Enio Drovandi un grande artista toscano

Sì racconta l'attore che ha lavorato di più con Monicelli

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Enio Drovandi un grande artista toscano

Enio Drovandi, pistoiese. Attore versatile, apprezzato caratterista e regista. Inizialmente impegnato nell’attività di famiglia, folgorato dalla passione per il mondo dello spettacolo, decide di seguire la sua vocazione. Lavora a Roma con grandissimi attori e registi.  Tra l’altro è il caratterista   che ha lavorato di più con Mario Monicelli. Amico di Benigni e Nuti, al quale non volta le spalle negli anni difficili.

E’ il vigile in Amici miei, è Cecco il Fotografo in Sapore di Mare,  è Totip il barista dei mitici ragazzi della Terza C. Oggi più vispo ed attivo che mai lo abbiamo intervistato per i nostri lettori.

Vorrei iniziare col chiederti, partendo dal fatto che hai ricordato recentemente,  Francesco Nuti, del Cecco da Narnali, scomparso recentemente ?

Ho fatto un docufilm su di lui dove sono un nonno che  racconta la vita tramite il cinema di Nuti, ad un nipote, interpretato da un giovane attore:Francesco Petit Bon. Il titolo è : Ti vogliamo bene Francesco Nuti. Con la partecipazione dell’ex campione del mondo, il compianto Paolo Rossi, che interpretava se stesso.

In questa avventura ho avuto il piacere di avere con me sia la sua ex compagna Anna Maria Malipiero e sia la stessa figlia di Francesco, Ginevra.C’è un pezzo nel  film dove lei canta insieme al padre la canzone del 1988 che lui portò a Sanremo; Sarà per te.

 Un mio personale omaggio fatto ad un amico che si è trovato per vari anni in difficoltà.

Volevo farlo per ringraziarlo, perché molti anni prima, mi prestò dei soldi per pagare un affitto insieme Benigni. Soldi che ho reso ovviamente.

Quando a Francesco è successo quello che è successo, è stato messo da parte da molti e io ho sentito il bisogno di riconoscerli quel famoso grazie che a suo tempo non importava.

Ho sentito la necessità di far riscoprire questo artista immenso.

Un artista che stimi molto?

E’ stato come la trinità ecclesiastica. È stato un po’ Jim Morrison, un po’ Jimi Hendrix, era stato un guascone, era un pò D’Artagnan. Un trittico meraviglioso.

Un Re Mida. Quello che toccava e diventa oro.

Questo era Francesco Nuti .

Donne con le gonne, suo ultimo successo al botteghino, fu comunque stroncato dalla critica.

Un film del genere oggi, non sarebbe possibile con questo politically correct assurdo.

Alcune parole viste come offensive, fanno a volte parte della cultura personale. Bisogna vedere l’intenzione, il modo in cui si dicono.

Per questo grottesco modo di ragionare non è più riproponibile un certo tipo di teatro e di spettacolo che ha fatto furore negli anni. Una caccia alle streghe, si cerca di vedere il male dove non c’è.

 

– Veniamo a noi! Come hai mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo?

I miei genitori avevano un chioschetto a Pistoia, che rilevai quando morì mia madre.

Solo che quando leggevo i giornali, vedevo che gli attori si ritiravano, quando io mi alzavo per iniziare a lavorare. Allora pensai che mi sarebbe piaciuto più fare la loro vita.

Mi venne in mente di fare l’attore, qualcosa che era già in me, in quel modo unpo’ istrionesco che ho sempre avuto.

Magari anche Pistoia mi stava un po’ stretta.

-Quindi ti sei lanciato nel mondo dello spettacolo?

All’inizio scrivevo canzoni. Poi conobbi Benigni. Andavo a Roma per chiedergli di farmi fare un film. Alla fine un giorno mi indirizzò dove cercavano attori per una pellicola che si chiamava :I Miracoloni.

– Quindi ti presentasti a un casting senza aver mai fatto nulla prima, neppure teatro?

Mai stato prima, su un palcoscenico. Andai lì con il mio modo di fare molto squinternato, provinciale, sfacciato, ma anche simpatico, disinvolto ,tenero. Bluffando. Facendo credere che facessi spettacolo. E così potei veramente dare inizio a questa avventura a Roma,chiudendo definitivamente la mia attività precedente.

