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SARZANA, MUSEO A CIELO APERTO

di Jacqueline Facconti
14 Agosto 2026
In Cultura
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SARZANA, MUSEO A CIELO APERTO
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SARZANA, MUSEO A CIELO APERTO

Le sculture monumentali di Jiménez Deredia tornano nella città che ne accolse gli esordi

«La culla di un artista» — dal 5 agosto al 31 ottobre 2026, un itinerario tra piazze e palazzi del centro storico

Una delle sculture in marmo bianco di Jiménez Deredia si staglia contro le facciate ocra e rosa del centro storico di Sarzana.

Basta imboccare una delle vie acciottolate del centro storico di Sarzana per imbattersi in una figura bianca o nera, raccolta su se stessa come un seme in attesa di germogliare, che spunta all’angolo di una piazza o davanti ad una cattedrale. Non sono apparizioni casuali: sono le sculture monumentali di Jorge Jiménez Deredia, artista costaricano naturalizzato di casa in Versilia, tornato dopo quasi cinquant’anni nella città che accompagnò i suoi esordi italiani.

La mostra diffusa “Jiménez Deredia. La culla di un artista” è visitabile dal 5 agosto al 31 ottobre 2026 ed è il nuovo capitolo di Sarzana Contemporanea, il progetto pluriennale del Comune che sta trasformando progressivamente il centro storico in un museo a cielo aperto, dove l’arte contemporanea dialoga stabilmente con il patrimonio monumentale della città. L’esposizione, promossa dal Comune di Sarzana con il patrocinio della Regione Liguria, comprende cinque opere collocate nei luoghi più rappresentativi del centro storico — piazza Niccolò V, lo spazio antistante la Concattedrale di Santa Maria Assunta, piazza Calandrini, piazza Luni, l’area della Fortezza Firmafede e l’atrio del palazzo civico — a cui si aggiunge una sesta scultura installata a Castelnuovo Magra, in piazza Querciola, davanti alla torre dei vescovi di Luni: per la prima volta il progetto supera i confini comunali, disegnando una visione culturale unitaria della Val di Magra.

Un artista, un ritorno alle radici

Jorge Jiménez Deredia nasce a Heredia, in Costa Rica, il 4 ottobre 1954. Scopre la passione per la scultura da ragazzo, nel laboratorio del liceo della sua città, affascinato dalle sfere precolombiane in pietra della cultura Boruca conservate al museo di San José: forme che diventeranno il nucleo simbolico di tutta la sua ricerca. Nel 1976, a ventidue anni, si trasferisce in Italia grazie a una borsa di studio: si diploma all’Accademia di Belle Arti di Carrara e studia architettura all’Università di Firenze tra il 1980 e il 1986, imparando a lavorare il marmo e il bronzo nei laboratori artigiani di Pietrasanta, dove ha tuttora il suo atelier.

Nel 1985 compone le prime “Genesi”, opere che raccontano le fasi di mutazione della materia nello spazio attraverso il tempo, gettando le basi di quello che l’artista chiama Simbolismo Trasmutativo: una fusione tra l’eredità precolombiana e l’estetica del Rinascimento italiano. Partecipa alle Biennali di Venezia del 1988, 1993 e 1999, e nel 2000, in occasione del Giubileo, diventa il primo scultore latinoamericano — e il primo artista non europeo in cinquecento anni — a vedere collocata una propria opera nella Basilica di San Pietro in Vaticano: la statua di San Marcellino Champagnat, in marmo di Carrara, inaugurata alla presenza di Giovanni Paolo II in una nicchia progettata da Michelangelo.

«Sarzana e Castelnuovo Magra mi hanno accolto quando ero un giovane artista arrivato da un piccolo Paese del Centro America», ha ricordato Deredia durante l’inaugurazione. «Qui ho trovato persone, amici e una comunità che sono diventati la mia famiglia e la mia casa, oltre a uno spazio in cui lavorare. Per questo considero questa mostra un ritorno alle mie radici, non un punto di arrivo: porto un pezzo della Val di Magra con me in tutto il mondo.»

Il percorso tra le piazze

Camminando per il centro storico, l’incontro con le opere segue un ritmo quasi narrativo, scandito dall’alternanza di marmo bianco e bronzo nero: due materie che nel lessico dello scultore rappresentano polarità complementari, luce e ombra, nascita e maturità. Le forme sono sempre le stesse — corpi raccolti, ripiegati su se stessi, mani che stringono sfere levigate — eppure ogni piazza le restituisce con un carattere diverso, in dialogo con le facciate colorate, le pietre di cava e gli scorci gotici della città.

