È ora di un Presidente donna e non di sinistra

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Il mandato di Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella scade il 3 febbraio del 2022.

Ormai quasi quotidianamente il Presidente uscente manda messaggi di indisponibilità ad una nuova rielezione, sia pure temporanea limitata a traghettare l’Italia pandemica alle nuove elezioni.

Presidente

La vera novità sarebbe un nuovo Presidente non in quota PD, dopo che dai tempi di Pertini gli inquilini del Quirinale sono stati targati centro sinistra.

Dio ci scampi da nomi francamente impresentabili come quelli di Prodi o la Bonino o Veltroni. Dimostrerebbero una volta di più quanto spregio nei confronti del voto popolare esista nel Palazzo.

Ma come si svolgeranno le elezioni del Presidente?

Il presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune, cioè dai 630 deputati e dai 321 senatori, integrati da 58 grandi elettori scelti dai Consigli regionali.

Ogni regione nomina tre grandi elettori, due della maggioranza e uno dell’opposizione, mentre la Valle d’Aosta ne nomina solo uno.

La novità rispetto al 2015 è che stavolta la maggioranza delle regioni è di centrodestra, che può contare su 32 grandi elettori mentre il centrosinistra, pure sommando il M5S, su 24.

Il calcolo si completa con il delegato della Valle d’Aosta, autonomista, e con quello del Trentino Alto Adige.

Per eleggere il presidente della Repubblica si vota a scrutinio segreto. Nelle prime tre votazioni serve il quorum qualificato dei due terzi del Parlamento in seduta comune. 673 elettori su 1009. Dal quarto scrutinio è prevista la soglia della maggioranza assoluta di 505 elettori.

Il centrosinistra ne ha 441, il centrodestra a 467. Tutto sta allora nelle mani dei 98 parlamentari che non sono ascrivibili ai due gruppi.

E allora si abbia il coraggio da parte di Salvini e co. di sparigliare le carte proponendo una donna non di sinistra, come l’ottima Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

In tale modo si farebbe capire come la sinistra sia a favore delle figure femminili solo se appartenenti alla propria compagine.

Ad oggi si insiste su Silvio Berlusconi, 85 anni, cui il Tribunale di Milano ha restituito i diritti civili e politici. Sicuramente una candidatura di bandiera, perché si sa, chi entra in conclave Papa, ne esce cardinale.

Eleggere la Cartabia o analoga figura fintamente equidistante, sarebbe un’ennesima sconfitta per il centrodestra.

l’Italia ha bisogno di una figura reale di garanzia, che non giochi nella metà campo di uno degli schieramenti.

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I quorum

Per eleggere il presidente della Repubblica si vota a scrutinio segreto. Nelle prime tre votazioni serve il quorum qualificato dei due terzi del Parlamento in seduta comune: cioè 673 elettori su 1009. Dal quarto scrutinio è prevista la soglia della maggioranza assoluta: 505 elettori su 1009. I presidenti Camera e Senato non partecipano al voto

Al momento il centrodestra e il centrosinistra più M5S non hanno i numeri per superare quota 673 e quota 503. I primi si fermano a 441 elettori, i secondi a 467. Tutto sta allora nelle mani dei 98 parlamentari che non sono ascrivibili ai due gruppi. A Palazzo Madama sono 43. Nell’elenco ci sono i 6 senatori a vita, i 6 senatori che compongono il gruppo delle Autonomie, i 2 del MAIE.

Il grosso però è composto da 29 iscritti al Misto non iscritti ad alcuna componente. Ben 26 provengono dagli eletti del M5S. Alla Camera, invece, sono 55. Anche a Montecitorio la gran parte, 43, è stata eletta col Movimento 5 Stelle.

 

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