La geopolitica oltre le ideologie: i legami nascosti tra Perón, Franco, Castro e il mondo arabo
Siamo troppo abituati ad analisi semplicistiche riguardo ai rapporti internazionali, come quella dell’Occidente contro l’Oriente, del mondo libero contro il comunismo, della Destra contro la Sinistra e così semplificando in modo elementare. Al contrario, in realtà è sempre esistita la geopolitica che ha dettato la diplomazia nei rapporti tra Stati.
Sembra che proprio l’arte della diplomazia sia stata dimenticata e tutto sembra essersi tradotto nel solo confronto muscolare
Eppure la storia meno conosciuta al grande pubblico ci dovrebbe insegnare che spesso esistono canali apparentemente contraddittori ma più reali delle odierne rigidità. Molti sono a conoscenza del fatto che il generale Juan Domingo Peron da giovane aveva fatto un corso da ufficiale degli alpini in Italia, prima della seconda guerra mondiale e che era un estimatore del sistema sociale vigente nel nostro Paese
Dopo qualche anno, giunto alla presidenza in Argentina, Peron si ispira al documento della Carta del Lavoro del 1927, base del corporativismo ed anche al sistema di economia mista con il controllo dello Stato nei settori strategici
Peron riprende dalla politica dell’ Italia anche il concetto di “lotta dei popoli poveri ma ricchi di braccia contro i detentori di tutte le ricchezza del mondo”, battendosi contro l’imperialismo economico anglo-americano.che all’ epoca sì faceva molto sentire pesantemente in America latina. Nel 1955 Perón vende il grano all’ URSS e i militari organizzano un golpe con evidenti suggeritori stranieri. Nel 1959 il generale, in esilio a Panama dopo il golpe che lo aveva deposto, manda una lettera a Fidel Castro con scritto: “Felicitaciones, Comandante” in occasione della della rivoluzione cubana.
Nel 1960 e 1961, durante l’ esilio nella Madrid di Franco, Ernesto Che Guevara prese contatto con Perón ed ebbe un colloquio della durata di tre ore per gettare un ponte in cui Cuba si impegnava a non armare la guerriglia in Argentina in cambio della non ostilità al comunismo caraibico. Nel 1968, a Madrid, Castro manda John William Cooke da Perón
Cooke era la cinghia di trasmissione tra i due e offre armi e dollari al movimento di resistenza dei Montoneros attraverso Cuba, Perón in quell’occasione prende tempo. Nel novembre del 1973 a Buenos Aires, dove Peron è di nuovo presidente, Castro manda per favorire un accordo commerciale, il Presidente Osvaldo Dorticós Torrado; l’accordo riguardava lo zucchero cubano in cambio del grano argentino. Nel luglio del 1974, quando a Buenos Aires muore Perón, Castro afferma: “Perdimos un gigante”. A Cuba viene ordinato il lutto ufficiale di tre gironi.
La cosa si ripete nel 1975, infatti, in occasione della morte di Franco, Cuba decreta tre giorni di lutto ufficiale.
Stranamente uno dei pochi Paesi al mondo in lutto per Franco è la Cuba comunista. Precedentemente, durante l’embargo USA del 1962, quando gli americani imposero il blocco, la Spagna di Franco si rifiutò di aderire mantenendo il libero commercio. Franco in quell’ occasione aveva ordinato: “No romper con Cuba” ed è l’unico leader in Occidente a farlo. A Franco si era rivolto, andando a Madrid, anche Salvador Allende nel momento tragico dell’assedio economico.
Franco non dispone di possibilità economiche per elargire un prestito come richiesto anche perché la Spagna sta per entrare nella CEE e in quell’ occasione può limitarsi ad alleggerire alcuni dazi culturali
Anche la posizione nei confronti del mondo arabo ha una certa continuità per certi Paesi. Dal 1936 al 1939 l’Italia finanzia in modo cospicuo ed arma la grande rivolta araba palestinese dato che la geopolitica spinge il nostro Paese in quella direzione. Anni dopo, la vicinanza al mondo arabo, sarà una strada percorsa anche da Cuba.
Che Guevara crea un ponte con i palestinesi fra il 1959 e il 1965
Nel 1959 Ahmad Shuqayri, in seguito Presidente dell’Organizzazione per la Palestina OLP, dice: “Cuba es Palestina, Palestina es Cuba” e nasce linea anti-imperialista e anti-sionista. Peron, in esilio a Madrid ha dei contatti con la Lega Araba grazie ai buoni uffici di Franco e il generale argentino sembra seguire la sua politica filo araba. Nel 1973-1974 Peron vota sì all’ ONU per l’OLP come osservatore.
