Il crepuscolo dell’ordine guidato dagli Stati Uniti
La vera domanda che dovremmo farci è se l’America possieda ancora la pazienza politica e la disciplina strategica necessarie per sostenere l’ordine globale costruito dopo il 1945.
Sorgono interrogativi sulla volontà politica degli Stati Uniti di battersi per la sicurezza delle rotte marittime
Con poche notevoli eccezioni, l’America, con Israele come suo alleato, ha agito per 60 anni come principale garante della non proliferazione nucleare globale.
Abbandonerà questo ruolo questa volta in cambio delle promesse iraniane?
L’Ucraina è diventata un esempio di deriva strategica in atto, con Washington che oscilla tra impegni sufficientemente onerosi da prolungare la guerra, ma insufficienti a determinarne l’esito.
Iraq, Afghanistan e ora forse Iran hanno posto fine al probabile futuro utilizzo del grosso bastone smussato della diplomazia coercitiva che gli Stati Uniti potrebbero brandire contro i regimi canaglia del mondo
Non si tratta più di strategia geopolitica.
Si tratta di improvvisazione.
Gli Stati Uniti possono ancora intervenire con violenza, in Libia o in Venezuela, ad esempio, con conseguenze limitate, ma la convinzione quasi religiosa post-11 settembre, secondo cui la superiorità militare americana avrebbe potuto eliminare rapidamente le minacce prima che si concretizzassero, è ormai indebolita.
In Iran, Washington dimostra ancora una volta una potenza di fuoco schiacciante, ma fatica a raggiungere una soluzione politica in linea con gli obiettivi americani
Se la conclusione della guerra con l’Iran dovesse segnare un ritorno allo status quo, metterebbe ulteriormente in luce i limiti del potere americano, limiti che si stanno delineando da diversi decenni.
Cosa ancora più importante, con le domande di cui sopra che si pongono nelle capitali di tutto il mondo, ci lascia con il timore di vivere la fase finale di un sistema postbellico.
Si tratta di una situazione subdola e potenzialmente pericolosa: il silenzioso arretramento di un ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti, senza la garanzia di un suo successore
Io lo chiamo caos, ed è nel caos che gli Stati compiono i calcoli più pericolosi.
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