Sono 25 anni che Berlusconi è protagonista della vita politica italiana, quando più, quando come oggi, meno. Le capacità del manipolatore restano, comunque.

Non è un uomo che pensa a tornare a governare, non ha più il piglio dell’uomo di Stato che non scende a compromessi come quindici anni fa. E’ basandosi su queste premesse che dobbiamo valutare la sua ultima mossa:

Non si tratta di fondare un nuovo partito, ma di creare una federazione fra soggetti che pensano a un nuovo centro moderato ma innovativo, alternativo alla sinistra, in prospettiva alleato ma non subordinato alle altre forze del centrodestra”, ha dichiarato Silvio presentando Altra Italia; il suo nuovo progetto politico.

Una federazione, un rassemblement, un fronte articolato?
I moderati però non fanno fronte, non si mettono in lotta armi in pugno. A meno che non ravvedano un grande nemico comune da combattere, come negli anni Novanta con il Comunismo. Oggi ridotto a memoria storica.

Il nuovo soggetto politico, per funzionare, deve avere un nemico comune da combattere, e questo Berlusconi lo sa bene.

A chi è rivolto l’appello? Chi è il nemico comune da combattere?

La risposta alla prima domanda è: ai moderati. Coloro che siedono al centro dell’emiciclo parlamentare e che hanno l’attitudine a cambiare tutto per non cambiare nulla, mantenendo invariati gli equilibri di potere. Quell’Italia che Berlusconi definisce responsabile, seria, costruttiva (tradotto dal politichese: fatta di gente che vuole rimanere ad amministrare i posti chiave).

La risposta alla seconda domanda è: Matteo Salvini. Il vero pericolo per chi non vuole cambiamenti incisivi in questo paese, se non altro per il fatto che è il leader indiscusso di un partito – che per la maggior parte dei sondaggi è ormai vicinissimo a quel 40%, quindi in grado di governare con un piccolo alleato.

Dunque ecco l’appello ad un fronte unitario da parte del vecchio volpone di Arcore. Per Berlusconi è sempre meglio essere tra i registi di governi deboli, piuttosto che dover obbedire ad un leader forte, legittimato dal voto di milioni di italiani. Sempre che non sia lui quel leader, resta inteso.
La seconda ipotesi è utopica, allora vada per la prima.