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Home Firenze

IL SILENZIO CHE ASSORDA

di Simone Margheri
30 Aprile 2026
In Firenze
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IL SILENZIO CHE ASSORDA
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IL SILENZIO CHE ASSORDA

Firenze, la stampa locale e il caso Ferraro: quando l’informazione sceglie cosa non dirvi

C’è un tipo di censura che non lascia tracce. Non taglia parole, non oscura siti, non intima redazioni. Si limita a non fare nulla. A guardare dall’altra parte, a cambiare pagina, a riempire lo spazio con altra roba — le classifiche di calcio, il meteo del weekend, l’inaugurazione di una piazza. È il silenzio per omissione, e in una città come Firenze, in questi giorni, ha un odore molto preciso

I fatti sono noti — almeno per chi li ha cercati, visto che nessuno si è premunito di raccontarli nei modi e nei tempi dovuti. Il 25 aprile, in piazza Magrini a Peretola, il presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro, ha dichiarato in pubblico, con tono tra il serio e lo scherzoso: «Poi se ci si mette d’accordo una sera si va a fare qualcosa».

Le opposizioni — da Fratelli d’Italia alla Lista Schmidt, dalla Lega a Forza Italia — non hanno esitato a definirlo una forma di istigazione, chiedendone le dimissioni immediate

Non è una polemica di quartiere. Non è una scaramuccia di cortile. Futuro Nazionale ha annunciato la presentazione di un esposto formale al Questore di Firenze, mentre il deputato Edoardo Ziello ha fatto sapere che presenterà un’interrogazione parlamentare per portare il caso davanti alle sedi istituzionali competenti.

Il caso, insomma, è arrivato fino a Roma. Ha valicato i confini municipali, ha assunto una dimensione nazionale. Eppure i principali organi di stampa locali hanno preferito il silenzio — o al più qualche trafiletto, quella forma educata di notizia che dice tutto senza dire nulla

I consiglieri comunali dei gruppi Fratelli d’Italia, Lista Schmidt, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, insieme ai gruppi consiliari dei Quartieri, in una nota congiunta hanno definito le parole di Ferraro «un’esplicita istigazione ad azioni ostili e potenzialmente violente», aggiungendo che «la permanenza di Ferraro nel suo incarico risulta ormai insostenibile».

Un fronte compatto, trasversale, di tutta l’opposizione cittadina. Il tipo di fatto che, in qualunque città europea degna di questo nome, occuperebbe le prime pagine dei giornali locali per giorni.

La sindaca Sara Funaro, avvicinata da un esponente di Futuro Nazionale nel pieno della polemica, ha risposto secca: «Ferraro è un buon presidente». Tre parole. Un sigillo. Una chiusura del caso che suona quasi come un invito ai cronisti a non disturbare. E i cronisti, in buona parte, hanno raccolto l’invito

Ferraro, dal canto suo, ha liquidato il tutto come «il niente condito dal nulla», dichiarando di fare difficoltà a giustificarsi per una cosa che, a suo dire, non esiste. Peccato che la cosa esista eccome — esiste in un video, con un suono, con una platea, con un microfono davanti. Ma tant’è: nell’ecosistema dell’informazione fiorentina, certi video circolano e certi altri no. Certe dichiarazioni fanno notizia e certe altre diventano, appunto, il niente condito dal nulla.

Il capogruppo di Noi Moderati in Consiglio comunale, Luca Santarelli, ha posto una domanda scomoda e precisa: o la sindaca non concorda con i messaggi di Ferraro e ne chiede le dimissioni, oppure lo ritiene davvero un ottimo presidente — nel qual caso, ha detto, «sarebbe indegna di essere il primo cittadino di Firenze»

Una domanda che i giornali locali avrebbero dovuto girare con forza, da subito, fino ad ottenere risposta. Non risulta che lo abbiano fatto per ora e gia domani saranno in colpevoleritardo.

Il punto non è ideologico. Non si tratta di stabilire chi ha ragione nel merito della vicenda — se Ferraro abbia davvero istigato qualcosa o semplicemente si sia espresso maldestramente, come sostiene.

Questo è esattamente il tipo di valutazione che spetta all’informazione fare, riportando i fatti, le dichiarazioni, le reazioni, lasciando al lettore gli strumenti per giudicare

È il mestiere. Il problema è che il mestiere, in questo caso, non è stato fatto.

Il filo rosso che attraversa tutta la vicenda è uno solo: evitare di guardare in faccia il problema e spostare sempre altrove la responsabilità. Ma quando i giornali seguono questo stesso filo — quando anche l’informazione si occupa d’altro, sceglie di non vedere, decide che la notizia non è abbastanza notizia — il problema non è più solo politico. È democratico

Una città come Firenze, medaglia d’oro della Resistenza, merita una stampa che resista. Che resista alle convenienze, alle amicizie, alle pressioni implicite che regolano il rapporto tra potere e informazione in ogni municipalità italiana.

Quando la politica smette di confrontarsi sulle idee e i rappresentanti delle istituzioni dismettono la veste di garanti per indossare quella di capipopolo, il confine tra democrazia e scontro radicale si fa drammaticamente sottile

E quando l’informazione decide di non raccontarlo, quel confine svanisce del tutto.

L’interrogazione parlamentare di Ziello porterà il caso davanti alle istituzioni nazionali. Sarebbe auspicabile — e questo sì varrebbe la pena chiedere a chi la presenterà — che nei suoi atti venisse citato anche il silenzio della stampa locale. Non come corredo, ma come parte integrante del problema. Perché un presidente di quartiere che invita i cittadini a «mettersi d’accordo una sera» fa notizia solo se qualcuno la scrive. E se nessuno la scrive, quella sera rischia di arrivare davvero

Infine, ci chiediamo se Ferrero avrebbe detto a parti invertite che si tratta del nulla condito dal niente.

*Una nota per il lettore: questa vicenda è stata seguita pressoché in solitudine da* La Firenze che Vorrei. *Il che dice molto sulla testata. E ancora di più sul resto.*

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