Contiamo l’Italia: un approfondimento statistico in occasione del Festival della Scienza a Genova
Cento anni di numeri sotto il porticato di Palazzo Ducale
Dal 22 ottobre al 1° novembre 2026 il porticato di Palazzo Ducale ospita Contiamo l’Italia, contiamo per il futuro, l’installazione digitale immersiva con cui l’Istat celebra il proprio centenario. È la prima tappa di un percorso itinerante che, dopo Genova, porterà la mostra in altre città italiane.
Il percorso segue la storia della statistica ufficiale lungo una traiettoria precisa: i censimenti generali della popolazione e delle attività economiche, la contabilità nazionale, le statistiche sociali, ambientali e territoriali, l’integrazione delle fonti amministrative, i big data e infine l’intelligenza artificiale. Dieci racconti tematici, dalla demografia al lavoro all’istruzione, e un focus sulla Liguria completano l’esposizione.
Questo approfondimento prova a leggere la mostra dal lato del metodo. Non tanto quanti siamo, ma come si arriva a quel numero, con quale incertezza e con quali scelte tecniche.
Dal censimento decennale al censimento permanente
La svolta metodologica più importante del secolo è recente: dal 2018 il censimento della popolazione non è più un’enumerazione completa ogni dieci anni, ma una rilevazione annuale che combina registri e campioni. Per oltre 150 anni, dal primo censimento unitario del 1861 fino al 2011, l’Italia si è contata porta a porta, con un questionario per ogni famiglia e un’unica fotografia per decennio.
Quel modello aveva tre limiti strutturali: costi elevatissimi, informazione che invecchiava in fretta e un forte carico sui rispondenti. L’ossatura è un registro della popolazione costruito dalle anagrafi comunali e da altri archivi amministrativi; le indagini sul campo servono a correggerlo e ad arricchirlo con le variabili che gli archivi non contengono, come istruzione dichiarata, condizione professionale o caratteristiche delle abitazioni.
L’edizione 2025, conclusa il 23 dicembre, ha coinvolto 2.533 Comuni e circa 1,5 milioni di famiglie e individui; i suoi risultati saranno diffusi da dicembre 2026 (Istat). L’ultimo dato pubblicato fotografa una popolazione abitualmente dimorante di 58.943.464 persone al 31 dicembre 2024 (Istat, Censimento e dinamica della popolazione 2024).
Il motore tecnico: registri, segnali di vita, integrazione
Il cuore del sistema è il Registro Base degli Individui, delle famiglie e delle convivenze (RBI), consolidato ogni anno al 31 dicembre combinando stock anagrafici e flussi di nascite, decessi e trasferimenti. Attorno all’RBI ruota il Sistema Integrato di Microdati (SIM), una base relazionale in cui ogni persona riceve un codice identificativo univoco e pseudonimizzato che permette di collegare archivi diversi senza usare identificativi diretti (Istat, Nota tecnica 2024).
Il conteggio 2024 integra oltre 40 archivi amministrativi: flussi contributivi INPS (UniEmens, oltre 193 milioni di record nel 2024), anagrafi degli studenti, dichiarazioni fiscali, contratti di locazione, catasto, parco veicoli ACI e, dal 2023, i consumi di luce e gas dei contatori domestici. Da queste fonti l’Istat ricava i segnali di vita amministrativi, ordinati per gerarchia:
- Segnali diretti: lavoro, studio, assistenza sociale, affitti. Localizzano una persona in un Comune per un periodo durevole.
- Segnali indiretti: familiari a carico nelle dichiarazioni dei redditi, proprietà di immobili o auto. Indicano uno status, non una presenza.
- Profili di continuità: su una finestra di 24 mesi (gennaio 2023–dicembre 2024) ogni individuo riceve una stringa mensile di presenza. Chi accumula almeno 12 mesi di segnali diretti soddisfa la definizione di dimora abituale del Regolamento UE 1260/2013.
- Confronto con l’RBI: chi ha segnali forti ma non è residente entra nella sottocopertura; chi è residente ma privo di qualsiasi segnale è candidato alla sovracopertura.
- Regole di contesto: prima di escludere qualcuno si verificano i legami familiari in anagrafe, l’affidabilità storica delle anagrafi dei piccoli Comuni, le convivenze e i grandi anziani.
I contatori elettrici non riportano l’indirizzo, quindi il collegamento con le famiglie è semi-probabilistico: deterministico quando in famiglia c’è un solo intestatario, probabilistico negli altri casi. Una metrica di distanza confronta poi il numero di componenti registrati con quello atteso dal profilo di consumo mensile.
