PASSATA LA FESTA, GABBATO LO SANTO
Celebrare il Santo Patrono d’Italia è cosa buona, specie di questi tempi; farne però un santino progressista è cosa irrispettosa. Incuranti di ogni verità di fede e storia, i soliti retori di regime -dal Presidente della Repubblica a quello della CEI, per finire all’ex comico Benigni- hanno infatti profittato delle celebrazioni ufficiali per prendere in ostaggio Francesco e trasformarlo in un patetico antesignano delle politiche europeiste di accoglienza indiscriminata e di superamento delle nazionalità; ovviamente in nome di una fraternità assai malintesa.
Mattarella ha battuto, da par suo, la grancassa etica della generosa accoglienza dei migranti, raccogliendo l’applauso scontato di tutti coloro che su questa campano alla grande grazie al pubblico danaro
Mentre Zuppi ci ha addirittura presentato un Francesco sostanzialmente critico verso i nazionalismi. Ci sarebbe da ridere se non fosse che a farci piangere è pure intervenuto in televisione Benigni con le sue enfatiche banalità. Quella che doveva essere la glorificazione di una festività religiosa del calendario si è così ridotta ad una bolsa rappresentazione dal linguaggio untuoso, privo di autentico pathos e lontano anni luce dalla lingua spoglia e vibrante di Francesco. Una rappresentazione peraltro finalizzata ad una trita laicizzazione della figura di Francesco.
La cui grandezza e forza scandalosa sta nel denudamento materiale e spirituale, nella totale rinuncia al sé per abbandonarsi all’abbraccio del dio d’amore, facendosi da questi compenetrare interamente per volgere uno sguardo nuovo al creato
Al creato e alle creature: non alle cooperative (cattoliche o di sinistra) impegnate a gestire la cosiddetta accoglienza, e neppure all’Unione Europea intenta a cancellare le Nazioni d’Europa; né tantomeno agli spettacoli dopolavoristi (o parrocchiali, fate voi) dell’onnipresente Benigni, il quale ha ormai perso il dono della comicità: o perlomeno della comicità volontaria. Di lui ricordo un Sanremo che lo vide arrivare a cavallo con tanto di bandiera italiana per osannare «la Costituzione più bella del mondo». Salvo poi sostenere la controriforma costituzionale di Renzi. Ma, per carità, di chi parliamo!… Che c’entra questo circo politico-mediatico, caro a personaggi alla Cazzullo, con il Poverello di Assisi?
Francesco, santo per quella sua fede semplice ma assoluta in Cristo che ha sempre suscitato universale ammirazione e indiscusso rispetto, meriterebbe ben altra celebrazione, magari improntata a maggiore sobrietà
E la sua testimonianza d’amore andrebbe semmai ricordata e glorificata nel silenzioso raccoglimento delle nostre coscienze. Ricordiamocelo per l’avvenire.
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