime.

Un regime che, al contrario, non uscirebbe sconfitto dalla guerra, che avrebbe resistito, che avrebbe dimostrato di essere ancora forte, e che disporrebbe ancora di capacità militari sufficienti per continuare a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e, soprattutto, per Israele

Ma Donald Trump in un modo o nell’altro deve uscire da questa guerra condotta malissimo.

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