La nomina di Scaramelli, a Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Toscana porta una firma politica ben precisa: quella del Presidente Eugenio Giani.

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La nomina di Scaramelli, a Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Toscana porta una firma politica ben precisa: quella del Presidente Eugenio Giani.

Ed è proprio qui il punto.
Perché quando si tratta di incarichi così delicati, non bastano le maggioranze, non bastano gli equilibri interni, non bastano le logiche di partito.

Serve qualcosa di più: serve rispetto per le istituzioni e per il ruolo che si va ad assegnare

Il Presidente Giani aveva l’occasione di dimostrare autonomia, senso delle istituzioni e attenzione reale verso i diritti dei minori. Ha scelto invece la strada più prevedibile: quella della politica che si autoalimenta, che si chiude su sé stessa, che distribuisce incarichi invece di tutelare davvero i cittadini.

Ha respinto le critiche come “populiste” e sostenuto che per il Garante serva una figura con “sensibilità politica” capace di attivare relazioni e affrontare temi complessi

Una visione che segna uno spartiacque, perché ridefinisce il profilo stesso del Garante: non più figura tecnica e indipendente, ma soggetto con una chiara legittimazione politica.

Il risultato è una nomina che appare debole, divisiva e profondamente inopportuna, costellata di critiche che arrivano non solo dall’opposizione ma anche dalla società civile che chiedeva una figura basata sul merito e sulla competenza, che, per un incarico così delicato e specifico, non si acquisisce con l’aver ricoperto un incarico politico

Quando anche il Garante dell’infanzia diventa terreno di gestione politica, significa che si è perso il senso del limite, che si è indebolito l’istituzione e minato la fiducia dei cittadini.

La nomina di Scaramelli apre un confronto politico e culturale su cosa oggi rappresentino le istituzioni di garanzia e su quanto oggi il centrosinistra toscano sia ancora in grado di distinguere tra governo e gestione del potere

I diritti dei bambini non sono poltrone: o si difendono davvero, o si tradiscono.

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