“Chi vive bene oggi in America?” Intervista a Sasha Sinevir

“Chi vive bene oggi in America?”
Intervista a Sasha Sinevir*

In questi giorni stiamo osservando un’America che, per molti aspetti, fatichiamo a riconoscere.

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, i rapporti con l’Europa, le esternazioni che riguardano anche il nostro Paese e il nostro Presidente del Consiglio alimentano un dibattito acceso e, spesso, divisivo

Ma come vive tutto questo chi in America ci abita davvero? E, soprattutto, quale America vede chi l’ha scelta come seconda patria, pur essendo nato altrove?

Da queste domande è nata l’idea di questa intervista

Ho pensato subito al mio caro amico Sasha Sinevir, artista, scrittore e regista di origine ucraina, che vive negli Stati Uniti da oltre trent’anni. Ci siamo conosciuti molti anni fa grazie alla carissima amica Jennifer e abbiamo avuto anche il piacere di trascorrere alcuni giorni insieme a Newport, nel Rhode Island, dove oggi vive.

Da allora la nostra amicizia è continuata anche a distanza, grazie ai social network che, quando usati nel modo giusto, sanno mantenere vivi rapporti autentici e profondi

A lui ho chiesto di raccontarmi non la politica, ma l’anima dell’America.

D. Sasha, da dove nasce questa riflessione?

R. All’inizio la domanda che mi ponevo era molto più ampia: “Chi vive bene in questo mondo?”. Siccome stavo scrivendo in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza americana, l’ho trasformata in “Chi vive bene in America?”. Poi mi sono reso conto che la vera domanda era un’altra: “Perché io mi sento così felice qui?”. Ho iniziato a dialogare con me stesso e da quella ricerca interiore è nato tutto.

D. Qual è stata la prima impressione che hai avuto arrivando negli Stati Uniti?

R. Lo spazio. Ovunque c’è spazio. Nessuno ti sta addosso. Quella sensazione fisica di libertà ti fa sentire come se potessi aprire le ali. È qualcosa che percepisci immediatamente.

D. Cosa ti ha colpito degli americani?

R. La loro gentilezza, il senso dell’umorismo e la naturalezza nei rapporti umani. Quando ti chiedono “Come stai?” non vogliono un lungo racconto della tua vita: è un modo per dirti “Ti vedo, siamo qui entrambi”. È un gesto semplice ma molto umano.

D. Hai vissuto anche un episodio molto difficile appena arrivato. Cosa è successo?

R. Poco dopo il mio arrivo mi rubarono tutti i quadri che possedevo. Fu un colpo durissimo. Ma da quella tragedia nacque qualcosa di straordinario: ricevetti l’affetto e l’aiuto di tantissime persone. Persi i miei dipinti, ma guadagnai quasi altrettanti amici. È stato allora che ho capito quanto gli americani siano capaci di aiutare chi è in difficoltà.

D. Sei una persona molto curiosa delle storie degli altri. Perché?

R. Perché ogni essere umano porta dentro di sé un universo. Mi piace sapere da dove viene una persona, che famiglia ha avuto, se ha amato, cosa l’ha fatta crescere. Le persone sono fatte di storie, ed è questo che mi affascina.

D. Per capire l’America hai studiato molto la sua storia. Perché?

R. Per me l’America è diventata quasi una persona. E quando vuoi conoscere davvero una persona devi conoscerne il passato. Ho letto libri, visto documentari, studiato biografie. Ho scoperto una storia completamente diversa da quella dell’Unione Sovietica, dove sono cresciuto.

D. Cosa ti affascina del fatto che gli Stati Uniti abbiano solo 250 anni di storia?

R. Mi stupisce che una nazione così giovane abbia costruito così tanto in così poco tempo. Provengo da Paesi che misurano la loro storia in secoli o millenni, eppure raramente ho visto una capacità di reinventarsi come quella americana.

D. C’è una caratteristica dell’America che ti ispira più di tutte?

R. La capacità di ricominciare. Se qualcosa non funziona, si riparte. Senza paura. È un Paese che guarda sempre avanti.

D. Perché ammiri così tanto i Padri Fondatori?

R. Perché erano giovani, colti e coraggiosi. Studiavano filosofia, storia e politica per costruire qualcosa che non era mai esistito prima. Non volevano copiare il passato: volevano inventare il futuro.