Nel governo Cámpora-Perón i Montoneros sono apertamente pro-OLP e Perón non frena, anzi nel 1974 riceve una delegazione dell’ OLP alla Casa Rosada. John William Cooke, esponente peronista argentino è il collegamento fra Perón e Castro e nel 1964 porta un messaggio di al Fatah a Perón a Madrid.
I Montoneros nel 1973-1976 frequentano i campi di addestramento in Libano con istruttori palestinesi che addestrano gli argentini. Le armi arrivano da Cuba via Algeria
Con l’operazione Condor della CIA e del Mossad, vengono passati ai servizi segreti cileni e argentini i nomi degli argentini addestrati dall’OLP e questo corrisponde ad una condanna a morte. In pratica, Cuba addestra, Perón copre, i palestinesi lottano. Tornando alla Spagna di Franco, Madrid vota NO alla divisione della Palestina, unico Stato in Europa occidentale. Franco appoggia anche Nasser in occasione della crisi di Suez, contro il Regno Unito, la Francia e Israele. Da Radio Cairo viene detto: “Franco amico degli árabes”. Nel 1967 dopo la guerra Sei Giorni, la Spagna non riconobbe la conquista di Gerusalemme. In seguito, nel 1973, durante la guerra dello Yom Kippur, Franco nega le basi USA alla 6ª Flotta statunitense. Alla morte di Franco nel 1975, l’ OLP di Arafat manda telegramma: “Murió gran amigo pueblo palestino”.
Lo strano caso di un’organizzazione di guerriglia che piange Franco
La Lega Araba omaggia il dittatore con tre giorni di bandiere a mezz’asta al Cairo, a Damasco e Baghdad. Silenzio in Israele. Tutta la Sinistra europea festeggia la morte del “fascista” mentre i palestinesi e Cuba proclamano il lutto. Gli interessi geopolitici proseguono anche se mutano i regimi e i governi.
Nel secondo dopoguerra l’ex partigiano Enrico Mattei viene nominato presidente dell’ AGIP in un un momento in cui l’ Italia ha estremo bisogno di energia per fare ripartire le industrie del nord
Con i Paesi arabi Mattei escogita un nuovo rapporto e lascia la maggior parte degli utili ai produttori. Il legame fra mondo arabo e Italia nel dopoguerra nasce da interessi comuni e con l’ostilità delle famose “sette sorelle”. Per tutta la durata della prima repubblica l’Italia è stata vicina al mondo arabo, ai palestinesi alla Libia di Gheddafi, all’Algeria, alla Tunisia, perché sa che il suoi interessi geopolitici sono nell’ altra sponda del Mediterraneo. Una politica che proseguirà anche con il governo di Silvio Berlusconi.
Anche la politica di molti Paesi europei con l’URSS ha avuto delle “libertà” inaspettate. Basti ricordare i rapporti tra sovietici e la Francia di De Gaulle, la Germania dei governi socialdemocratici con la Ostpolitik, la Svezia di Olof Palme e l’Italia della prima Repubblica ebbero con l’ URSS durante la cosiddetta Guerra fredda. Più eloquente a riguardo la politica estera della Spagna di Franco
Sappiamo che la Spagna nonostante le difficoltà diplomatiche ebbe con l’URSS rapporti commerciali, umanitari, segreti, una vera Realpolitik pragmatica. Durante la grave siccità che si verificò nella penisola iberica fra il 1956 e 1957, gli USA si rifiutarono di vendere cereali alla Spagna per un embargo “morale”, però l’URSS offrì un aiuto alimentare via Atene e Franco accettò. Durante la Guerra del Sei Giorni, gli arabi come sappiamo chiusero il rubinetto ma l’URSS pensò dì offrire il proprio petrolio a Franco addirittura con lo sconto.
La Spagna in quel periodo si trovava in isolamento che era rotto solo dall’Argentina, dagli arabi, dal Vaticano e ora inaspettatamente anche dall’URSS che nel 1956 offre una sponda
Dopo la morte di Enrico Mattei l’ENI si trovò in un momento di debolezza e la Spagna pensò di acquistare il greggio dall’URSS e parte lo rivende a Cuba rompendo l’embargo. Abbiano appurato che la politica raramente si risolve solo in uno scontro muro contro muro, neanche quando appare pubblicamente. Sarebbe un grave errore se i politici dei nostri tempi si dimostrassero i più chiusi, i meno diplomatici e soprattutto meno indipendenti.
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