Il dolore calpestato: distrutta la foto di Pamela Mastropietro nel luogo della memoria
Riceviamo e pubblichiamo il testo di Alessandra Verni Madre di Pamela Mastropietro
Ancora una volta mi trovo costretta a denunciare l’ennesimo sgarbo e atto vandalico ai danni del luogo di memoria dedicato a mia figlia Pamela. È stata asportata e distrutta la sua foto.
Chi ha compiuto questo gesto non ha agito d’impulso: la cornice era fissa e assicurata con una catena in metallo
Questo significa che chi è arrivato sul posto era ben attrezzato con strumenti idonei a tagliarla o forzarla. Si è trattato di un’azione mirata e premeditata.
Tutto ciò accade a poche settimane di distanza da una risposta ufficiale che ho ricevuto dalle istituzioni territoriali competenti. Nelle carte protocollate a luglio 2026 mi è stato scritto testualmente che “non risulta che il sito sia interessato da una situazione di frequente o sistematica vandalizzazione”, che l’area si presenta “decorosa e priva di evidenze riconducibili a reiterati episodi di vandalismo” e che pertanto “non sono emersi elementi tali da far ritenere necessario un intervento specifico di videosorveglianza dedicata”.
Oggi i fatti e la realtà smentiscono categoricamente quanto affermato su quei fogli.
A questo punto la domanda sorge spontanea: chi ne risponde adesso di tutto questo?
Chi ne risponde moralmente, per aver liquidato la questione su carta mentre sul campo la memoria di mia figlia viene continuamente violata?
Chi ne risponde istituzionalmente, visto che ci si rifiuta di installare telecamere di sicurezza ritenendo che vada tutto bene?
Come dovrei interpretare quest’ennesimo episodio se non come un ennesimo schiaffo alla storia di Pamela e al rispetto che si deve a una vittima?
Negare il degrado e respingere la richiesta di videosorveglianza non risolve i problemi. Servono fatti, servono controlli veri e serve rispetto.
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