“Conciencia”, marmo bianco: la figura distende le braccia per offrire la sfera, gesto di consapevolezza, tra le facciate ocra del centro storico.

In una delle piazze principali, il marmo bianco cattura la luce quasi accecante dell’estate ligure: la superficie levigata della pietra sembra farsi carne, e il volto appena accennato della figura — sospeso tra sonno e veglia — riporta a un’iconografia arcaica, quasi materna. È qui che si coglie meglio la cifra stilistica di Deredia: nessuno spigolo, nessuna interruzione, solo curve continue che invitano l’occhio a scorrere senza sosta, come se la materia stessa fosse in movimento perpetuo.

“Incanto”, marmo bianco (130 × 170 × 122 cm): due figure intrecciate in un abbraccio circolare, davanti alle case color pesca del centro storico.

Poco distante, davanti alla Concattedrale di Santa Maria Assunta, il registro cambia completamente: qui la scultura è in bronzo, la superficie assorbe la luce anziché rifletterla, e il corpo assume una posa più distesa, quasi indolente. Il contrasto con il rosone gotico della facciata alle sue spalle è netto e voluto: la pietra medievale della cattedrale e il bronzo levigato del Novecento si guardano da secoli di distanza, eppure condividono la stessa tensione verso l’alto, verso una spiritualità che in Deredia non ha confessione ma è universale, cosmica.

“Crepuscolo”, bronzo: la figura reclinata dialoga con il rosone gotico della Concattedrale di Santa Maria Assunta, in uno dei punti più scenografici del percorso.

Il percorso prosegue fino all’atrio interno del palazzo civico, spazio raccolto e silenzioso, quasi un chiostro, dove tra colonne in pietra e resti lapidei più antichi trova posto un’altra scultura in bronzo: qui il gioco di ombre naturali, filtrate dalle arcate, restituisce alla materia nera riflessi cangianti, quasi liquidi.

“Juego”, bronzo: nell’atrio porticato del palazzo civico, tra colonne e frammenti lapidei, la scultura dialoga con l’architettura storica in un raccoglimento quasi claustrale.

L’ultima tappa, la più suggestiva, è ai piedi della Fortezza Firmafede — il baluardo cinquecentesco progettato da Giuliano da Sangallo che ha ospitato l’inaugurazione della mostra il 5 agosto — dove le mura in pietra a vista e i cipressi secolari fanno da sfondo a una figura bronzea distesa, quasi radicata al suolo, che tiene in grembo una grande sfera scura: un’immagine di gestazione, di potenzialità racchiusa nella materia, perfettamente in sintonia con il titolo dell’opera.

“Germinación”, bronzo: ai piedi della Fortezza Firmafede, la scultura più “terrena” del percorso, tra le antiche mura e la vegetazione della fortezza.

Un museo diffuso, tra arte e comunità

Ciò che colpisce, percorrendo l’itinerario a piedi, è la naturalezza con cui queste presenze monumentali — alcune alte oltre due metri — si integrano nel tessuto quotidiano del borgo medievale: davanti a una gioielleria, accanto ai tavolini di un bar, all’ombra di un campanile. Non c’è la distanza asettica del museo tradizionale: i turisti si fermano a fotografarle, i bambini le toccano, gli anziani seduti sulle panchine le osservano come fossero ormai parte dell’arredo urbano. È esattamente l’obiettivo dichiarato di Sarzana Contemporanea: fare del centro storico uno spazio di incontro stabile tra arte, storia, architettura e comunità, non un evento isolato ma un dialogo che si rinnova nel tempo.

Per Deredia, che iniziò a esporre in Italia proprio a Sarzana nel 1977, nell’atrio dello stesso palazzo civico che oggi lo ospita di nuovo, la mostra chiude idealmente un cerchio — non a caso la forma più ricorrente nella sua intera produzione. “La culla di un artista” resterà visitabile liberamente, a ogni ora del giorno, fino al 31 ottobre 2026: un’occasione più unica che rara per attraversare un centro storico medievale trasformato, per qualche mese, in una galleria a cielo aperto.

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Tags: ARTEArtistaIN EVIDENZASarzanaScultura
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