D. C’è una frase della storia americana che ti emoziona particolarmente?

R. Quella di John Adams, quando scrive che spera che i suoi figli studino matematica e filosofia affinché i loro figli possano dedicarsi alla pittura, alla poesia e alle arti. È una visione meravigliosa della politica: costruire il futuro perché le nuove generazioni possano vivere meglio.

D. Cosa significa per te la “ricerca della felicità”?

R. Non credo esista una felicità perfetta. Credo invece che sia fondamentale continuare a cercarla. È il cammino che conta. Quando hai pace dentro di te, libertà e un sogno da inseguire, allora stai davvero vivendo.

D. Cosa diresti a chi pensa di non essere stato felice nella vita?

R. Gli direi di ripensare ai momenti più belli e di infilarli uno dopo l’altro come perle in una collana. Forse scoprirà che la sua vita è stata molto più felice di quanto credesse.

D. Quali autori americani ami di più?

R. Edgar Allan Poe, Mark Twain e Benjamin Franklin. E considero anche Vladimir Nabokov una delle grandi figure della letteratura americana, perché qui ha scritto alcune delle sue opere più importanti.

D. Come guardi alla democrazia americana?

R. La democrazia non è mai un percorso semplice. È fatta di scontri, di conflitti e di continue trasformazioni. Ma ciò che mi colpisce è la sua capacità di sopravvivere e di reinventarsi.

D. Cosa ammiri maggiormente degli americani?

R. La loro onestà e la loro etica del lavoro. Lavorano moltissimo, hanno meno vacanze di molti europei e danno grande valore a ciò che fanno. Mi riconosco molto in questo modo di vivere.

D. C’è un episodio che non hai mai dimenticato?

R. Una bambina di dodici anni lavorava alla cassa di una fattoria di fragole. Le chiesi se le avesse mai assaggiate e mi rispose di no: avrebbe aspettato il giorno dello stipendio per comprarne una cassetta per sé e una per sua madre. Quella scena mi commosse profondamente e non l’ho mai dimenticata.

D. Dopo oltre trent’anni negli Stati Uniti, quale sogno senti di aver realizzato?

R. La libertà. L’indipendenza. Sono le cose più preziose della mia vita.

D. L’America è cambiata?

R. Certamente. Come cambiano tutti i Paesi. Alcune cose sono migliorate, altre meno. Ma l’essenza dell’America è rimasta la stessa: giovane, forte, piena di energia.

D. Oggi sei ancora ottimista sul futuro degli Stati Uniti?

R. Sì. Assolutamente. Continuo a vedere nell’America una straordinaria capacità di innovare, di creare e di guardare avanti.

D. Cambiamo argomento. Tu sei nato in Ucraina. Cosa provi oggi guardando il tuo Paese?

R. È impossibile descrivere il dolore che provo. Non avrei mai immaginato di assistere a una tragedia simile. Cerco di aiutare chiunque possa, scrivo libri e sostengo le persone che vivono quella sofferenza. Credo profondamente che l’Ucraina riuscirà a rialzarsi.

D. Hai ancora un legame forte con l’Ucraina?

R. Fortissimo. Mia madre vive ancora lì e ogni anno sogno di tornare ad aiutarla nella nostra fattoria di famiglia. Appena la mia salute me lo permetterà, tornerò. Il legame che mi unisce all’Ucraina è fatto d’amore.

D. Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita in poche parole, quali sarebbero?

R. Amore e senso dell’umorismo. Sono le due forze che mi tengono unito al mondo. Senza queste due cose, la vita perderebbe gran parte del suo significato.

D. Dopo più di trent’anni negli Stati Uniti, c’è qualcosa che l’America continua ancora a sorprenderti?

R.Assolutamente sì. Mi sorprende la sua capacità di reinventarsi. È un Paese che non ha paura di cambiare strada quando qualcosa non funziona. Può sbagliare, può attraversare momenti difficili, ma continua a guardare avanti. Questa energia non l’ho mai vista da nessun’altra parte.

