Abbacchio e veti incrociati nel Campo Largo. Renzi non c’è
C’è qualcosa di profondamente poetico, e al contempo tragicamente comico, nelle dinamiche interne del centrosinistra italiano. L’ultimo capolavoro della politica nostrana è andato in scena in un’osteria romana nei pressi di Campo de’ Fiori. Un tavolo, tovaglie bianche, i rimasugli di un pranzo presumibilmente a base di tagliolini ai moscardini, e soprattutto un selfie. Uno scatto strategicamente postato sui social per gridare al mondo: “Guardate come siamo uniti!”.
Nell’inquadratura, sorridenti e compatti, ci sono loro: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La “sinistra-sinistra” al gran completo. Ma l’occhio del telespettatore italico, ormai abituato ai gialli d’appendice, nota subito il dettaglio macroscopico. Manca lui. Matteo Renzi
Carlo Calenda, che non perde mai l’occasione per infilare il dito nella piaga con la grazia di un fabbro martellatore, ha subito twittato il dubbio amletico di mezza Italia: “Ma Renzi era sotto il tavolo?”.
No, sotto il tavolo non c’era
Non si era nemmeno nascosto dietro i fusti della birra. Semplicemente, l’algoritmo dell’autoscatto progressista lo ha tagliato fuori. O forse, più realisticamente, il “Servizio Clienti” del Campo Largo lo ha messo momentaneamente in attesa, con la musichetta di sottofondo.
Il caso dell’esclusione di Renzi dal vertice fotografa perfettamente il paradosso del Campo Largo versione estate 2026
Da un lato ci sono i numeri della matematica elettorale. Schlein sa perfettamente che senza il centro riformista Palazzo Chigi resta un miraggio e la destra continua a governare indisturbata. Dall’altro, c’è il fattore “stomaco” dei Cinque Stelle e della sinistra radicale. Per Giuseppe Conte e Paola Appendino, l’ex premier di Rignano è come la criptonite per Superman. Si può usare in extremis nei laboratori locali, camuffato dentro qualche lista civica senza simbolo, come è già successo in Campania, ma non lo si può mostrare a favore di telecamera.
Renzi, dal canto suo, ha provato a fare buon viso a cattivo gioco, sfoderando il suo classico repertorio di spocchia tattica: «Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra, noi siamo l’ala riformista». E ha aggiunto il carico: «Senza di noi non vincono». Tradotto, potete anche non invitarmi a pranzo, ma prima o poi dovrete chiedermi il caffè
Resta il fatto che la gestione di Italia Viva da parte del Campo Largo ricorda molto la dinamica del fidanzato imbarazzante. Ci si esce insieme di nascosto la sera, ma di giorno, davanti agli amici, si fa finta di non conoscerlo.
Mentre i leader si immortalano nei selfie post-prandiali, i nodi politici restano tutti sul tavolo, ben più pesanti dei piatti sul tavolo. Solo poche settimane fa, il campo si è riscoperto tutt’altro che “largo” sulla proposta di patrimoniale lanciata dal Pd e subito stoppata da Conte. Ora si aggiunge il rebus delle alleanze reali.
Il dramma del centrosinistra è che ogni volta che tenta di fare un passo verso l’unità, produce una fotografia che ne certifica le divisioni. Se includi Renzi, perdi la base grillina e Bonelli si barrica dietro un no ecologista; se escludi Renzi, Calenda ironizza, i moderati scappano e i numeri per vincere evaporano
Il risultato? Un’alleanza “fantasma” dove Renzi c’è ma non si deve vedere. Un leader che vuole essere decisivo nei numeri ma separato nell’identità. Nel frattempo, dalle parti del governo, si ringrazia calorosamente per lo spettacolo, dopotutto non c’è miglior alleato di una coalizione che passa più tempo a decidere chi tagliare fuori dai selfie che a scrivere un programma.
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