Un salto nel vuoto?

Degli inizi difficilissimi. C’era anche un po’ di incoscienza in me. Ma era un’incoscienza ragionata. Volevo fare l’attore, avere successo. Questa è stata la molla che mi ha fatto andare avanti. 

Poi  fortuna e bravura hanno fatto il resto.

Recentemente ho intervistato Mireno Scali, il sosia di Roberto Benigni.

Con Mireno abbiamo fatto anche dei lavori insieme. Persona eccezionale, squisita. Lui somigliava veramente tanto a Roberto, che è stato un punto di riferimento enorme per tutti gli artisti comici di quel periodo.

Adesso ha abbandonato il ruolo di comico. È intellettuale ed un uomo di una cultura immensa. Stimatissimo oltre oceano. I dividi Hollywood che noi osanniamo, osannano Benigni.

-Hai avuto modo di lavorare anche con il Bagaglino?

Un’esperienza che mi sarebbe piaciuta, anche se non so esattamente come avrei potuto portare il mio contributo. Lì facevano molte imitazioni. Non è la mia caratteristica imitare qualcuno, anche perche non assomiglio a nessuno di noto. Ed è un bene. Sono molto atipico, ho un unicità nel modo di parlare, nel tono di voce ed anche nella vis comica.

– Hai conosciuto anche Franco Lechner, detto Bombolo?

Quando ho fatto i Miracoloni,il mio primo film,lui era lì ed era già famoso. Ho avuto anche modo di rincontrarlo, un paio di volte anche quando c’era Benigni.

Lui e Guido Nicheli com’erano nella vita, così erano sullo schermo.

-Non hai lavorato con il Bagaglino, ma sei un attore teatrale…

Ho fatto tanti generi di teatro, mi sono anche cimentato su palchi prestigiosi come ad esempio il Sistina.

E sei anche regista?

Sì diciamo che ho anche questa vocazione, sia teatrale che cinematografica.

– Molti dei grandi registi, non hanno fatto l’apposita scuola, non hanno iniziato con l’idea di diventare registi. Ad esempio un mostro sacro come Pierpaolo Pasolini.

Anche Sergio Citti, un grande naif, allievo di Pasolini. Ma potrei citarne altri, andando indietro nel tempo. La regia è qualcosa che se la si vuol fare bene, la si impara innanzitutto avendo una disposizione di set.

Una disposizione di set?

La capacità dell’artista è saper stare nei posti, rubare con gli occhi, oltre che con gli orecchi.

Quindi per fare regia bisogna saper guardare, avere un senso architettonico per inquadrare una scena, e poi chiedersi: se io fossi spettatore che cosa vorrei vedere?

È questa la regia! Saper raccontare per immagini.

La scuola ti insegna tecnicamente, poi ci vuole una sensibilità al racconto.

– Una dote solo naturale?

Si può imparare con le scuole. Però solo dal lato tecnico. Perché per rendere il lavoro godibile al grande pubblico, vi si deve unire questa grande sensibilità.

Altrimenti tutto questo lo impari strada facendo.

Facendo il mestiere dell’artista, che poi si tramuta anche in regista.

Oggi molti registi sono persone che hanno scritto qualcosa. Magari sono personaggi famosi sul momento.  Pieraccioni quando fece I Laureati, non ha fatto certamente da solo la regia. È stato affiancato da un direttore della fotografia e da validi operatori, poi lui li ha indirizzati. Ma sono oro hanno svolto il lavoro pratico.

-La tecnica che usava il già citato Pasolini, interagendo con gli operatori di macchina, con i tecnici sul set. Riusciva a trasmettere una visione.

La bravura è saper trasferire e trasportare il tuo linguaggio, quello che vuoi dire devi saperlo trasmettere agli altri.  Essi hanno i loro occhi ed il loro cuore, ma devono diventare i tuoi!

La genialità è questa, ecco la bravura di un narratore.

Per me diventare regista è stata una cosa abbastanza normale, un’esigenza che ho sentito .

 A me interessa sapere che la storia deve essere fatta in quel modo e raccontata così.

E Funziona?

