Se ne è reso conto anche lui, ma le sue parole, oltre che poco pubblicizzate paiono cadute nel vuoto. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo al vertice del gruppo Arraiolos che si sta svolgendo ad Atene, si è detto molto preoccupato della ondata migratoria che sta investendo il nostro paese.

Serve una gestione sostenibile ma comune del fenomeno e non la rimozione, il tirarsene fuori”
Un monito evidentemente rivolto alla Unione Europea ed ai suoi Stati membri che stanno ancora una volta lasciando sola l’Italia a fronteggiare un’emergenza che pare non avere fine.
Soprattutto dal momento dell’insediamento del nuovo governo rosso giallo che ha di fatto riaperto i porti ad ogni imbarcazione voglia raggiungere il nostro paese.
Ma le nostre coste non sono solo italiane, sono l’avanguardia dell’Europa, e come tale l’Europa deve farsi carico del problema.
Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando ad Atene. “Il fenomeno – ha aggiunto – va affrontato per governarlo altrimenti travolgerà qualunque equilibrio nel nostro continente. L’ignobile traffico di essere umani, per le nostre coscienze, è un costante rimprovero”. “Senza un’assunzione complessiva nessuno potrà risolverlo ma tutti ne avremo conseguenze negative”, ha detto ancora Mattarella al vertice Arraiolos.
“La solidarietà è il valore fondante dell’Unione europea, è il motivo che ha fatto nascere l’Unione 70 anni fa. L’alternativa alla solidarietà rischia di essere ciò che è successo alla sinagoga di Halle. Perchè la Ue non è un comitato di interesse, come la Brexit ci sta dimostrando”. Il capo dello Stato ha poi ribadito l’urgenza di andare avanti sull’Unione economica e finanziaria: “L’integrazione finanziaria è sempre stato un terreno impervio per la Ue. Siamo in un cantiere aperto e la sua architettura ha bisogno di essere completata, sia in zona Euro che non Euro. La Ue ha bisogno di quel livello di ambizione, ha bisogno di disporre di una completa cassetta degli attrezzi di fronte alle tensioni commerciali e a una congiuntura negativa. Spero che il nuovo ciclo istituzionale dell’Unione rafforzi la dimensione sociale dell’Europa. Solo così – ha concluso – si potrà recuperare in maniera massiccia il consenso dei cittadini”.
Per Mattarella ”è un dovere morale salvare vite umane, stroncando il traffico di esseri umani”.
Il Presidente ha poi affrontato il nodo dell’accordo di Malta, sottolineando che la politica dei flussi deve essere condivisa a livello comunitario “per questo occorre una gestione comune che trovi un punto di incontro comunitario”.
E in tal senso “l’attribuzione alla Ue del tema dei rimpatri, una ripartizione degli arrivi, la creazione di canali legali di accesso per gestire in modo sostenibile il fenomeno scoraggiando i trafficanti di esser umani”. “Senza una assunzione complessiva della gestione di queste politiche nessuno potrà risolvere il problema ma tutti ne avremo conseguenze negative.”

La posizione del Ministro degli Interni

Dal canto suo, il ministro degli Interni Luciana Lamorgese non pare recepire la forza del monito del Capo dello Stato, ma ha dovuto giocoforza ammettere il fallimento dell’accordo di Malta che prevedeva la ridistibuzione dei migranti. L’approccio unitario, condiviso e solidale è alla base del Patto di Malta a cui hanno aderito Italia, Malta, Francia, Germania,  Irlanda, Lussemburgo e Portogallo.

Si tratta di troppi pochi paesi però, tanto che il rischio è che tale patto salti ancora prima dei mesi di sperimentazione.

Il ministro ne è ormai consapevole ed ha dichiarato “La Ue ci aiuti con i profughi” “L’intensificazione dei flussi migratori richiede un approccio europeo solidale: gli Stati più esposti non vanno lasciati soli”.
È l’appello che il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha rivolto alle istituzioni comunitarie dalle colonne del Corriere della Sera.

Parole al vento.

Quasi una supplica, rivolgendosi con il cappello in mano a chi da anni ci sbatte la porta in faccia, grazie ad accordi capestro accettati sempre dal Pd come l’accordo di Dublino, che di fatto rende responsabili dei migranti i paesi di primo approdo che hanno l’obbligo di procedere al loro riconoscimento. In pratica il via libera a riportare sempre in Italia i migranti non desiderati dagli altri Stati membri e firmatari.

Eppure sino a qualche giorno fa Lamorgese e gli esponenti del Pd e del Movimento 5 Stelle si erano gonfiati il petto parlando dell’accordo di Malta per la redistribuzione dei migranti, come della soluzione definitiva al problema dell’immigrazione clandestina, che neppure Matteo Salvini e la sua politica di porti chiusi aveva arginato
Ma degli Stati firmatari solo tre si sono in seguito dichiarati disponibili ad accettare i migranti, e comunque solo quelli riconosciuti nello status di rifugiato, circa il 5% di coloro che giungono nel nostro paese. La non vincolativita’ dell’accordo maltese aveva fatto il resto.
Ad aggravare il tutto lo scoppio della crisi siriana, con il presidente turco Erdogan a minacciare l’invio in Europa di 3,6 milioni di profughi.
L’intensificazione dei flussi migratori che stanno mettendo in crisi i Paesi della frontiera orientale – afferma Lamorgese – richiede un approccio europeo solidale: non possono essere lasciati soli gli Stati più esposti”.
Per Lamorgese l’impegno dell’Italia è stato “eccezionale“, ma non basta: serve un “nuovo patto di solidarietà europeo che porti ad un sistema di gestione più equo e bilanciato; un percorso complesso, ne sono consapevole, che auspico possa vedere progressivamente coinvolti il maggior numero possibile di partner europei”.
Pur vedendosi costretta dalle statistiche adover ammettere che “A settembre si è registrato un aumento, ma stiamo risentendo del particolare momento politico che sta attraversando la Tunisia”, ha dimostrato di non aver imparato la lezione.

Lamorgese si è detta disponibile ad aprire un dialogo con le Ong.
“Vorrei avviare un confronto. Sono organizzazioni impegnate in operazioni di soccorso in mare, partendo dal codice di condotta già sottoscritto al Viminale”.

Il modo giusto per farsi travolgere.