Questa crisi politica si gioca su più tavoli, ce ne stiamo accorgendo ora dopo ora. In partite del genere fra i giocatori si fanno e si disfano accordi in modo rapido, si lavora alla luce del sole così come nell’oscurità: si fa coppia con Tizio perché l’immagine e l’appartenenza lo richiedono, ma si trama con Caio per obiettivi completamente differenti. Vediamo di capirci qualcosa.

L’innegabile manovra di Renzi – che propone il governicchio della ‘responsabilità’ – e il disperato tentativo di Berlusconi (di riemergere dal cronico caos di un partito disossato quale Forza Italia) in pura teoria dovrebbero essere operazioni fini a se stesse e comunque lineari: una nell’interesse del proprio partito, il PD, l’altra per cercare un’ancora di salvataggio nel vecchio porto del centrodestra che fu.

Invece sappiamo che Matteo ‘da Rignano’ lavora contro il suo partito, cioè per mettere in crisi la gestione Zingaretti: se l’affare con Grillo andrà in porto il partito realisticamente avrà un insuccesso alle prossime elezioni, con ricaduta negativa sull’attuale Segretario; se invece il futuro esito elettorale non fosse negativo Renzi potrebbe intestarsi la strategia vincente. Crediamo poco invece alla costruzione di un’altra forza politica da parte del senatore fiorentino, non ne ha lo spazio, la forza e – almeno per ora – le risorse economiche.

C’è tuttavia un ulteriore ponte che Renzi ha certamente ‘gettato’, in questa manovra ferragostana, in direzione del vecchio compagno di cordata Silvio Berlusconi. La voglia di accozzaglia, di minestra centrista riscaldata che possa rinverdire la triste stagione del patto del Nazareno, è fortissima da entrambe le parti: i due – come le rispettive forze politiche – restano due facce di una stessa medaglia e di un medesimo interesse, quel bisogno di accreditarsi come espressione dei gangli di potere nazionali e continentali, in modo da coprire l’intero arco costituzionale e marginalizzare tutti gli altri, in una pericolosa visione antidemocratica nella quale sia il ‘dio capitale finanziario’ a dominare, e le masse a recitare il ruolo di utili servitrici del sistema. 

Da Arcore chiaramente si lanciano segnali per ricostruire quel che resta del centrodestra (che con i vecchi equilibri oggi non esiste più), in modo da afferrare un salvagente e preservare una minima delegazione parlamentare, che all’apparenza non avrebbe altra speranza di sopravvivere a se stessa. C’è un però…

La crisi tra Berlusconi e Salvini, prima che politica, è umana: il leader della Lega non ha dimenticato i tanti sgarbi fatti dal Cavaliere, che come sappiamo mal digerisce il riflettore puntato su altri. A maggior ragione nella propria metà campo, in questo del tutto uguale a Renzi. Tra le tante situazioni sgradevoli primeggia quel gesto di conteggio che il presidente forzista fece al Quirinale accanto a Salvini, mentre quest’ultimo elencava le priorità di Lega, FI e FdI appena comunicate al Capo dello Stato. Salvini non appare vendicativo ed è più che realista in politica, ma difficilmente crediamo che abbia dimenticato quel momento di mancato gioco di squadra. La domanda si pone in maniera inevitabile: ci si può ancora fidare di Berlusconi?

Su questo fronte la Lega tentenna, con motivi di riflessione tendenzialmente fondati: l’uomo di Arcore vuole davvero andare alle urne? E, nel caso di un nuovo complicato accordo, quanti voti farebbe perdere e quanti guadagnare? E ancora, nell’evenienza di esito elettorale vittorioso di questo ipotetico rinnovato ‘vecchio centrodestra’, Forza Italia accetterebbe un ruolo come minimo fortemente secondario nella coalizione?

Renzi invece offre a Berlusconi la sopravvivenza attuale, tramite la prosecuzione della legislatura, e forse anche quella futura, se aderisse – contribuendo con quelle risorse economiche appunto attualmente mancanti – all’ipotetico sogno dei renziani di una forza politica diversa dal PD, centrista e buona per tutte le stagioni. Sogno certamente dei renziani, se sia anche concretamente del capocorrente non è dato sapere. Ma se ci fosse Silvio a finanziare…perché no?

Salvini dunque non può non rapportarsi a Berlusconi, se non altro per riconoscerne i reali intenti e scovare quello che appare l’ennesimo tentativo di creargli una trappola. Al tempo stesso ormai è consapevole di non potersi fidare degli spifferi che escono da Palazzo Grazioli, sempre tenendo a mente che Toti rimane l’ (ex) uomo di Forza Italia con cui il dialogo è più fitto e l’intesa più naturale.

Tutto sommato il suo alleato migliore resta Zingaretti, a sua volta all’apparenza intenzionato a tenere unito il partito ma in realtà consapevole della trappola di Renzi: dunque propenso a ridare la parola agli elettori piuttosto che logorarsi in alchimie di palazzo e intese quasi certamente fallimentari.

A ben vedere, le presunte coppie legittime Zingaretti-Renzi e Salvini-Berlusconi sono in realtà messe in discussione da un movimento centrifugo, che porta a sostituirle con le autentiche coppie di fatto Salvini-Zingaretti e Renzi-Berlusconi…all’orizzonte si staglia anche la trattativa fra Grillo e Renzi, il quale – se le tessere del mosaico andassero a incastrarsi – riuscirebbe diabolicamente a comporre un esercito con tanti generali e pochi soldati, oltre che con pochissimi ‘civili’ su cui contare quando il paese si troverà alla resa dei conti, alla prossima scadenza elettorale.

Nasce ad Erice nel 1977, vive dall'età di un anno a Firenze, dove ha compiuto studi classici e si è laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri", indirizzo storico-politico con tesi in Storia Moderna. Attivo da giovanissimo nell'associazionismo di servizio, lavora da anni nel campo delle assicurazioni; la vera passione è l'impegno politico/istituzionale, che dal 2004 in poi lo ha visto candidato in campagne elettorali dal livello amministrativo a quello politico. Ha svolto la funzione di Consigliere Circoscrizionale presso il Quartiere 2 di Firenze per 10 anni (2004-2014)