Io vengo capito. Non faccio mai fare ad un attore, qualcosa che non lo rappresenta anche nella vita. Vado a cercare dentro di lui quel personaggio che mi interessa e che lui ha in sé. Altrimenti non lo avrei scelto. A quel punto non lo faccio recitare facendo l’attore. Lo faccio recitare facendo se stesso.

Una tecnica che usava anche Fellini. Portare in scena la normalità, la finzione nella normalità. Una cosa che si trova anche in Pupi Avati. Non devi recitare, devi parlare. Io non voglio gente che recita, voglio gente che interpreta. E per interpretare devi essere normale.

Altrimenti diventi bravissimo tecnicamente, ma non dai anima.

Invece se la dai , anche  una storpiatura diventa naturale, ed è bellissima e fa parte del contesto.

Prima si diventava attori con la gavetta. Oggi invece ci sono i social, che hanno dato la possibilità di non fare la gavetta

Io ho preso l’ultimo colpo di coda di spettacolo che di lì a poco sarebbe finito. I mostri sacri che hanno fatto da scuola a me i vari Tognazzi, Gassman, Sordi e così via, venivano dall’avanspettacolo. Che era una scuola incredibile.

Dopo di quello c’è stato il Cabaret fatto nei locali, nei teatrini, nelle discoteche prima di iniziare a ballare.

L’Avanspettacolo in precedenza e poi il Cabaret , avevano formato quelle generazioni di attori. Oggi in Italia abbiamo attori tecnicamente molto bravi, ma fanno film e personaggi che tra dieci anni non ricorderà più nessuno.

– Perché?

Nessuno di questi film sarà cult tra dieci, come un Sapore di mare o un Amici miei, o nessuna serie televisiva sarà I ragazzi della terza C. Perché mancano i caratteristi!

Il caratterista per sua stessa natura è colui il quale da un sapore al film. Quello che con poche battute ti fa ricordare il film. Da il marchio.

Il cinema cult, domani non sarà;  Perfetti sconosciuti, che è un film bellissimo. Intendiamoci. Ma non sarà mai; Sapore di mare, Abbronzatissimi, Amici miei, ecc.  Questi sono i cult!  Ecco perche la gente a cerca il cinema anni 70-80.

Chi è il caratterista

Come dicevo prima è un grandissimo attore, spesso ancor più dei protagonisti. E come lo diventi ? Facendo la gavetta! Che oggi non si fa piu!

È tutto un mordi e fuggi. Anche Il Cabaret è diventato un Cabaret veloce. Si gusta semplicemente il momento.

Colpa dei social?

I social sono velocissimi. La gente cambia subito col dito sullo smartphone .Non hai più il tempo di raccontare. Oggi un Benigni oggi non sarebbe venuto fuori. Beppe Grillo non avrebbe potuto emergere. Perdiamo dei talenti, ed una parte di costume e di storia del cinema italiano.

-Si tornerà a rivalutare il cinema di un certo tipo e l’importanza della gavetta? 

-Succede già adesso. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, un film come Sapore di mare, visto e rivisto una marea di volte, quando viene ridato in televisione fa milioni di ascolti. C’è gente che conosce le battute a memoria e non lo ha mai visto al cinema, perché è uscito quando non era ancora nata.

– Un cult che tuttora viene apprezzato

Appunto grazie ai caratteristi. Non grazie agli attori.

Ad esempio Jerry Calà.

Quindi Sapore di mare cos’è ad anni di distanza dalla sua realizzazione?

Sapore di mare è un’alchimia di personaggi azzeccati,di poesia, di regia di Carlo Vanzina. Sapore di mare è stato lo spartiacque. Da lì sono nati i cinepanettoni . C’era bisogno di quel tipo di film, di quei sentimenti. Ha portato a riscoprire la musica di quegli anni.

– La musica anni 60?

Tanti cantanti di quegli anni, dovrebbero fare un monumento a Carlo ed Enrico Vanzina ed a quel film

Se oggi la gente conosce i vari Edoardo Vianello, Maurizio Vandelli ecc , lo debbono al fatto che questo cult ha fatto riscoprire quegli anni e riportato in auge quella musica anche presso le nuove generazioni che non la conoscevano.

L’altra sera un mio amico comico ha chiesto di fare dei nomi dei cantanti, dei quali poi lui avrebbe fatto l’imitazione. C’era un pubblico variegato, dal punto di vista anagrafico, ed alla fine sono usciti tutti nomi di cantanti degli anni 70-60 o 80. Nessuno ha citato cantanti degli ultimi anni.

