Epidemia Toscana – Settecentotto contagiati, 75 ammalati, 31 morti. In 10 mesi. Sono i numeri, impietosi, del contagio del batterio New Delhi Metallo beta-lactamase (Ndm), in Toscana, da novembre 2018. Un’epidemia che la Regione Toscana ha tenuto sotto silenzio per tre mesi, finché il Corriere fiorentino il 3 settembre non ha pubblicato la notizia. L’allarme lanciato dall’Ecdc, ovvero il centro di prevenzione e controllo delle malattie considerato – a livello europeo – massima autorità in fatto di epidemie, è arrivato agli uffici regionali toscani all’inizio di giugno 2019, ma è stato tenuto nascosto fino agli inizi di settembre.

Muto il governatore Enrico Rossi, zitta l’assessore alla Sanità, Stefania Saccardi. Un silenzio giustificato, secondo lei, come ha risposto in Consiglio regionale a un’interrogazione del consigliere Maurizio Marchetti (Forza Italia) sulle misure straordinarie messe in campo per fronteggiare l’ epidemia e ratificate con un atto del 26 luglio.

L’assessore ha specificato che «da quando è arrivato l’avviso dell’Ecdc all’atto del 26 luglio emanato dalla Giunta, non siamo rimasti con le mani in mano». Ma i dati forniti dall’Azienda regionale per la sanità (Ars) dicono che le misure straordinarie non sono state sufficienti, tanto che a luglio si sono registrati ben 13 casi. Il batterio killer (40% di tasso di mortalità) si trasmette per contatto, soprattutto negli ospedali: i più colpiti sono quelli della Asl Toscana nord-ovest, che comprende anche parte della costa, con un picco di casi al nosocomio pisano di Cisanello, ben 31.

Si annida nell’intestino, in cui può restare silente, nei casi di portatori sani, o da cui può invece colonizzare tutto il corpo, infettando il sangue, provocando la sepsi e quindi la morte per setticemia, e che predilige pazienti più fragili come gli immunodepressi.

Ma la gravità dell’epidemia è tutta nella mancanza di un rimedio efficace e nel ritardo nel veicolare le informazioni a cui adesso si cerca di mettere una pezza. Il ceppo è farmaco resistente, non risponde cioè agli antibiotici di primo livello, e attualmente viene curato con un cocktail di otto farmaci, dei quali però non è certa l’efficacia. Si va, insomma, per tentativi. E la Regione è corsa ai ripari, cercando in 10 giorni di riempire il vuoto informativo che si era creato in tre mesi di silenzio. Maxi-screening a tutti i ricoverati negli ospedali, task-force di esperti, bollettini settimanali pubblicati sul sito dell’ Ars, conferenze stampa, spiegazioni nell’ aula del Consiglio regionale.

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Ma senza mai spiegare davvero l’assenza di informazioni dei tre lunghi mesi estivi, in cui si sono registrati altri 31 casi di contagio. Un ritardo clamoroso e pericoloso, considerati i flussi estivi della Toscana, per i quali lo stesso Ecdc aveva espresso «preoccupazione» in quanto «il focolaio presenta un rischio di superamento dei confini e di ulteriore diffusione nei Paesi dell’Ue per il fatto che l’ aerea colpita è un’importante destinazione turistica». Ma il rapporto dell’ Ecdc era top secret. Conseguenza: cittadini tenuti all’oscuro, turisti ignari, possibile contagio fuori Toscana.

Adesso che il segreto è stato svelato, le opposizioni in Consiglio regionale e anche in parlamento sono partite all’attacco, con una richiesta di comunicazione in aula da parte del leghista Jacopo Alberti, che rivendica «il diritto dei cittadini ad essere informati tempestivamente sulla possibilità di contrarre un batterio potenzialmente mortale andando in ospedale», e con un’interpellanza del forzista Stefano Mugnai diretta al neoministro della Salute, Roberto Speranza.

Lucia Cavaliere per “la Verita”