Qualità, errori e incertezza
Un conteggio basato su registri non è privo di errore: cambia soltanto la natura dell’errore. Nel censimento tradizionale il problema principale era la mancata enumerazione; oggi è la qualità dei registri, cioè la differenza tra chi risulta iscritto e chi vive davvero in un luogo.
Per questo le due componenti campionarie hanno ruoli distinti. La rilevazione Areale lavora su indirizzi e sezioni di territorio estratte a campione e serve a misurare e contenere l’errore del conteggio amministrativo. La rilevazione da Lista estrae famiglie dal registro e raccoglie le variabili socio-economiche; lo schema di rotazione prevede di osservare ogni Comune almeno una volta in cinque anni (Città metropolitana di Bologna).
Tre fonti di incertezza meritano attenzione:
- Errore campionario: le variabili non presenti negli archivi sono stimate, quindi la loro precisione cala rapidamente scendendo verso i piccoli Comuni, dove servono tecniche di stima per piccole aree.
- Errore temporale: alcune fonti fiscali arrivano con circa 20 mesi di ritardo rispetto alla data di riferimento.
- Errore di revisione: i bilanci annuali sono provvisori finché non vengono riallineati con il censimento. L’Istat stesso avverte che il margine di errore cresce con il dettaglio territoriale (Istat, Indicatori demografici 2025).
La coerenza tra stock e flussi è garantita dall’equazione di bilancio demografico, applicata a livello di microdato a ogni Comune:
P_{t+1} = P_t + N_t – M_t + I_t – E_t
dove P è la popolazione, N le nascite, M i decessi, I le iscrizioni ed E le cancellazioni. Sull’aggregato del 2025 i flussi si compensano quasi esattamente: −296mila di saldo naturale e +296mila di saldo migratorio estero, con una variazione finale di appena 636 unità.
Cosa dicono i numeri
L’Italia di oggi è un Paese a crescita zero in cui un saldo migratorio molto positivo compensa un ricambio naturale fortemente negativo, mentre l’età media continua a salire (Istat, Indicatori demografici 2025).
| Indicatore | Valore 2025 | Confronto |
|---|---|---|
| Residenti al 1° gennaio 2026 | 58,943 milioni | −636 unità sul 2025 |
| Nascite | 355mila | −3,9% sul 2024 |
| Decessi | 652mila | −0,2% sul 2024 |
| Figli per donna (TFT) | 1,14 | 1,18 nel 2024 |
| Età media al parto | 32,7 anni | 32,6 nel 2024 |
| Speranza di vita (uomini / donne) | 81,7 / 85,7 anni | divario minimo dal 1953 |
| Età media della popolazione | 47,1 anni | +6 mesi in un anno |
| Quota di 65 anni e oltre | 25,1% | 14,8 milioni di persone |
| Stranieri residenti | 5,56 milioni (9,4%) | +188mila |
Fonte: rielaborazione propria di due letture tecniche del rapporto Istat
Effetto struttura. Le nascite calano non solo perché si fanno meno figli, ma perché ci sono meno potenziali genitori. Con la fecondità francese del 2024 (1,61) l’Italia avrebbe avuto circa 494mila nati invece di 370mila, comunque molto meno dei 664mila francesi. È una classica scomposizione tra tasso e composizione: la propensione spiega una parte del divario, la piramide per età il resto.
Soglie statiche e dinamiche. Definire “anziano” chi ha 65 anni o più produce una quota del 24,7%. Se invece si fissa come soglia la speranza di vita residua degli uomini a 65 anni nel 1960 (13,1 anni), nel 2025 sarebbero anziani gli uomini da 74 anni e le donne da 77, e la quota scenderebbe al 12,3%. La stessa popolazione, misurata con un indicatore diverso, racconta un invecchiamento dimezzato.
Focus Liguria. La regione che ospita il Festival della Scienza è la più anziana d’Italia: età media di 49,6 anni e indice di vecchiaia del 283%, cioè quasi tre over 65 per ogni giovane sotto i 15 anni (media nazionale 208%). Ha anche il rapporto di mascolinità più basso, 93,9 uomini ogni 100 donne (Istat, Censimento 2024). Nel 2025 il suo saldo migratorio interno è però positivo, +1,8 per mille, tra i più alti del Paese.
Conclusioni: contare per il futuro
Il titolo della mostra contiene una tesi tecnica: contare bene oggi significa integrare fonti, modellare l’incertezza e rendere confrontabili nel tempo misure prodotte in modi diversi. Sullo sfondo restano due questioni aperte che la mostra richiama nel suo tratto finale: l’uso di big data e intelligenza artificiale nella produzione statistica e la tutela del segreto statistico, garantita oggi da dati pseudonimizzati e dall’articolo 9 del d.lgs. 322/1989.
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