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ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN GRAN BRETAGNA: LA LEZIONE DA IMPARARE ANCHE PER LA DESTRA EUROPEA

di Kishore Bombaci
9 Maggio 2026
In L'Editoriale
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ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN GRAN BRETAGNA: LA LEZIONE DA IMPARARE ANCHE PER LA DESTRA EUROPEA
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ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN GRAN BRETAGNA: LA LEZIONE DA IMPARARE ANCHE PER LA DESTRA EUROPEA

Le elezioni amministrative britanniche rappresentano molto più di un semplice passaggio locale: sono l’ennesimo segnale di una trasformazione politica profonda che attraversa ormai tutta l’Europa occidentale.

Il dato che più colpisce ma non stupisce affatto è l’avanzata della destra sovranista guidata da Nigel Farage anche in territori storicamente legati al Labour, a partire dal Galles

Non si tratta di una zona qualunque della Gran Bretagna: il Galles è stato per decenni una delle grandi roccaforti della sinistra britannica, un’area operaia e sindacale rimasta fedele ai laburisti persino negli anni del dominio conservatore di Margaret Thatcher, quando la chiusura delle miniere e la durissima riconversione industriale sembravano aver scavato una frattura insanabile con il mondo Tory.

Eppure oggi proprio lì la destra “populista” e identitaria riesce a sfondare. In molte comunità popolari gallesi, il messaggio di Farage trova consenso tra lavoratori, piccoli imprenditori, pensionati e ceti medi impoveriti che non si sentono più rappresentati né dalla sinistra tradizionale né dai conservatori moderati

È un cambiamento simbolico enorme: se persino i territori più storicamente legati alla cultura laburista iniziano a spostarsi verso forze sovraniste, significa che il quadro politico europeo sta entrando in una nuova fase.

Il successo delle destre identitarie nasce infatti da questioni molto concrete. Immigrazione incontrollata, crisi del costo della vita, insicurezza economica, perdita di identità culturale, indebolimento della sovranità nazionale e sfiducia verso élite politiche considerate distanti dai problemi reali sono oggi i temi centrali del dibattito pubblico.

Per anni gran parte delle classi dirigenti europee ha sottovalutato queste domande sociali, liquidandole come pulsioni populiste o reazionarie

Ma il voto dimostra che milioni di cittadini chiedono risposte nette e immediate.
In Gran Bretagna il fenomeno assume un significato ancora più forte perché arriva dopo la Brexit.

Molti osservatori pensavano che, una volta usciti dall’Unione Europea, le spinte sovraniste si sarebbero progressivamente esaurite.

È accaduto invece il contrario

Una parte consistente dell’elettorato britannico ritiene che il sistema politico non abbia tradotto realmente in pratica la richiesta di cambiamento espressa nel referendum del 2016. Farage continua dunque a intercettare un voto di protesta ma anche un voto identitario, fondato sull’idea di una nazione che vuole riprendere controllo dei propri confini, della propria economia e delle proprie priorità politiche.

Quello britannico, però, non è un caso isolato. In Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen cresce ormai da anni perché ha saputo radicarsi nelle periferie, nei piccoli centri, nelle aree industriali impoverite e tra i lavoratori colpiti dalla globalizzazione

Le Pen ha compreso prima di altri che una parte consistente dell’elettorato popolare non si riconosce più nella sinistra progressista, percepita come espressione delle grandi città, delle burocrazie europee e dei ceti culturalmente privilegiati. Il suo messaggio unisce protezione sociale e difesa dell’identità nazionale, ed è proprio questa combinazione a renderlo competitivo.
In Germania il fenomeno è altrettanto evidente.

AfD continua ad avanzare soprattutto nei Länder orientali, dove la sensazione di marginalizzazione economica e culturale è molto forte

Anche qui immigrazione, sicurezza e crisi industriale sono i temi decisivi. I partiti tradizionali tedeschi, sia socialdemocratici sia cristiano-democratici, sembrano spesso incapaci di elaborare una risposta credibile, oscillando tra tecnocrazia europea e politiche centriste che non riescono più a mobilitare il consenso popolare.

L’Italia rappresenta forse il caso più emblematico ma anche quello più complesso

Fratelli d’Italia è riuscita a trasformarsi da forza minoritaria a principale partito nazionale mantenendo una linea politica fortemente identitaria, patriottica e critica verso alcuni automatismi dell’integrazione europea. Giorgia Meloni ha compreso che esisteva uno spazio enorme per una destra capace di parlare contemporaneamente di sicurezza, difesa dei confini, tutela delle imprese nazionali e protezione sociale.

La crescita del partito è arrivata proprio quando il centrodestra ha smesso di rincorrere esclusivamente formule moderate o tecnocratiche

Tuttavia, dopo 4 anni di governo, molti contestano a Fratelli d’Italia un appiattimento su una linea totalmente governista e slittata verso il centro. Le politiche sul controllo dell’immigrazione vengono percepite – a torto o a ragione – come insufficienti e lo schiacciamento sulle posizioni filo-ucraine rischiano di arrecare danni non indifferenti in vista delle prossime elezioni politiche del 2027.

Ed è una lezione che va imparata bene, proprio prendendo insegnamento dalla crisi dei conservatori inglesi e dalla scomparsa della destra liberale francese

Le destre moderate sembrano entrare in crisi quando cercano di imitare linguaggi e priorità del centrosinistra liberal o delle istituzioni europee, finendo per apparire indistinguibili dai loro avversari.

Una parte consistente dell’elettorato conservatore chiede invece rappresentanza su temi concreti: sovranità, controllo dell’immigrazione, sicurezza, identità culturale, difesa del lavoro nazionale e critica degli eccessi della globalizzazione.

Il successo delle destre sovraniste europee non nasce quindi soltanto dalla protesta, ma anche dalla capacità di occupare uno spazio politico lasciato vuoto dai partiti tradizionali

E il risultato del Galles assume proprio questo significato simbolico: quando persino le vecchie roccaforti operaie della sinistra si aprono ai movimenti identitari, vuol dire che il cambiamento politico in Europa non è più episodico, ma strutturale.

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Tags: FarageGRAN BRETAGNAPRIMO PIANOSOVRANISTIUK
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