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Home Esteri

Lo schiaffo di Trump all’Europa. E se avesse ragione?

di Silvia Castellani
28 Gennaio 2026
In Esteri
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TRUMP
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​Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, ma l’eco delle sue parole rimbomba ancora ad una settimana nei palazzi della EU. Al vertice di Davos, Trump ha fatto irruzione con la delicatezza di un bulldozer in un negozio di cristalli. Il discorso di Tycoon al World Economic Forum del 2026 non è stato un semplice intervento politico, ma l’elogio funebre di un modello europeo che il Tycoon considera ormai al capolinea.

Mentre i leaders del Vecchio Continente balbettano di “autonomia strategica”, Trump ha servito sul vassoio d’argento una verità amara. L’Europa non è più il centro del mondo. E’ solo un museo a cielo aperto che non sa più come mantenersi.

Le parole pesano come macigni. Trump ha descritto un’Europa “non più riconoscibile”, distrutta da decenni di politiche migratorie incontrollate e da una burocrazia che soffoca ogni spirito vitale. “Amo l’Europa, ma non sta andando nella direzione giusta”, ha chiosato il Presidente USA, puntando il dito contro quelle che definisce “scelte stupide”.

​Il bersaglio principale? La politica energetica. Per Trump, il Green Deal europeo è semplicemente la “truffa verde”, un suicidio economico che ha consegnato il mercato delle pale eoliche alla Cina e ha lasciato le famiglie europee con bollette insostenibili. “Voi comprate mulini a vento dai cinesi e loro fanno fortune, mentre la vostra industria muore”, ha ringhiato dal podio, rivendicando invece il “miracolo economico americano” fatto di deregolamentazione e sfruttamento massiccio delle risorse fossili.

​Trump ha poi toccato il nervo scoperto della sicurezza. Ha ricordato ai leaders presenti che l’Europa è esistita e prosperata solo grazie allo scudo americano, arrivando a dire che senza gli Stati Uniti oggi nel continente “parlereste tutti tedesco o forse un po’ di giapponese”.

La Groenlandia

​La provocazione sulla Groenlandia, definita senza mezzi termini un “pezzo di ghiaccio necessario della protezione del Nord America”, è il simbolo di questo nuovo rapporto di forza. Trump chiede pegni territoriali o concessioni commerciali brutali in cambio della protezione NATO. Se l’Europa dice no, Washington ” se ne ricorderà”. Fine della diplomazia delle strette di mano e dei sorrisi di circostanza, è arrivato l’inizio dell’era dei contratti transazionali.
Al netto della retorica incendiaria, il discorso di Davos mette a nudo i fallimenti reali di Bruxelles.

È innegabile che l’Europa di oggi cresce a ritmi lumaca rispetto agli USA. Ma ancora peggio, esporta i suoi “lavori sporchi” altrove per darsi una ripulita ambientale, perdendo sovranità industriale. Una politica “moralista”, che di morale sta solo nella facciata, e che sta portando seri danni all’economia del vecchio continente. Infine l’Europa non riesce a gestire i propri confini, subendo migrazioni che Trump definisce “socialmente distruttive”.

​Il Tycoon ha servito la diagnosi. L’Europa è un malato che si ostina a curarsi con la stessa medicina che lo ha ridotto in fin di vita. E come non dargli torto? La domanda quindi e’ come cambiare passo. È evidente che lo scossone del Presidente americano deve fare riflettere i leaders europei. lI tempo del parassitismo europeo è finito. Trump non è disposto più a fare da scudo come in passato. L’Europa può continuare a offendersi per il tono “bullesco” del Presidente americano, ma in questa situazione non può più permetterselo. Il tempo della pazienza si è concluso. Bruxelles deve il coraggio di ammettere che la sua politica degli ultimi vent’anni è stata, oggettivamente, un fallimento. Il problema in questo caso non è Trump, in quello che dice purtroppo c’è molto di vero. Il problema sta nel Governo dell’EU, nel prendere atto del flop e di provvedere prima e più rapidamente possibile cambio di rotta.

 

 

Leggi anche: La manipolazione delle parole contro la Polizia

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Tags: EUROPAIN EVIDENZATRUMP
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