Esistono i servizi deviati? “Ma deviati da chi? Da che cosa? Esistono i servizi. Tutto il resto è una cazzata giornalistica”. E i misteri di Stato? “Ma al massimo ci sono i segreti di Stato”. Che differenza fa? “Una cosa segreta non è un mistero. Perché qualcuno che sa alla fine c’è sempre. Soprattutto se il presidente del Consiglio in carica era Giulio Andreotti o Francesco Cossiga”.

Parla a ruota libera Francesco Pazienza, una vita nei servizi segreti, indicato come il capo del “Supersismi”, coinvolto in numerose vicende giudiziarie: dal crac Ambrosiano al depistaggio sulla strage di Bologna.
Raggiunto nel suo buen retiro di Lerici, in Liguria, dove è tornato ad abitare dal 2007, quando lo hanno rilasciato per l’ultima volta, dopo 12 anni di carcere, nel suo lungo racconto spazia dalle trame di casa nostra ai grandi intrighi internazionali.

Pazienza continua a professarsi innocente per i reati che gli sono stati contestati. La strage di Bologna? “Io il 2 agosto 1980 ero a New York. Mambro e Fioravanti (i due terroristi dei Nar condannati in via definitiva, ndr)? Puoi dare un incarico sporco a dei ragazzotti, ma il giorno dopo devi eliminarli. Questi sono ancora vivi”, dice l’ex 007. E comunque, sostiene, “Bologna non l’hanno fatta i servizi, al mio amico Cossiga una volta gli scappò: era un transito”. Sarebbe? “Una bomba esplosa per sbaglio. Io volevo dirlo ai giudici dell’ultimo processo, ma non mi hanno voluto sentire”.
Chissà come è andata veramente. Di sicuro c’è solo che la vita di Frank Pazienza, per come la racconta lui, è molto simile a un film: una di quelle pellicole di spie, spregiudicate missioni segrete e colpevoli che alla fine la fanno sempre franca. La cena con il re dei narcotrafficanti Pablo Escobar (“Mi propose di lavorare con loro, rifiutai”). E poi l’amicizia con Manuel Noriega, l’ex dittatore di Panama di cui ricorda ancora il numero di telefono diretto, l’escort più costosa di Parigi scovata per l’ammiraglio Eduardo Massera, piduista e membro della sanguinaria giunta militare argentina, fino al “Billygate” orchestrato con Mike Ledeen per incastrare il fratello del presidente Usa Jimmy Carter e azzopparlo nella corsa presidenziale vinta poi, nel 1980, da Ronald Reagan.

Fonte: Fqmillenium

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