Se Miranda Priestly deve fare i conti con TikTok
Vent’anni non sono un’era geologica, ma nel mondo della moda e della comunicazione valgono come un secolo. L’annuncio del sequel de “Il Diavolo veste Prada” non è solo un’operazione nostalgia.
È la messa in scena del conflitto finale tra la carta patinata e il pixel, tra il prestigio aristocratico di un tempo e la democrazia brutale dei social media
Nel primo film, il potere di Miranda Priestly era assoluto e discendente. Quando spiegava ad Andy la genesi del suo maglioncino ceruleo, descriveva un mondo dove pochi eletti decidevano cosa il resto del mondo avrebbe desiderato.
Oggi, quella piramide è rovesciata. Il sequel ci proietta in una realtà dove il prestigio di una testata storica come Runway deve lottare contro la velocità di TikTok e l’influenza dei creator. Il potere non è più nella scelta di una modella per la copertina di settembre, ma nella capacità di dominare un algoritmo.
Miranda non deve più solo battere la concorrenza di Vogue, ma deve competere con la soglia di attenzione di otto secondi di un utente medio
Il primo capitolo era scandito dal ritmo frenetico dei tacchi sul marmo e dai caffè di Starbucks portati di corsa. Ma era una frenesia fisica, misurabile. Nel ventennio che separa i due film, siamo passati dalla “fretta” alla “simultaneità”.
Nel 2006, si aspettava l’uscita del mensile per scoprire le tendenze. Oggi, una sfilata è vecchia nel momento stesso in cui finisce, vivendo in diretta streaming su milioni di smartphone.
Questa velocità ha cambiato il ruolo di Andy (e di chiunque lavori nella comunicazione). Se prima il sacrificio richiesto era il tempo privato, oggi è la disponibilità h24. Il cellulare non è più lo strumento per ricevere ordini, ma la prigione in cui l’ufficio ci segue ovunque.
Il mondo del lavoro risulta quindi stravolto dal 2006. Il bullismo professionale di Miranda era visto come il prezzo necessario per l’eccellenza (“C’è chi ucciderebbe per quel posto”).
Oggi, nell’era della salute mentale e del quiet quitting, quel modello gestionale è sotto processo
Se il primo film era la parabola dell’ambizione in un mondo analogico e spietato, il secondo sarà il racconto della sopravvivenza. Vedremo probabilmente una Miranda al tramonto di un impero cartaceo che cerca di non farsi travolgere da un mondo dove la quantità ha superato la qualità.
Se il primo film ci ha insegnato cos’è lo stile, il secondo ci spiegherà se lo stile ha ancora un valore in un mondo che consuma tutto in uno scroll
La velocità non è più correre tra un ufficio e l’altro; è la velocità della luce dei pixel.
Nel primo film, il Diavolo era onesto. Miranda era cattiva, lo sapeva. Prima, Miranda ti insultava perché eri grassa o vestita male.
Oggi le nuove Mirande ti licenziano via Zoom mentre indossano una felpa in cotone organico e ti parlano di “inclusività” e “salvaguardia del benessere aziendale”
Siamo passati dalla ricercatezza del dettaglio alla dittatura dell’impatto. Il mondo non è diventato migliore, è solo diventato più veloce.
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