UN GROVIGLIO POCO ARMONIOSO
Appartengo alla schiera di coloro che non hanno mai creduto al suicidio di David Rossi, potente responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi, cui era affidata la gestione di enormi risorse finanziarie destinate a promozioni, sponsorizzazioni, strutture informative, attività culturali e sportive, e altre voci similari.
Una massa di danaro che attirava inevitabilmente interessi di ogni genere, da quelli nobili a quelli più ignobili, e che era sempre al centro di forti pressioni
Ricordo che all’indomani della sua morte circolò subito una voce secondo la quale due uomini si sarebbero introdotti di sera nel suo ufficio per eliminarlo, nel timore che egli potesse rivelare a qualche magistrato alcuni segreti interni a Rocca Salimbeni.
Taluni, come spesso accade quando non si sa che pesci prendere, azzardarono persino un intervento dei soliti famigerati “servizi”
Il fatto è che nessuno credeva veramente alla possibilità di un suicidio. Ciò nonostante la magistratura senese avallò immediatamente la tesi del suicidio, col sollievo dei poteri bancari e cittadini -a cominciare dal PD- interessati a chiudere il caso il prima possibile, onde evitare scandali e probabili speculazioni politiche.
Il Potere senese si affidò così alla pratica del Conte Zio di manzoniana memoria: sopire e sedare, sedare e sopire
E sulla vicenda calò un silenzio omertoso, rotto solo da alcune inchieste giornalistiche e soprattutto dalla famiglia di David Rossi.
Che, non avendo mai accettato la tesi del suicidio, continuò a battersi in solitudine per la ricerca della verità, sfidando il conformismo locale. Finché negli ultimi anni, sulla base di nuove perizie e ricerche, maturò la convinzione che Rossi era stato in realtà ucciso. Il che riaccese l’interesse dei media e portò la Politica ad attivarsi con l’istituzione di un’apposita Commissione parlamentare.
La quale, dopo una lunga ricostruzione investigativa, ha indicato l’ex presidente del MPS, Giuseppe Mussari, quale possibile mandante di una intimidazione diretta a minacciare senza uccidere e che invece ha incidentalmente provocato la morte di David Rossi
Oltre a Mussari è stato poi indicato quale organizzatore della sciagurata spedizione punitiva l’ex calciante del Calcio storico fiorentino Gabriele Ceccarelli detto Zena, un mito dei colori azzurri. C’è obbiettivamente di che sbalordire! Sia per lo stupefacente coinvolgimento di personaggi del Calcio storico nella città del Palio; sia per gli stretti rapporti personali esistenti tra David Rossi e Giuseppe Mussari; sia per l’ombra della ‘Ndrangheta gravante sul movente delittuoso: per via di rapporti finanziari con soggetti afferenti alla cosca Grande Aracri.
Rapporti che David Rossi era intenzionato ad interrompere
Sembra la trama di un romanzo giallo, ma è solo una triste storia di Banca. Ora è chiaro che quella della Commissione parlamentare è una verità, come dire, di tipo investigativo: una ipotesi di reato consolidatasi grazie a dichiarazioni e testimonianze di detenuti e dí pentiti di mafia (la cui affidabilità va presa con le molle) e che proprio perciò richiede ulteriori approfondimenti e verifiche. La Commissione parlamentare ha comunque trasmesso gli atti in suo possesso alla magistratura ordinaria e pare che diverse Procure si stiano muovendo.
Come ha già fatto la Procura antimafia di Firenze aprendo un fascicolo per omicidio
Per cui a questo punto non resta che aspettare la verità processuale, rispettando nel frattempo la presunzione di innocenza di chi è salito sul banco degli accusati. Tuttavia, al di là di ciò che i processi e le sentenze potranno dirci, una cosa è però certa: e cioè che il cosiddetto “groviglio armonioso” di interessi e politica che in passato ha dominato Siena e il Monte dei Paschi tutto è stato fuorché armonioso.
Ed è dentro di esso che bisognerebbe semmai scavare per trovare risposte a molte domande
E per capire tante cose: a cominciare dalla resistibile ascesa ai vertici della Banca, e addirittura dell’ABI, di un giovane ma oscuro avvocato calabrese che a Siena si fece conoscere soprattutto per il suo legame col Pd. E per capire magari perché, sotto la sua gestione, vennero effettuate certe scandalose acquisizioni: dalla Banca 121 (ex Banca del Salento, collegio elettorale di Massimo D’Alema) alla Antonveneta, comprata dal Banco Santander il doppio di quanto questi l’aveva pagata.
Operazioni che hanno pesantemente disastrato il Monte dei Paschi
Ma anche per capire com’è possibile che degli sconosciuti siano potuti entrare tranquillamente di sera, aggirandosi indisturbati e senza alcun controllo, negli uffici dirigenziali di uno dei più importanti istituti di credito al mondo. Tanto da far sembrare tutto predisposto allo scopo, come sul set di un film giallo. Solo che qui, all’appello, oltre all’assassino manca ancora il regista. Sì, effettivamente tante, troppe sono le cose ancora da capire.
Compreso l’atteggiamento omissivo e rinunciatario della magistratura senese, restìa a prendere in considerazione l’ipotesi dell’omicidio per ancorarsi ostinatamente alla tesi del suicidio
È insomma in quell’intreccio perverso di interessi, finanza e politica -in quel groviglio davvero poco armonioso, e più simile ad un nido di serpi- che si annidano le ragioni che hanno portato al declino del Monte dei Paschi, nel cui quadro si colloca storicamente il delitto Rossi.
Ed è da lì, dalla necessità di fare politicamente chiarezza -prima ancora che dalla verità processuale- che bisogna ripartire. Il silenzio non serve: lo dico a tutti ed in particolare al PD che tace, oggi come ieri.
Leggi anche:
SEGUICI SU GOOGLE

