Nel caldi giorni che ci stanno portando alla conclusione di questo 2018 il governo Conte-Salvini-Di Maio si trova a fronteggiare una molteplicità di sfide politiche, ideologiche, e sociali che domineranno i lavori delle Camere nei primi mesi del 2019. La percezione ovvia, e visibile a tutti nonostante una certa par-condicio morale praticata nei media nazionali, è che le uniche diatribe politiche dell’ Italia post 4 Marzo sono inerenti a litigi interni al duopolio giallo/verde.

Le principali trasmissioni televisive continuano a promuovere un dibattito politico dove un membro a turno del ‘Governo del Cambiamento‘ si trova a fronteggiare un membro dell’  opposizione. Ma Quale?

A Destra abbiamo (oltre a FdI, de facto alleatosi con Salvini, che ci conferma la svolta della LEGA a Movimento Nazionale), ciò che resta dello sgretolato Partito di Silvio Berlusconi. Forza Italia è oramai un relitto colonizzato dagli ultimi fedelissimi che possono sperare solo di ‘tornare in gioco’ per fare da stampella alla LEGA in caso di nuove elezioni. Paradossalmente, la loro stessa esistenza dipende dal successo del Carroccio, mentre il successo di quest’ultimo rischia di risucchiare molti consensi alla compagine dei forzisti, portandoli a sparire o a tuffarsi nel gruppo misto nella speranza di un riciclo in un eventuale ‘mercato di riparazione‘ in caso di crisi. Comunque la si metta, insomma, è un attore che per ora avrà poco da dire nell’ Italia del domani.   

A Sinistra, invece, LEU si è sciolta con le stesso anonimato con cui fu creato. Un ‘Partito Poltergeist‘, che serviva solo a dare dignità ai dissidenti esodati del PD. Non ha funzionato.  

Il fenomeno forse più interessante, e forse più preoccupante dal punto di vista di una sana democrazia di coalizione, è lo stato comatoso del Partito Democratico. Del Partito a trazione Renziana, capace di sbaragliare il 40% alle Europee e presentarsi come potenziale candidato a divenire il ‘Partito della Nazione‘, è rimasto solo il lontano ricordo ed i gadget delle Leopolde; vero e proprio capolavoro del marketing politico.

Ma gli errori, le disattese, le scommesse perse, ed i plateali dietrofront misti ad una certa arroganza sono peccati che gli Italiani non hanno dimenticato, e tanto meno perdonato, al PD-governativo. O meglio, non lo ha dimenticato nessuno eccetto i potentati del PD. E’ comico, anzi tragicomico, assistere alla putrefazione interna di un partito il cui radicamento territoriale dovrebbe far intendere – ai suoi vertici – i motivi della débàcle elettorale. Ed invece….

In questi giorni abbiamo assistito all’ ennesima pugnalata alla spalle. A questo giro, le Idi di Marzo sono toccate al povero Marco Minniti, ennesimo ‘uomo nuovo’ ripescato dal vecchio PCI. Non è chiaro se, come dicono alcuni, dovesse essere sacrificato sull’ altare Renziano per legittimare la creazione di un nuovo soggetto politico, o se effettivamente il dietrofront di Renzi sia stato nel constatare che era una partita politica che la corrente dell ex-Premier non poteva portare a casa.

Correnti, appunto. La malattia cronica del PD e di tutti i suoi antenati.

Ciò detto, rimane il fatto che il PD, a 11 anni dalla sua nascita, è morto. E’ un partito che ha rottamato tutti, anche quelli nuovi, per il semplice obiettivo di imporre la linea dura di una correte nei confronti dell’ altra. Una lotta interna che ricorda tanto la DC. Ma il PD non è la DC (magari, direbbero alcuni!), e l’era della Politica 3.0 c’entra ben poco con la Guerra Fredda. 

In Conclusione, arriviamo al Populismo ed i Populisti (elettori). Per anni si è cercato di fare democrazia dal basso. Per anni, gli elettori sono stati presi in giro. Sbaglia il PD a denigrare chi vota LEGA e M5S tacciandoli con la solita ed errata supremazia morale quali promulgatori di ignoranza, xenofobia, ‘haters‘, ‘troll‘, irresponsabili, gente che si veste da vichingo o ecologisti che non tirano lo sciacquone. Si sbagliano.

Sbagliano sopratutto perché, se la matematica non è un opinione, di quella grande fetta di elettori che hanno creato il governo giallo/verde nelle urne affondando i due partiti che speravano di essersi garantiti il ritorno al potere con il Rosatellum, è composta con molta probabilità dagli stessi elettori delusi fuoriusciti da quel 40% Europeo e per cui erano stati tanto elogiati per aver aperto la strada al PD – Partito della Nazione

E’ impossibile prevedere, (e forse non lo sanno neanche loro) se il PD si scinderà, ma ciò che è chiaro è che a trionfare nelle assemblee del PD è l’italianissimo ‘Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.’ Ed intanto, l’ Italiano diventa populista.