D. Se dovessi descrivere l’America con una sola immagine, quale sarebbe?

R. Un giovane che corre. Ha entusiasmo, forza, curiosità e una straordinaria voglia di costruire il futuro. Non guarda continuamente indietro. Impara dal passato, ma vive pensando a ciò che può ancora diventare.

D. Nel tuo saggio parli spesso di libertà. Che cosa significa davvero essere liberi?

R. Per me la libertà è poter scegliere la propria vita. Poter lavorare, creare, esprimere le proprie idee senza paura. La libertà non significa vivere senza difficoltà, ma sapere che il tuo destino dipende soprattutto da te e non da qualcun altro.

D. Molti europei vedono gli Stati Uniti con uno sguardo critico. Tu cosa rispondi?

R. Rispondo che bisogna conoscere un Paese prima di giudicarlo. L’America ha difetti, come qualsiasi altra nazione, ma possiede anche qualità straordinarie che spesso dall’esterno non si vedono. Io preferisco raccontare ciò che ho vissuto personalmente, non gli stereotipi.

D. Qual è l’insegnamento più importante che gli americani ti hanno trasmesso?

R. Che vale sempre la pena provarci. Ho conosciuto persone che hanno fallito più volte e hanno ricominciato senza perdere il sorriso. Questo ottimismo è contagioso e cambia il modo di affrontare la vita.

D. Hai scritto che la ricerca della felicità è più importante della felicità stessa. Perché?

R. Perché la felicità è fatta di attimi. Invece il desiderio di costruire qualcosa ti accompagna ogni giorno. È quel desiderio che dà significato alla vita, che ti spinge ad alzarti ogni mattina e a continuare a sognare.

D. Oggi l’America attraversa una fase politica molto divisa. Come la vivi?

R. La vivo con fiducia. La politica americana è sempre stata dura e spesso molto conflittuale. Ma proprio dal confronto, anche acceso, nasce il cambiamento. La democrazia è rumorosa, a volte persino caotica, ma continua a funzionare perché il dibattito non si ferma mai.

D. Da artista, credi che l’America sia ancora il Paese delle opportunità?

R. Sì, lo credo. Non perché tutto sia facile, ma perché le persone sono ancora disposte ad ascoltare un’idea nuova. Se hai talento, passione e lavori seriamente, hai molte possibilità di trovare qualcuno disposto a darti fiducia.

D. Quanto conta il senso dell’umorismo nella tua vita?

R. Moltissimo. Credo che l’umorismo sia una forma di intelligenza e anche una medicina. Ti permette di affrontare i problemi senza esserne schiacciato. Gli americani hanno questa capacità di sorridere anche nei momenti difficili e io l’ho sempre ammirata.

D. Se dovessi lasciare un messaggio ai giovani che sognano una vita migliore, quale sarebbe?

R. Non abbiate paura di partire, di studiare, di cambiare e perfino di ricominciare da zero. Ogni grande sogno inizia con un passo che fa paura. Ma spesso è proprio quel passo a cambiare tutta la vita.

D. Dopo tutto quello che hai vissuto, compresa la malattia, qual è oggi la parola che meglio descrive la tua esistenza?

R. Gratitudine. Per le persone che ho incontrato, per le opportunità che ho avuto, per la libertà che ho trovato e per l’amore che continuo a ricevere e a dare. Alla fine, è la gratitudine che dà pace al cuore.

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* Sasha Sinevir è un artista, scrittore e regista nato a Kyiv, nell’allora Unione Sovietica. Dopo gli studi universitari e il servizio militare, ha scelto di dedicare la propria vita all’arte, coltivando la pittura, la poesia, il teatro e la musica.
Emigrato negli Stati Uniti, ha esposto le sue opere in università, musei e gallerie d’arte di tutto il Paese. Ha inoltre diretto il documentario Painting Sasha e collaborato come consulente al film Once Upon a Time… Anastasia.
Attualmente vive a Newport, nel Rhode Island, dove continua a dipingere, scrivere e sviluppare nuovi progetti artistici. Tra questi, spiccano una raccolta di quasi cinquanta illustrazioni originali dedicate all’Amleto di Shakespeare e un nuovo allestimento teatrale dell’opera destinato a un teatro di Kyiv.

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