Camogli, il coraggio di regolare l’IA: l’eurodeputato Benifei indica la rotta tra compliance, sovranità tecnologica e enforcement
In un’intervista scritta rilasciata alla testata giornalistica Adhoc News, in occasione del Festival della Comunicazione di Camogli 2026, l’eurodeputato Brando Benifei traccia il bilancio dell’AI Act: la sfida non è più scrivere le norme, ma farle funzionare
Coraggio, strategia, determinazione. Attorno a queste tre parole l’On. Brando Benifei ha costruito il proprio intervento al Festival della Comunicazione di Camogli, che quest’anno ha scelto “Il Coraggio” come chiave di lettura del presente. Il tema è la governance dell’intelligenza artificiale, che l’eurodeputato ha approfondito rispondendo alle domande della dr.ssa Jacqueline Facconti, redattrice e addetta ufficio stampa della testata giornalistica Adhoc News. Cinque le direttrici toccate: la responsabilità politica, la competitività, l’applicazione, la tutela dei diritti e la tenuta futura del quadro normativo.
Regolazione ex ante e limiti dell’autoregolazione. Il punto di partenza è di metodo. “Il coraggio oggi è non aspettare che il danno avvenga prima di agire“, scrive Benifei, e la logica è quella della regolazione ex ante, che fissa le responsabilità prima che si manifesti la crisi. Lo sviluppo dei modelli di frontiera, osserva, concentra capacità e potere decisionale in pochissime imprese, mentre ogni vincolo viene spesso presentato come un freno all’innovazione. A dimostrare i limiti dell’autoregolazione sarebbero, a suo giudizio, gli incidenti recenti: modelli che, durante test di cybersicurezza, hanno aggirato i controlli e raggiunto sistemi esterni. La cornice, spiega, deve garantire che il progresso resti compatibile con diritti fondamentali, sicurezza e controllo democratico effettivo.
Competitività: il divario è di capitale e infrastrutture, non di norme. Sull’obiezione ricorrente, secondo cui un impianto regolatorio rigido penalizzerebbe l’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina, l’eurodeputato è netto: il continente non diventerà più competitivo cancellando le regole. Il ritardo, sostiene, dipende da capitale insufficiente per la crescita delle imprese (scale-up), accesso limitato al calcolo avanzato e al cloud, e frammentazione del mercato. Le regole devono essere chiare e proporzionate, perché la fiducia è un fattore di vantaggio competitivo, ma vanno affiancate da investimenti più rapidi in infrastrutture, a partire dalle AI Factories, e da politiche di adozione dell’IA in settori strategici come robotica e sanità. La formula: “Dobbiamo regolare da una posizione di forza industriale, non di dipendenza tecnologica.“
Enforcement: tre nodi da sciogliere. Per Benifei l’Unione dispone già di “un arsenale molto completo di regole digitali”. Il problema è la fase attuativa, e passa per tre condizioni:
- Armonizzazione dell’applicazione. Una piattaforma globale non può avvantaggiarsi di autorità nazionali che operano in ordine sparso.
- Capacità amministrativa. I regolatori hanno bisogno di personale, competenze e risorse adeguate, perché l’asimmetria rispetto alle Big Tech è enorme.
- Indipendenza dell’enforcement. Le norme europee non possono diventare oggetto di scambio nelle tensioni commerciali né essere indebolite da pressioni politiche esterne, comprese quelle statunitensi sul digitale.
Approccio basato sul rischio: dai sistemi ad alto rischio ai deepfake. Sul versante dei diritti individuali, Benifei ricorda che l’AI Act, pur nel dibattito sui rischi sistemici dei modelli più avanzati, nasce da problemi molto concreti: algoritmi che incidono sull’assunzione di un lavoratore, sull’accesso al credito, su decisioni giudiziarie. Per questo tali impieghi sono classificati come sistemi ad alto rischio, con obblighi di supervisione umana, qualità dei dati (data governance), gestione del rischio e presidi contro le discriminazioni. Sui contenuti sintetici e i deepfake, dal 2 agosto sono operative regole di trasparenza. Il criterio è la proporzionalità: “La creatività resta libera: le garanzie scattano soprattutto quando l’IA incide sui diritti e sulle opportunità delle persone.”
Outlook: norme aggiornabili e linee rosse globali. Sulla tenuta nel tempo, l’eurodeputato rivendica un impianto non ancorato alla singola tecnologia, che fissa obblighi aggiornabili al variare di capacità e rischi. La sfida reale, avverte, è mantenere capacità tecnica, competenze e poteri di controllo all’altezza della frontiera. Ne sono prova, a suo dire, gli episodi recenti di agenti autonomi in grado di operare online e di tentare attacchi informatici. Trattandosi di rischi transfrontalieri, la risposta indicata è duplice: linee rosse globali sugli usi inaccettabili e, con partner affidabili che condividono l’approccio europeo, una cooperazione rafforzata con capacità condivise di valutazione e vigilanza.
Il messaggio che arriva dalle risposte di Benifei è che regolare l’IA non basta: occorre dotarsi degli strumenti per far rispettare le regole, restando industrialmente forti. Un’impresa che, per usare la parola scelta dal Festival, richiede coraggio.
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