Trump-Xi, il nodo Taiwan al centro della sfida tra commercio e sicurezza globale

Trump-Xi, il nodo Taiwan al centro della sfida tra commercio e sicurezza globale

È in corso la visita del Presidente Donald Trump in Cina.

Provo a fare alcune considerazioni

Il Presidente sta tenendo importanti incontri con il Presidente cinese Xi Jinping.

Sebbene l’obiettivo principale del viaggio siano le relazioni commerciali, anche altre questioni come la guerra in Iran, lo status di Taiwan e l’intelligenza artificiale rivestono un ruolo di primo piano

Tuttavia, nel tentativo di incrementare le importazioni cinesi di beni americani, Trump deve tutelare i principali interessi di sicurezza degli Stati Uniti.

La Cina rappresenta di gran lunga la maggiore minaccia globale alla sicurezza degli Stati Uniti, una minaccia che deve avere la priorità su qualsiasi altra questione politica.

Il nodo da sciogliere e’ Taiwan

Questo è un problema che deve essere affrontato.

Se la Cina dovesse scatenare una guerra nel Pacifico contro Taiwan e/o gli Stati Uniti, un eventuale vittoria di Pechino sarebbe catastrofica per la sicurezza americana e globale, per i diritti umani e per la libertà in tutto il mondo.

Taiwan sarà in prima linea nell’agenda di Xi.

Pechino considera Taiwan la prima e più importante linea rossa nei suoi rapporti con gli Stati Uniti.

Xi vede l’isola, a poco più di 130 chilometri dalla costa cinese, come un umiliazione irrisolta per il Partito Comunista Cinese

Crede che la riunificazione di Taiwan sotto l’autorità del PCC sia la prova definitiva del destino di Pechino per il dominio globale.

Molti analisti militari ritengono possibile che Xi tenterà un invasione dell’isola entro il 2030

Ma Xi sa anche che il Presidente Trump è un leader fortemente orientato allo scambio. A sua volta, Trump deve stare attento a non fare concessioni su Taiwan in cambio di concessioni cinesi di gran lunga inferiori agli Stati Uniti.

Il rischio è che Trump possa sospendere le vendite di armi previste a Taiwan o modificare la politica americana per opporsi direttamente all’indipendenza di Taiwan dalla Cina.

Se da un lato Trump otterrebbe in cambio ingenti acquisti cinesi di prodotti americani, dall’altro una simile azione indebolirebbe la capacità di deterrenza di Taiwan contro un attacco cinese, incoraggerebbe un escalation da parte della Cina nei confronti dell’isola e danneggerebbe la reputazione degli Stati Uniti

Taiwan non può permettersi un indebolimento della propria posizione difensiva: l’incertezza sull’impegno degli Stati Uniti e la rapidità di un possibile attacco cinese rendono già precaria la situazione dell’isola.

Fare grandi concessioni su Taiwan metterebbe seriamente a repentaglio la struttura delle alleanze americane e i relativi vantaggi in termini di influenza commerciale, diplomatica e militare che essa garantisce

Trump deve inoltre chiarire a Xi che rispetterà gli obblighi di difesa assunti dagli Stati Uniti nei confronti delle Filippine e del Giappone, sanciti dai trattati.

Il Presidente ha minato questo impegno con la sua recente retorica nei confronti del Giappone, che, sotto la guida del Primo Ministro Sanae Takaichi, sta finalmente investendo seriamente nella difesa e rafforzando il sostegno agli interessi globali americani.

Inoltre, le Filippine si trovano ad affrontare le aggressive manovre cinesi volte a impadronirsi delle acque all’interno della zona economica di Manila

Il Presidente deve inoltre mantenere una posizione ferma sulle altre questioni irrisolte per gli Stati Uniti: lo spionaggio cinese, il dumping commerciale e l’intelligenza artificiale.

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