L’eterno fascino dell’Oriente. Tra Vivaldi, Borodin e Rimsky-Korsakov, un concerto di grande richiamo al Maggio.

Dirige il maestro russo Dmitry Sinkovski, che debutta a Firenze. In programma: Vivaldi, Borodin e Rimsky-Korsakov.

Un concerto dal profumo orientale quello che offre domani pomeriggio il Maggio Musicale Fiorentino; il favoloso “altrove” della bella principessa Shahrazād , con le sue storie con cui allontana un destino di morte grazie alla sua straordinaria capacità di affabulatrice;  la steppa russa del principe Igor con un incipit … tutto veneziano. Ma la capitale della Serenissima non è forse stata la porta d’Oriente?

E così sabato 23 maggio alle ore 18, sul podio della sala Mehta sale per la prima volta il maestro Dmitry Sinkovski nella duplice veste di direttore e di violino solista, alla guida dell’Orchestra e del coro del Maggio, preparato dal maestro Lorenzo Fratini.

Nato nel 1980, il maestro Sinkowsky si presenta come una personalità artistica davvero poliedrica: è infatti violinista, controtenore e direttore d’orchestra russo e specialista in musica antica e barocca (ma non solo). E il programma inizia proprio con Antonio Vivaldi e il suo concerto Concerto in re maggiore RV 562a “Per la solennità di San Lorenzo, per proseguire poi con due amatissimi classici della musica russa: le Danze polovesiane dal Principe Igor  di Aleksandr Borodin e la suite sinfonica op. 35 Shéhérazade,   di Nikolaj Rimsky-Korsakov.

Il Concerto in re maggiore per violino, due oboi, due corni, timpani archi e basso continuo RV 562a di Vivaldi rappresenta la seconda versione di un concerto precedente, RV 562, probabilmente composto dal ‘Prete rosso’ tra il 1710 e il 1717 e destinato alle celebrazioni veneziane della festa di San Lorenzo. La seconda versione risale invece al 1738 e fu eseguita ad Amsterdam in occasione del centenario del Teatro Schouwburg. Rispetto al concerto originario, quest’ultimo prevede un movimento lento diverso e l’aggiunta in organico dei timpani con funzione concertante insieme ai corni.

I due brani russi nacquero nell’ambito del gruppo dei cinque o Grande Mucchietto, come fu definito dal critico musicale Vladimir Stasov. Si formò intorno al 1856 per iniziativa di Milij Balakirev,  che si considerava per certi aspetti l’erede di Michail Ivanovič Glinka (1804-1857), il musicista che per primo cercò di superare gli stili “occidentali” per porre le basi di una scuola nazionale russa. Le sue opere Una vita per lo Zar (1836) e Russlan e Ludmila (1842,) basata su una fiaba di Aleksandr Puškin, sono considerate le prime pietre miliari del teatro musicale russo; ed è significativo che la prima sia a carattere storico-tragico e la seconda invece a carattere fantastico con influenze musicali orientali che avrebbero rappresentato un punto fermo proprio nella produzione dei Cinque.

Del gruppo fecero parte anche Borodin e Rimsky-Korsakov, insieme a quel genio assoluto e sfortunato che fu Modest Mussorgsky.  La cosa più singolare era che quasi tutti i cinque non erano musicisti “di professione”; Borodin era uno stimatissimo chimico, professore di chimica alla facoltà di medicina, che purtroppo si dedicava più alle provette che alle note, Rimsky studiò presso il collegio militare della flotta russa e fino al 1873 continuò a comporre pur restando ufficiale di marina (era nato nel 1844). S definiva un dilettante in fatto di musica, ma divenne nel 1871 insegnante di composizione e orchestrazione al conservatorio si S. Pietroburgo. Del gruppo era sicuramente il musicista più preparato da un punto di vista tecnico e divenne uno dei più brillanti orchestratori del suo tempo, come dimostra in pieno proprio Shahrazād.

