Equilibri cromatici

Equilibri cromatici

Materia, luce e trasparenza nella pittura di Anna Francesca Gutris

Entrare nello spazio espositivo di CELLA art&communication, affacciato sul porto di Santa Margherita Ligure, significa fare i conti immediatamente con una dimensione di intimità curatoriale. Trenta metri quadrati appena, ricavati negli ambienti dell’Hotel Laurin in corso Marconi, bastano tuttavia a restituire l’idea di un luogo pensato non per la spettacolarizzazione dell’opera, ma per il dialogo ravvicinato tra chi guarda e chi dipinge. È in questo perimetro raccolto, dove la luce del Tigullio filtra obliqua dalle vetrine e rimbalza sulle superfici pittoriche, che si consuma l’attuale personale di Anna Francesca Gutris, dal titolo emblematico di “Equilibri cromatici”.

La galleria, fondata e curata da Barbara Cella, persegue da tempo una filosofia espositiva coerente: dare voce e visibilità ad artisti che lavorano sul crinale tra tradizione tecnica e sperimentazione contemporanea, offrendo loro una vetrina in un contesto turistico di grande transito, dove il passaparola diventa strumento critico tanto quanto la recensione specialistica. In questa cornice, la mostra di Anna Francesca Gutris si configura come un caso esemplare della linea curatoriale della galleria: un lavoro pittorico solido, di lunga formazione accademica, che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di progressiva liberazione dal dato figurativo

Una biografia tra progettazione e pittura

Milanese di nascita e di formazione, Anna Francesca Gutris si diploma nel 1980 all’Accademia di Arti Applicate di Milano, ottenendo la medaglia d’argento di merito per il lavoro di tesi. È un dettaglio biografico che non va letto come semplice nota curriculare: la sua origine nel campo del design e della progettazione grafica – attività che l’ha vista firmare marchi e loghi aziendali, fino a un clamoroso piazzamento nel concorso per la mascotte ufficiale dei Mondiali di calcio Italia ’90 – lascia una traccia evidente nella struttura compositiva delle sue opere più recenti. Vi si avverte, cioè, un controllo dell’impianto geometrico e della campitura cromatica che è tipico di chi ha attraversato la disciplina del segno prima di approdare a quella della materia pittorica pura. Formatasi successivamente presso la Bottega delle Arti dei maestri Maiotti e Lissoni, e oggi socia della storica Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Gutris porta in mostra un corpus che rappresenta al contempo la sintesi e il superamento di questo lungo percorso.

Il doppio registro: figurazione e astrazione

“Equilibri cromatici” si sviluppa lungo un percorso volutamente bipolare, che la stessa artista rivendica come cifra concettuale della mostra. Da un lato le opere figurative: nature morte di frutta, composizioni floreali, scorci di paesaggio che parlano un linguaggio immediato, quasi domestico nella scelta dei soggetti, ma tutt’altro che convenzionale nella resa.

I limoni, i fiori, i frutti che popolano queste tele non sono mai trattati con l’algida precisione dell’iperrealismo, bensì costruiti per accumulo materico: la pennellata cede il passo alla spatola, che deposita il colore in strati densi, quasi scultorei, capaci di catturare la luce reale della sala e restituirla come luce propria del dipinto

È una scelta tecnica – la sovrapposizione di olio ed encausto, l’antica tecnica a cera calda già cara alla pittura ellenistica – che produce una superficie viva, mai statica, in costante variazione a seconda del punto di osservazione e dell’ora del giorno.

Dall’altro lato del percorso, le opere astratte segnano il momento di massima libertà della ricerca di Gutris. Qui il dato reale viene sciolto in campiture pure, in accostamenti cromatici che si costruiscono per contrasto e risonanza più che per narrazione

È soprattutto in questo secondo registro che l’artista introduce l’elemento più innovativo della mostra: il ricorso al plexiglass come supporto pittorico. Sulla superficie fredda, trasparente e industriale della plastica acrilica, Gutris fa convivere il gesso, la morbidezza materica dell’olio e la preziosità della foglia oro e argento, generando un cortocircuito percettivo tra l’artificialità del supporto e il calore quasi orafo della lavorazione. Il risultato è un oggetto pittorico che non nasconde la propria trasparenza ma la mette al lavoro: la luce non si limita a colpire la superficie, la attraversa, restituendo un effetto di profondità e di vibrazione che la tela tradizionale non potrebbe offrire.

Materia, luce, artigianalità

Ciò che colpisce, muovendosi tra le pareti della galleria, è la coerenza con cui questi due linguaggi – la figurazione calda e materica, l’astrazione fredda e trasparente – finiscono per dialogare invece che contraddirsi. Il filo conduttore è la luce, intesa non come effetto ottico accessorio ma come vero soggetto della ricerca pittorica: luce che si deposita negli spessori dell’impasto a olio, luce che si rifrange nella foglia metallica, luce che attraversa il plexiglass rivelandone la trama sottostante. In questo senso la pittura di Gutris si iscrive in una tradizione ligure di lunga data – quella del paesaggio costiero, della vibrazione atmosferica sul mare – pur allontanandosene per approdare a un vocabolario più intimo e materico, dove la spatola diventa strumento di una vera e propria scultura in superficie.

Non meno rilevante, sul piano critico, è la scelta di affiancare alla pittura un’attenzione quasi orafa per i materiali preziosi.

L’uso della foglia oro e argento, lungi dal risultare decorativo o citazionista, si integra nella grana pittorica come elemento strutturale: accende punti di luce che orientano lo sguardo, scandiscono il ritmo compositivo, e instaurano un dialogo silenzioso con la grande tradizione della pittura sacra italiana, dove il fondo oro non descriveva uno spazio reale ma un valore assoluto

Nelle opere di Gutris questo retaggio viene laicizzato, trasferito dal simbolo religioso alla sostanza stessa del colore.

Lo spazio della galleria come cornice critica

Va sottolineato, infine, come lo spazio espositivo di CELLA art&communication contribuisca in modo non secondario alla lettura dell’opera. La prossimità fisica imposta dalle dimensioni contenute della sala costringe lo spettatore a un rapporto ravvicinato con la superficie pittorica, a un tempo di osservazione lento, quasi tattile, che è probabilmente l’unico regime percettivo davvero adeguato a una pittura costruita sullo spessore della materia. Qui l’allestimento non compete con l’opera, la sala non impone una propria retorica museale: l’opera resta protagonista, illuminata dalla luce naturale che filtra dal porto e che, quasi per una coincidenza felice, ripropone in scala reale lo stesso principio di riflessione e trasparenza che anima le tele e i plexiglass di Gutris.

In sintesi

“Equilibri cromatici” non è soltanto il titolo di una mostra, ma la sintesi di un metodo: la ricerca di un punto di tenuta tra opposti – figurazione e astrazione, materia densa e superficie trasparente, tradizione tecnica e sperimentazione dei supporti – che Anna Francesca Gutris persegue con la disciplina di chi proviene dal progetto e la libertà di chi, dal progetto, ha imparato infine a discostarsi. Una mostra che merita la visita non solo per la qualità tecnica delle singole opere, ma per la coerenza con cui l’intero percorso viene costruito, in un dialogo serrato tra pittura e spazio.

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