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Home Firenze

Prima il “buco” della sanità, poi la battaglia sul bollo: i conti al centro dello scontro Giani-governo

di Daniela Simonetti
18 Settembre 2026
In Firenze
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sanità
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Prima il “buco” della sanità, poi la battaglia sul bollo: i conti al centro dello scontro Giani-governo

La dura presa di posizione del presidente della Toscana Eugenio Giani contro l’abolizione del bollo auto apre una questione che dovrebbe andare oltre la consueta contrapposizione politica. Giani contesta il possibile impatto della misura sulle entrate regionali.

Ma prima di puntare il dito contro un provvedimento che alleggerisce direttamente il carico fiscale dei cittadini, sarebbe altrettanto importante interrogarsi su come vengono utilizzate le risorse già a disposizione delle amministrazioni e su quali risultati producano in termini di servizi, sviluppo e crescita del territorio

Amministrare non significa soltanto difendere le proprie entrate, ma programmare, scegliere le priorità e soprattutto valutare gli effetti delle decisioni prima che queste ricadano sulle tasche di famiglie e imprese. Ed è proprio su questo terreno che anche l’amministrazione regionale dovrebbe accettare un confronto sui risultati ottenuti.

Il caso della sanità toscana offre numeri significativi. Non si tratta di valutazioni politiche dell’opposizione, ma di dati contenuti negli atti pubblici. La Corte dei conti, analizzando i conti regionali, ha rilevato per il Servizio sanitario regionale una perdita 2023 superiore a 250 milioni di euro, spiegando che la Regione è intervenuta aumentando l’addizionale regionale IRPEF per contribuire al riequilibrio del sistema sanitario. La stessa Corte ricorda come negli esercizi precedenti la Regione avesse già dovuto provvedere alla copertura di ripetuti disavanzi sanitari.

E il problema non si è esaurito lì

Nel marzo 2025 la stessa Regione ha approvato una variazione di bilancio destinata espressamente a contribuire al raggiungimento dell’equilibrio economico del bilancio consolidato 2024 del Servizio sanitario regionale. Tra le operazioni previste figurano 129,6 milioni di euro provenienti dalla manovra fiscale sull’addizionale regionale IRPEF destinati alla copertura dello squilibrio e ulteriori 50 milioni per investimenti delle aziende sanitarie, finanziati dalla Regione attraverso il ricorso all’indebitamento.

Sono numeri che rendono legittima una domanda politica: prima di contestare una riduzione fiscale destinata ai cittadini, non sarebbe opportuno interrogarsi con altrettanta determinazione sull’efficienza della spesa e sulla capacità di programmazione dell’amministrazione regionale? Tanto più quando per contribuire all’equilibrio della sanità si è fatto ricorso anche a maggiori entrate derivanti dall’addizionale IRPEF.

Un ragionamento analogo può essere fatto guardando a Firenze e alle decisioni sui dehors

Le modifiche regolamentari hanno cambiato condizioni e dimensionamenti degli spazi esterni, imponendo anche a chi già disponeva di un dehors di confrontarsi con nuove regole. Per gli imprenditori che avevano investito sulla base della disciplina precedente, modificare strutture e allestimenti può significare affrontare nuovi costi. Anche questa è politica economica: cambiare una regola dopo che qualcuno ha investito sulla base di quella precedente significa dover considerare attentamente le conseguenze economiche della decisione.

È proprio qui che dovrebbe emergere la lungimiranza di un’amministrazione: non limitarsi a intervenire quando si manifesta un problema, ma costruire regole sufficientemente stabili, valutare prima i loro effetti e creare le condizioni perché cittadini e imprese possano programmare investimenti senza trovarsi continuamente davanti a nuovi costi.

L’abolizione del bollo propone una logica diversa: una riduzione strutturale di un costo sostenuto dal cittadino

Questo non significa che il problema delle compensazioni alle Regioni debba essere ignorato: sarà necessario verificare quanto riceverà effettivamente ogni Regione e se il mancato gettito sarà adeguatamente compensato. Ma il dibattito non può ridursi automaticamente all’equazione “meno entrate per la Regione uguale meno servizi”.

Esiste anche l’altra metà dell’equazione: quanto costa l’amministrazione, come vengono utilizzate le risorse, quali inefficienze possono essere corrette e soprattutto quali risultati vengono restituiti ai cittadini

Perché lasciare più denaro nelle tasche delle famiglie significa anche aumentare il reddito disponibile, che può essere destinato a consumi, risparmio o investimenti. L’effetto economico complessivo dipenderà naturalmente dall’entità del beneficio e da come verrà finanziato, ma il principio merita di essere discusso senza ridurlo alla consueta contrapposizione tra maggioranza e opposizione.

Ed è forse proprio questo il punto che dovrebbe precedere la polemica politica: prima di chiedere perché lo Stato rinunci a un’entrata regionale, sarebbe utile chiedersi come sono stati amministrati i soldi già prelevati ai cittadini

Quando documenti ufficiali mostrano una perdita sanitaria superiore a 250 milioni nel 2023 e la necessità, l’anno successivo, di reperire nuove risorse per riportare in equilibrio il sistema, il tema dell’efficienza amministrativa non può essere secondario.

La politica può certamente discutere le coperture dell’abolizione del bollo

Ma con la stessa attenzione dovrebbe spiegare ai cittadini dove finiscono le risorse che già versa, quali risultati producono e perché, in alcuni settori fondamentali, continuano a essere necessari interventi straordinari per mantenere i conti in equilibrio.

È da qui che dovrebbe partire una discussione seria sulla capacità di amministrare: non dalla difesa automatica di ogni entrata pubblica, ma dalla capacità di trasformare quelle entrate in servizi migliori, sviluppo e crescita.

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Tags: EUGENIO GIANIPRIMO PIANORegioneSANITÀTOSCANA
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