Quando la superpotenza si è fermata davanti agli Ayatollah
Quindi, ragazzi, in conclusione, la guerra americana in Iran è stata persa, anzi, sarebbe più corretto dire che non e’ stata vinta.
Ahime’, doppio ahime’
Inutile girarci attorno.
Gli Stati Uniti dovevano distruggere le capacità militari del regime, le sue potenzialità nucleari, indebolire il regime stesso a tal punto da non rappresentare più una minaccia nella regione, e avevano dichiarato di sostenere la rivoluzione non violenta dei giovani iraniani.
Obbiettivo fallito
Israele doveva rompere il legame tra milizie di Hezbollah e Hamas, indebolire il più possibile il dispositivo militare iraniano, rafforzare il governo libanese, favorire il consolidamento democratico del paese dei Cedri, alleggerire la pressione sulle piccole democrazie mediorientali.
Obbiettivo fallito
Gli Stati Uniti alla fine la guerra l’hanno fatta per riaprire uno Stretto di Hormuz che prima della guerra era aperto.
Ma anche i costi sono enormi
Girando sul web mi sono imbattuto in ‘Iran Cost Tracker”. Secondo questo sito i costi vivi dell’operazione militare sono stati di 113 miliardi di dollari. Più di un miliardo al giorno.
I costi standard del dispositivo militare americano ammontano a 900 miliardi di dollari
Gli Stati Uniti hanno quindi tirato fuori quasi 3 miliardi di dollari al giorno. Il prezzo della benzina, per effetto della guerra, negli Stati Uniti era passato da 3 dollari al gallone a 4.5.
I consumatori americani hanno speso altri 900 milioni al giorno in più per rifornire le loro auto, mentre l’impatto globale per l’economia è stato di altri 2 miliardi al giorno.
Gli Stati Uniti per la guerra all’Iran hanno mobilitato la spesa equivalente al PIL annuale di Paesi come Messico, Corea del Sud, Turchia, Spagna o Australia
Le armi che hanno fermato la tecnologia bellica americana sono stati i droni e i barchini veloci, più efficaci delle armi super avanzate, in quel contesto.
Gli Stati Uniti hanno perso l’aura di onnipotenza: la più grande potenza militare del mondo ha dovuto rinunciare ai suoi piani.
L’Iran è rimasto in piedi e ha continuato a reprimere brutalmente le proteste interne.
Ma anche per Israele i risultati non sono dei migliori.
L’Iran ha scoperto che Israele non ha il sostegno incondizionato degli Stati Uniti
La capacità militare iraniana ora è ridotta, ma ancora forte, l’abbandono del campo dell’alleato maggiore lascia Netanyahu senza sostegno nella strategia della guerra ad oltranza.
Israele dovrà inoltre proseguire la propria lotta per la sopravvivenza in una condizione di ripresa dell’antisemitismo globale e avrà bisogno di smascherare l’internazionale del terrore, ancora una volta, con strategie diverse rispetto al solo uso della forza.
La sconfitta nella guerra contro l’Iran ha gravemente indebolito gli esiti degli accordi di Abramo voluti dalla prima Amministrazione Trump.
Sarà difficile rilanciarli
Anche perché prima gli Stati Uniti potevano contare sul potere della deterrenza militare che appariva soverchiante, ora quella deterrenza è appannata e i Paesi del Golfo si sono riposizionati.
Persino l’Arabia Saudita è dovuta tornare a dialogare con l’Iran
Insomma, in conclusione, il Presidente Donald Trump ha compiuto un disastro che rappresenta il punto più basso della sua presidenza.
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