Hai lavorato anche con TeoTeocoli, che ricordo hai di lui?

Un grande caratterista, con delle grandi potenzialità vocali, di mimica, capace di imitare, di stare sul palco. Grande artista.

-Un altro grandissimo cult, al quale hai partecipato, è senz’altro Amici miei.

Si il secondo Amici Miei. Che forse è più bello del primo. Di solito i ritorni non sono mai all’altezza. Ma in questo caso il secondo atto ha una marcia in più. Però sono oggettivamente tutti e due belli.

Lì hai fatto la conoscenza di molte figure interessanti, partire da Mario Monicelli, il regista.

Sono l’unico attore al mondo, diretto per quattro volte da Monicelli . I Picari, Il fu Mattia Pascal, Amici miei e Speriamo che sia femmina.

– I Picari un gran film. Con cast imponente, come Gassman, Manfredi, Montesano, Giannini…

Grande successo, in Spagna, in tutta Europa e nel mondo. In Italia meno, ma nei paesi di lingua spagnola e portoghese fu davvero un grandissimo successo.

Che ricordo hai di Monicelli?

Stiamo parlando di uno dei padri della commedia italiana. Un uomo di una cultura immensa. Un grande regista .Ecco lui sapeva dove posizionare la macchina!Non aveva bisogno di chiedere a nessuno come fare cinema. Lui era cinema. 

Umorale, se quel giorno non gli andavi a genio era finita. Io fortunatamente gli stavo simpatico. Soltanto nei Picari, non abbiamo discusso. Eravamo a girare in Spagna e, per un motivo di scena, si arrabbiò con me.  Tecnicamente aveva ragione lui. Moralmente credo avessi ragione io.

Si trascinò la cosa?

No. Anzi  durante una cena a Castiglioncello,  anni dopo,  fatta con dei giornalisti, quando gli chiesero chi fosse il più grande caratterista che avesse diretto, lui fece il mio nome. Mi onoro di questa cosa. Se penso che lui ha diretto il Gotha del cinema mondiale!

-In Amici miei hai avuto modo di lavorare con dei mostri sacri come Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Renzo Montagnani, Paolo Stoppa.Qualche ricordo particolare di questi personaggi?

Di Montagnani, ho dei grandi ricordi.  Cito lui per tutti. Un attore che mi ha veramente insegnato molto,con umiltà. Di quel set ricordo un aneddoto;   quando io, vigile urbano lo saluto con :”  la saluto signor Becchi” ( lui in realtà si chiamava Necchi ndr), c’è la frase dopo che è:  per me la cosa è chiarita. Ebbene quella frase non era nella sceneggiatura. Era mia.

– Hai improvvisato?

No. Andai da Monicelli, ero molto imbarazzato, perché ero comunque all’inizio della mia carriera. E gli dissi che secondo me era una frase che calzava bene come finale di scena. .Lui non mi disse né no né sì, mi guardò incuriosito. Chiamò Ugo Tognazzi e mi disse di ripetere anche a lui quello che avevo pensato.

Ti confesso che già era stato difficile dirlo una volta davanti a Monicelli, ora dovevo ripeterlo davanti a Tognazzi. Però presi coraggio, e Tognazzi disse: “ci può stare “.

Un ragazzo ad inizio carriera aveva affrontato il grande Monicelli insieme a Tognazzi…

Credo che questa cosa Mario l’abbia apprezzata. Anche perché mi ha chiamato per altri film.  La battuta fu felice. Avevo avuto intuizione. Ero stato serio e professionale.

 

Il film Amici miei è molto caratteristico della Toscana e soprattutto di Firenze. È stato spesso citato quasi come un orgoglio di fiorentinità.Però nei ruoli principali non c’era neanche un toscano!

Il film inizialmente doveva essere girato a Bologna,da Pietro Germi. Poi quando lo prese in mano Monicelli cambiò location. E lì poi ci furono varie dinamiche di produzione. Ad esempio il ruolo di Tognazzi doveva inizialmente farlo Mastroianni. Tognazzi avrebbe dovuto fare il Necchi.

