La toga, Gaza e il confine della neutralità
La scarcerazione di Youssef Siher ad opera del gip di Milano Tiziana Landoni è qualcosa che segnala ormai una deriva che pare inarrestabile.
Un fatto gravissimo,come ha fatto giustamente presente il premier Meloni, che rischia di avere conseguenze gravi tanto sul piano culturale che su quello dell’ordine pubblico.
Siher, accusato di essere la mente delle proteste violente di questi giorni contro il governo è un attivista pro pal le cui produzioni pubblicistiche lasciano obiettivamente interdetti. Il linguaggio radicale da estremista di sinistra restituiscono l’immagine di un aspirante rivoluzionario così come alcune delle tattiche messe in atto in questi giorni fanno pensare più alla guerriglia che alla protesta. Indizi gravi e concordanti per il fondatore di Movimento 17 ottobre che sono stati considerati insufficienti per la convalida del fermo da parte del gip milanese
Cosa lega l’indagato e il suo giudice ?
L’amore incondizionato per la Palestina. Siher definisce Resistenza gli atti di violenza dei palestinesi, avanguardia rivoluzionaria per un nuovo stato di cose.
Gaza dunque nell’ottica di Siher diventa la manifestazione evidente di questa rivoluzione incipiente che dovrebbe tradursi nell’ abbattimento dello status quo. I modi non sono specificati ma quello che si è visto a Milano non lascia sperare nulla di buono.
Dall’altro lato Il gip che lo ha liberato ha aderito convintamente all’Appello dei giuristi per Gaza in cui si vaneggia di genocidio e quant’altro
Confesso che è inquietante mettere accanto questi due soggetti e verificarne una certa confluenza di sensibilità su Gaza pone la legittima domanda sulla percezione di imparzialità del magistrato.
Intendiamoci, la libertà personale è un diritto fondamentale e la magistratura ha il dovere di tutelarlo anche quando le accuse sono gravi, le pressioni dell’opinione pubblica sono fortissime e il clima politico è incandescente. Proprio per questo, però, chi esercita la funzione giudiziaria deve essere consapevole che l’imparzialità non è soltanto una qualità da possedere: è anche una garanzia da rendere riconoscibile ai cittadini.
La vicenda del propalestinista Youssef Siher, rimesso in libertà dalla propalestinista giudice Landoni ha un che di inquietante che offusca la percezione di imparzialità di quest’ultima
Certo, se la firma è un fatto documentato il suo significato rispetto alla decisione giudiziaria, è una questione aperta. Ma il rischio rimane quello di una scarsa fiducia da parte del cittadino nelle istituzioni che dovrebbero essere terze e imparziali e che invece mostrano una partecipazione politicamente e ideologicamente orientata su temi peraltro che esulano dalla giurisdizione in senso stretto. Se da un lato l’iniziativa per Gaza, sottoscritta da migliaia di giuristi, non conduce in automatico a etichettare i firmatari come collaterali all’islamismo propalestinista, altrettanto sciocco sarebbe non vedere come proprio la questione di Gaza sia il grimaldello e il trait d’union tra mondi diversi ma uniti da medesime rivendicazioni su temi divisivi.
Sinistra, movimenti pro pal e personalità istituzionali unite in questa mobilitazione a favore della Palestina non può non restare sospetti quando si parla proprio di ipotesi di reato connessi con la mobilitazione radicale pro-palestinese; tanto più se avallata e partecipata da una pletora di immigrati islamici
E non basta rispondere che la decisione è stata presa in nome della legge. È certamente così per ogni provvedimento giudiziario legittimo, ma il problema della fiducia pubblica richiede anche che le ragioni concrete della decisione siano comprensibili, verificabili e sottoposte al confronto giuridico.
La coincidenza fra una posizione pubblica e una decisione giudiziaria, insomma, dà adito a legittimi dubbi e impone di discutere con serietà i confini dell’opportunità istituzionale.
Oggi più che mai di fronte a una magistratura palesemente screditata a causa di una parte di essa che non esita a prendere posizioni politiche pubbliche, avremmo bisogno di giudici seri capaci di distinguere il pensiero personale dall’esposizione pubblica a tutela dell’esercizio delle delicate funzioni ad essi demandati
Insomma, non siamo a Gaza dove il giudice è anche governante ed esecutore della sentenza.
Ancora viviamo in una liberaldemocrazia fondata sulla distinzione dei poteri
Sarebbe bene che tutti lo ricordassero se non vogliamo trovarci nel breve periodo a dover applicare la sharia invece che la Costituzione
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