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Home RIFLESSIONE

Democrazia senza Demos: il fallimento dell’UE multietnica

di Francesco Petrone
8 Luglio 2026
In RIFLESSIONE
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Democrazia
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Democrazia senza Demos: il fallimento dell’UE multietnica
In Europa abbiamo un sistema che, dall’alto, ha deciso di imporre una società mista. Esiste infatti un progetto multietnico e multiculturale dell’Unione Europea: un modello che ha scelto di affrontare le sfide demografiche favorendo i flussi migratori, creando così un inedito modello sociale.

Esiste anche un dibattito sul rischio di oligarchia nell’Unione Europea, dovuto all’eccesso di potere decisionale accentrato in istituzioni tecnocratiche come la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea, e all’influenza dei grandi gruppi di pressione rispetto ai cittadini e ai parlamenti nazionali

Le istituzioni europee più influenti, infatti, non sono elette direttamente dai cittadini. Il Parlamento Europeo, unico organo eletto a suffragio universale, ha un potere di iniziativa legislativa limitato rispetto alla Commissione.
La forte integrazione del mercato unico europeo ha reso l’Unione vulnerabile al potere delle grandi multinazionali e dei colossi tecnologici. Le lobby con sede a Bruxelles dispongono di ingenti risorse per influenzare e condizionare la regolamentazione economica, a volte a discapito delle piccole e medie imprese o delle tutele sociali dei singoli Stati.

Si pone dunque un interrogativo se può funzionare una democrazia rappresentativa in una società completamente disomogenea, priva di valori condivisi e, soprattutto, senza una cultura e una morale comune tradizionale. Cioè, se sia possibile la democrazia senza “nazione”: quella vasta comunità di persone legate da un’identità comune, costruita su radici storiche, culturali e linguistiche condivise, con memorie, miti e un passato comune che creano un senso di appartenenza

La democrazia è nata con la polis, dove l’ethnos si identificava con il demos. È riapparsa a Roma con la Res Publica, con gli stessi principi, e secoli dopo con i liberi comuni. Dopo la Rivoluzione, lo Stato nazionale ha allargato il concetto, unendo ethnos e demos nella democrazia moderna.
La risposta all’interrogativo è semplice: una democrazia potrebbe sopravvivere in una società completamente multietnica e multiculturale, senza una cultura radicata che la contraddistingua, solo se per “democrazia” si intende un puro meccanismo procedurale. Se invece è concepita come “autogoverno di un popolo”, la sua realizzazione diventa quasi impossibile: sarebbe una democrazia senza demos.

È noto che la democrazia ha bisogno di un “collante” che funzioni da legame. Non consiste solo nell’esecuzione del rito di recarsi a votare ogni cinque anni. Si regge su presupposti imprescindibili. Le regole devono essere condivise. Se l’avversario si trasforma in “nemico esistenziale”, la parte sconfitta non farà opposizione, ma secessione

In una società senza valori condivisi, il voto non compone, divide. Ogni gruppo vota in blocco per il “suo”. Lo Stato diventa spartizione di posti, non un progetto comune. Si rischia la tirannia della maggioranza o il fenomeno della libanizzazione. Storicamente, la situazione finisce in tre modi: autoritarismo, secessione o democrazia solo formale.
Non può funzionare se si pretende che la democrazia regga su un popolo che non si riconosce come tale. Il voto da solo non crea una nazione. Una democrazia può reggere molte differenze, ma non l’assenza totale di terreno comune. Altrimenti è solo aritmetica con la polizia. Se basta un incidente o la vittoria di una squadra di calcio per far esplodere il rancore di una componente della comunità contro la società in cui non si riconosce, non occorrono profonde analisi per comprendere che esiste un grave problema.

La stessa Unione Europea ha esplicitamente rifiutato ogni identità religiosa e culturale, rinunciando non solo ai valori tradizionali, ma anche a quelli progressivi. Non solo è stata rifiutata ogni tradizione legata alla cultura greco-romana ma anche quella cristiana o umanistica e rinascimentale

Niente 1789, niente Risorgimento europeo. Nessun “sì” a un’idea fondativa. L’UE si è pensata unicamente come diritto amministrativo più mercato, non come nazione. Senza identità, la legittimità è solo tecnocratica.
Mancando il demos il voto europeo ha affluenza bassa e i partiti sono deboli entità privi di ogni piattaforma ideologica. L’UE chiede lealtà politica come se fosse una nazione, ma si rifiuta di esserlo sul piano culturale e religioso. Ha scelto il mercato al posto della patria.

Il nulla dell’ Europa è evidente anche in confronto alla moderna Cina di Xi Jinping: che non si racconta come Stato-nazione, ma come “Stato-civiltà”

Il modello di Stato-civiltà cinese è stato in passato anche quello della Russia imperiale e dell’antica Roma. I confini sono elastici: esistono al suo interno varie etnie, come uiguri, tibetani, manciù e mongoli, perché l’idea è: “tutti partecipano alla civiltà cinese”. Non è il dominio di un popolo ma un modello proposto a tutti.
Stato oligarchico vs Stato-civiltà: sono questi i modelli contrapposti?

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Tags: DEMOCRAZIAIN EVIDENZAMultietnicaUNIONE EUROPEAVOTO
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