Questi personaggi, il conte Mascetti, il Melandri, erano tutti personaggi realmente esistiti tra Firenze e Castiglioncello.Tra i protagonisti c’era un toscano che in qualche modo poteva essere Montagnani, che era vissuto a Firenze, anche se non ne era nativo.

– Però la riscossa dei toscani fu indubbiamente Enio Drovandi

Sì, ma come io sono l’unico toscano vero in Sapore di mare. 

– Il film che le fa più piacere aver interpretato?

E’ come chiedere a un figlio se vuole più bene al babbo o alla mamma. Sicuramente Sapore di mare è tra quelli. Ma anche ad esempio il personaggio di Iacocca in Ferragosto Ok, lo ho amato profondamente. Anche il ladro in Abbronzatissimi che ruba nella Rulotte; Gaspare. Ma anche il ruolo che sto facendo adesso in Guance Rosse. Però non ne esiste uno in particolare .Io li rifarei tutti, perché in tutti mi sono divertito e in tutti ho dato qualcosa di mio.

-C’è stato però un ruolo che hai sentito calzante?

Io sono stato tutti. Sono un attore molto pirandelliano. Levo il nessuno, ma ;uno e centomila si. Ho dato me stesso ad ognuno di loro. Mi sento il Pirandello del cinema italiano.

Si dice che solo Totò potesse improvvisare nei ruoli. Salvo che con Pasolini che voleva si attenesse al copione

È un po’ come lo sportivo, che si attiene a degli schemi, poi invece la sua genialità gli permette di variare. Di fare quel qualcosa che non era preventivato, però è funzionale.

Se dici un qualcosa in più, che però non mette in difficoltà chi recita con te; puoi anche fare un’espressione che si incastra bene nel contesto, è follia che un regista ti dica;  no. Quando si va a prendere un attore come Totò, bisogna anche essere consapevoli che può darti quel qualcosa in più se libero di esprimere la sua creatività..

E invece cosa mi dici di una serie che ha fatto la storia: I ragazzi della terza C

Io ero Totip il barista. All’inizio tra i comprimari, poi, forse anche perché veramente davanti ad ogni scuola c’è un bar, il pubblico l’ha decretato tra i personaggi più amati. Se non sbaglio è ancora l’unica serie che, con la concomitanza di una puntata dal titolo ; Il  Derby, ha il record di 18 milioni di ascoltatori. È stato un telefilm che per tre anni ha bloccato l’Italia.

Adesso su che cosa stai lavorando?

Ho scritto e sto dirigendo un film che si chiama Guance Rosse. Dove racconto gli anni 70. Attraverso due situazioni. Una festa in casa ed una giornata al mare. Tutto narrato. Racconto gli anni settanta, i sentimenti , le emozioni, attraverso una frase che raccoglie tutto il film : “quando avevamo le televisioni in bianco e nero ma i sentimenti erano a colori”. Oggi abbiamo le televisioni a colori ma i sentimenti sono in bianco e nero.

Gli attori non recitano con la voce, ma solo con la mimica. C’è mia voce narrante. Ho fatto un esperimento del genere a teatro ed è andato benissimo. Al cinema non è mai stato fatto. È una cosa molto innovativa, non so come possa andare. E nel finale faccio un piccolissimo omaggio, ai quarant’anni di Sapore di mare.

Te reciti ?

Sì, siamo io e Gianni Ansaldi, con la partecipazione straordinaria di Enrico Vanzina. Poi una larga serie di persone sconosciute, perché ho voluto dare la possibilità a gente nuova. La maggior parte  sono  alla prima esperienza. Selezionati in 25 su un casting di oltre 10.000 candidature.

Il film viene prodotto da ASI Spettacolo. Un progetto sociale benefico e no profit e di volontariato. Distribuito in rete gratuitamente per Natale. Successivamente andrà nelle periferie metropolitane, ed in tutti i circoli culturali italiani.

– Un impegno solidale è importante

Si. Inoltre viene girato con una tecnologia moderna, all’avanguardia, con degli smartphone particolari,a doppia intelligenza artificiale. A cura di Mirko Alivernini , vero apripista di future applicazioni,che è stato il primo in Italia a girare con questa tecnologia innovativa.

Le emozioni e i sentimenti del passato girate con la tecnologia del domani!

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