Il progetto, voluto dalla Comunità Ebraica di Firenze e dal Comune, ha avuto l’approvazione del Consiglio Comunale il 9 aprile scorso.

La prima posa è in programma alle 12.30 del 9 gennaio, in via del Gelsomino 29, alla presenza dell’artista tedesco Gunter Demnig che le ha ideate e create, del vicesindaco di Firenze Cristina Giachi e dei rappresentanti della Comunitá ebraica di Firenze.

Tra il 9 ed il 23 gennaio, in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, saranno posizionate altre 24 pietre in diverse strade sul marciapiede di fronte alle abitazioni dei deportati, oltre a via del Gelsomino (per ricordare Rodolfo e Noemi Levi, Rina e Amelia Procaccia, Alda e Angelo Sinigaglia), le pietre saranno apposte in piazza Donatello 15 (in memoria di Clotilde Levi) via Ghibellina 102 (per ricordare David Genazzani), e via del Proconsolo 6 (in memoria di Elena e Abramo Genazzani e Mario Melli Genazzani).

Da Firenze – ha ricordato il vicesindaco di Firenze Cristina Giachisono partite più di 300 persone che non hanno mai più fatto ritorno a casa. Numerose sono state le famiglie che ci hanno chiesto che la città custodisse la memoria dei loro cari. L’apposizione delle Pietre d’inciampo è il giusto traguardo, dopo un grande lavoro, per preservare il ricordo dei nostri concittadini. Le Pietre d’inciampo sono l’ulteriore dimostrazione di quanto Firenze tenga a coltivare la memoria. Sono i segni del passato che ricordano ferite rimaste aperte nelle comunità ebraica e cittadina e aiutano a stimolare in chi ci si ‘imbatte’ il ricordo della Shoà e di tutte le vittime della deportazione nei campi di sterminio nazisti”. 

Pietre d'inciampo per Firenze (foto comunita' ebraica)

Le creazioni dell’artista Gunther Demnig, le Stolpersteine,  sono ormai presenti in numerose città europee e ora anche a Firenze sará realizzato un vero e proprio percorso della memoria sulle tracce delle famiglie ebree arrestate e deportate nei campi di sterminio negli anni del secondo conflitto mondiale.

L’iniziativa, attuata in diversi paesi europei, consiste nell’incorporare, nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, dei blocchi in pietra ricoperti da una piastra di ottone incisa con i nomi delle vittime, posta sulla faccia superiore.