L’inflazione e il Medio Oriente fanno barcollare l’asse tra Trump e la classe operaia

L’inflazione e il Medio Oriente fanno barcollare l’asse tra Trump e la classe operaia

A partire dal 2016, Donald Trump ha conquistato ampie fasce di elettori della classe operaia e medio-bassa, portandoli verso il Partito Repubblicano.

Poi, 8 anni dopo, la maggioranza degli elettori senza laurea e di coloro che guadagnavano tra i 30.000 e i 100.000 dollari all’anno ha votato per lui e le contee con il più alto tasso di povertà si sono spostate nettamente più a destra.

Ma ora potrebbe essere in atto un riallineamento

Il sondaggio New York Times/Siena di questa settimana ha rilevato che quasi due terzi degli americani con un reddito inferiore a 50.000 dollari all’anno intendono votare per un candidato democratico alle prossime elezioni di metà mandato, mentre solo circa un terzo sostiene un candidato repubblicano.

Se questi numeri dovessero essere confermati quando gli elettori si recheranno effettivamente alle urne, potrebbero rappresentare un serio problema per il Presidente e il GOP.

Già ora, i sondaggi più accreditati danno i Democratici favoriti per la conquista della Camera dei Rappresentanti

Per quanto riguarda il Senato, quasi tutti gli indicatori dimostrano che i democratici potrebbero anche prendersi il Senato.

Difficile ma non impossibile.

Gli strateghi elettorali democratici stanno già pianificando di invertire il cosiddetto disallineamento degli elettori della classe operaia dalla sinistra, un legame che un tempo era dato per scontato ma che è stato spezzato dall’ascesa del populismo di destra.

Certo, la sfiducia della classe operaia nei confronti dei Democratici è profonda e non si rimarginerà facilmente

Dopo Bill Clinton, i democrats hanno abbandonato le loro tradizioni del New Deal e sono diventati uno strumento per le classi professionali e l’ala progressista del capitale: altezzosa, moralista, impegnata nella globalizzazione aziendale e in cause culturali esotiche.

La disillusione della classe operaia nei confronti di Trump potrebbe non tradursi in un sostegno duraturo per i Democratici, quanto piuttosto in un numero maggiore di elettori che restano a casa.

Ma anche questo, di per sé, sarebbe già abbastanza devastante per il Partito Repubblicano.

Le ragioni non sono difficili da intuire. Trump ha vinto con un programma basato sulla riduzione dei costi, inflazione bassa e sull’evitare coinvolgimenti prolungati all’estero

Ora il costo della benzina e’ oltre i 4 dollari e quello del diesel si aggira sopra i 6 dollari al gallone.

L’aumento dei prezzi del carburante si ripercuote sull’economia materiale, esercitando una pressione al rialzo sul costo di cibo, alloggi, trasporti, produzione, tempo libero e molto altro ancora.

Oltre ai sostenitori più accaniti del movimento MAGA, la coalizione di Trump includeva molti lavoratori, compresi elettori di colore, che appoggiavano il Presidente solo a determinate condizioni

La stretta di Trump sulle frontiere e il suo nazionalismo economico erano popolari tra gli americani meno abbienti, così come la sua opposizione alle politiche di diversità, DEI, e al “wokeismo”.

Ma non hanno votato per un altra guerra in Medio Oriente, e gli era stato esplicitamente garantito che non ne avrebbero avuta una se avesse vinto Donald Trump.

Lo stesso Presidente aveva definito la guerra in Iraq un “disastro” e si era ripetutamente scagliato contro i “migliaia di miliardi” sprecati nelle guerre per il cambio di regime successive all’11 settembre, fondi che, a suo dire, avrebbero potuto essere spesi per ospedali e strade in patria.

Quel messaggio è stato ripreso nel programma repubblicano per il 2024, che includeva “Pace in Europa e in Medio Oriente” tra i suoi punti cardine

Dal canto loro, importanti consiglieri di Trump, come Stephen Miller, avevano messo in guardia contro la “propensione di Kamala a scatenare nuove e sanguinose guerre in Medio Oriente”.

Promesse fatte, promesse non mantenute: il sostegno della classe operaia è andato perduto

E il GOP a novembre potrebbe andare in frantumi, e con esso anche la Presidenza di Donald Trump.

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