Non c’è pace per l’Unità ​

Non c’è pace per l’Unità

​Il destino de l’Unità sembra essere segnato da un’eterna e tormentata instabilità.

Lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 interrompe nuovamente le pubblicazioni, aprendo l’ennesimo capitolo di una lunghissima crisi d’identità e di bilancio.

​La sospensione delle stampe arriva dopo il naufragio della trattativa tra l’attuale editore, il Gruppo Romeo, che aveva rilevato la testata dal fallimento nel 2022, e il Partito Democratico

Alla base dello stop c’è uno scontro aperto tra la proprietà e il PD. Romeo Editore ha dichiarato di aver avviato il confronto con l’intenzione di “riportare la testata alla comunità politica e culturale che l’ha generata”, offrendo il giornale a un prezzo simbolico e senza logiche di profitto.

​Tuttavia, il dialogo si è bruscamente interrotto. Secondo alcune indiscrezioni, il Nazareno non avrebbe gradito la richiesta dell’imprenditore Alfredo Romeo di mantenere una quota di minoranza all’interno della proprietà.

​Per l’editore invece è venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno degli ultimi tre anni, e considerando le ulteriori perdite accumulate, è stato costretto a sospendere le pubblicazioni

Dal Nazareno fanno sapere che l’interesse e la disponibilità all’acquisto della testata rimangono fermi, respingendo al mittente la colpa del fallimento del negoziato.

Per il quotidiano diretto da Piero Sansonetti si tratta solo dell’ultimo di una serie infinita di stop. La storia recente de l’Unità è costellata di scossoni finanziari e passaggi di mano.

​Nel 2014 il giornale accumula ben 125 milioni di euro di debiti con le banche, in gran parte coperti dallo Stato, e arriva a pubblicare un numero completamente in bianco, prima di fermarsi

​Dopo anni faticosi, il quotidiano ritorna in edicola nel 2015, ma i conti tornano rapidamente in rosso, portando a una nuova interruzione delle pubblicazioni.
​Tra il 2018 e il 2019 il giornale esce in edicola solo per un giorno all’anno al fine di evitare la decadenza giuridica del marchio, vedendo alternarsi firme e direzioni tra mille polemiche, inclusa una breve parentesi sotto Maurizio Belpietro.

​Nel 2022 si assiste all’epilogo. Il Tribunale di Roma dichiara il fallimento della vecchia società editrice

La testata viene acquisita da Romeo, tornando nelle edicole nel maggio del 2023, fino al blocco attuale.
​”La sinistra, oggi, preferisce finanziare e leggere altre testate rispetto al suo storico organo ufficiale.” È questo il commento più diffuso tra i lettori e gli osservatori politici.

Mentre la base storica evoca con nostalgia i tempi del PCI, lo scenario mediatico attuale vede il lettorato di centrosinistra frammentato e orientato verso altre pubblicazioni o talk show televisivi

Senza il sostegno economico del partito e dei lettori, e gravato da costanti perdite di esercizio, il glorioso foglio gramsciano scopre di non poter sopravvivere solo grazie alla propria storia. Per l’Unità, insomma, la pace resta un miraggio.

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