“Per i miei amici la musica è la loro principale occupazione, il loro lavoro e lo scopo della loro vita. Per me è un riposo, un passatempo che mi distrae dalla mia attività scientifica principale, l’insegnamento. Io non seguo l’esempio di Cui. Io amo la mia professione e la mia scienza. (…)  Se da un lato io vorrei dedicarmi alla musica, dall’altro temo di farlo troppo assiduamente e di trascurare gli impegni scientifici.”[1] Se da un lato Borodin si dedicò alla musica con passione ed entusiasmo, dall’altro però non la considerò mai la sua attività principale e questo spiega perché la sua opera principale, Il principe Igor’, la sua unica opera lirica, ebbe una gestazione di quasi 18 anni ma alla sua morte avvenuta nel 1887 era ancora incompiuta. La vicenda è tratta da un poema epico anonimo risalente probabilmente al XII secolo, Il canto della schiera di Igor.  Le Danze polovesiane sono la pagina più nota dell’opera; totalmente orchestrata da Borodin, si trovano alla fine del secondo atto, quando il signore dei Tartari intrattiene con danze e canti il principe Igor che è caduto suo prigioniero. La pagina alterna immagini musicali di grande suggestione, dagli interventi ora nostalgici ora accesi del coro, alla danza sinuosa delle ragazze, alla foga selvaggia della danza dei guerrieri, fino alla conclusione maestosa in cui le danze si mescolano in un vortice di pura frenesia cinetica.

“Il sultano Shahriyār convinto che tutte le donne fossero false ed infedeli, giurò di mettere a morte tutte le sue mogli dopo la prima notte di nozze. Ma sua moglie Shahrazād si salvò, riuscendo ad intrattenere il suo signore con dei racconti affascinanti, raccontati in serie, per mille e una notte, cosicché il Sultano, preso dalla curiosità, procrastinava continuamente l’esecuzione della moglie, ed infine abbandonò del tutto il suo proposito. Di molte cose fantastiche gli raccontò Shahrazād, portando le parole di poeti e di canti, volando di fiaba in fiaba, e di racconto in racconto.” [2]

Lo stesso compositore scrisse questa breve introduzione programmatica alla sua suite che si compone di quattro quadri separati, ma collegati da temi comuni, e presentati come un caleidoscopio d’immagini favolose di carattere orientale. Al tema arabeggiante e sinuoso di Shéhérazade, alter ego della voce narrante della donna, è affidato il compito di collegare i quattro episodi che si susseguono dove le immagini variopinte e cangianti di quel mondo lontano sono esaltate da una tavolozza timbrica multicolore capace di creare intrecci sonori di grande fascino e suggestione. Gli episodi sono Il mare e la nave di Sinbad, il racconto del principe Kalender, Il giovane principe e la giovane principessa, Festa a Bagdad; il mare; il naufragio. Una fantasia di suoni e di colori davvero sinestetica, grazie alla lussuosa strumentazione e alla bellezza sinuosa dei temi, che non manca mai di sedurre l’ascoltatore.

La locandina:

ANTONIO VIVALDI

Concerto in re maggiore RV 562a Per la solennità di San Lorenzo

Allegro/Grave/Allegro

ALEKSANDR BORODIN

Il principe Igor, Danze polovesiane

NIKOLAJ RIMSKY-KORSAKOV

Shéhérazade, suite sinfonica op. 35

Il mare e la nave di Sinbad

(Largo e maestoso. Lento. Allegro ma non troppo)

Il racconto del principe Kalender

(Lento. Andantino. Allegro molto)

Il giovane principe e la principessa

(Andantino quasi Allegretto)

Festa a Bagdad.

La nave si infrange contro uno scoglio. Conclusione

(Allegro molto. Lento. Vivo. Allegro non troppo, Maestoso)

 

Direttore e violino Dmitry Sinkovski

 Maestro del Coro Lorenzo Fratini

_Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

 

 

[1] L. Pestalozza, La Scuola nazionale russa, Milano, Ricordi, 1958, p. 208.

[2] Fonte: https://musicaescuola.wordpress.com/2021/04/19/scheherazade-op-35-di-nikolaj-rimskij-korsakov/

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