A Firenze, il consigliere Locchi (FI) lancia un allarme :”Città attanagliata dai delinquenti”.
La fotografia scattata dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Alberto Locchi, non è quella di un’esagerazione propagandistica: i dati disponibili la confermano, punto per punto.
Nel suo intervento di ieri, Locchi ha raccontato due episodi paralleli avvenuti in zona Ponte Vecchio e in zona Repubblica: furti violenti di orologi strappati dal polso, con le vittime gettate a terra e salve solo per un colpo di fortuna
A questo si aggiunge la banda in bicicletta attiva nell’Oltrarno, già segnalata la settimana precedente, e i truffatori che agiscono ormai a cielo aperto in via Cerretani, al Mercato Centrale e a Piazzale Michelangelo, incuranti delle ordinanze comunali.
Il quadro emotivo che chiude la nota, quello di un consigliere che per la prima volta si sente insicuro passeggiando col cappotto della moglie per il centro, è un dato soggettivo. Ma è un dato che trova pieno riscontro nelle rilevazioni oggettive più recenti.
I dati che sostengono la denuncia
Basta incrociare le fonti per verificare che Locchi non parla a vanvera. A febbraio 2026 un’elaborazione sugli indici di criminalità nazionali collocava Firenze al secondo posto tra le città più pericolose d’Italia, subito dopo Milano, con un’impennata dei reati predatori: furti con destrezza e scippi in crescita di oltre il 40% rispetto all’anno precedente.
A confermare la tendenza è arrivato a maggio il monitoraggio di Confcommercio Toscana in occasione della giornata “Legalità, ci piace!”: a Firenze la percentuale di imprese del terziario che segnala un peggioramento della sicurezza supera la media del Centro Italia, con il 33,2% degli imprenditori che indica i furti come rischio principale e quasi tre attività su dieci che denunciano episodi riconducibili alle baby gang.
Non stupisce quindi che, appena tre giorni fa, il comitato Cittadini Attivi di San Jacopino tornasse a denunciare tentativi di furto in un’attività artigianale di via Maragliano, auto forzate in via Benedetto Marcello e un’intrusione con danni in un asilo nido di via Pier Luigi da Palestrina
Anche il Viminale, in una nota dedicata proprio al centro storico fiorentino, ha certificato l’aumento della microcriminalità nell’area più turistica della città, tanto da annunciare un rafforzamento dei controlli.
Il nodo politico
Locchi individua due livelli di responsabilità: l’amministrazione comunale e il governo nazionale. Sul primo fronte, va detto per equità che Palazzo Vecchio non è rimasto del tutto immobile: la sindaca Sara Funaro ha annunciato l’obiettivo di arrivare a 1.000 agenti di polizia municipale entro fine anno, con 200 assunzioni già effettuate in meno di un anno di mandato.
È la stessa Funaro, però, a scaricare parte della responsabilità sul governo, lamentando che il potenziamento non riguardi le forze dell’ordine statali, competenza ministeriale e non comunale
È qui che la critica di Locchi coglie nel segno: aumentare i vigili urbani, utili sul fronte del decoro e della viabilità, non risolve il problema dei reati predatori organizzati, che richiedono presidio di Polizia di Stato e Carabinieri, indagini e certezza della pena. Il riferimento di Locchi alla riforma della giustizia varata dal governo attuale come passo insufficiente ma nella direzione giusta si inserisce in questo scarto: tra gli annunci amministrativi sul numero di agenti e la percezione reale di insicurezza denunciata dai cittadini, dai commercianti e ora anche da un consigliere comunale, il divario resta ampio.
Una percezione che i numeri non smentiscono
Il rischio, in casi come questi, è che la denuncia politica venga liquidata come mera propaganda da campagna elettorale permanente. I dati raccolti da fonti istituzionali, associazioni di categoria e comitati di quartiere raccontano però una città in cui l’aumento dei reati predatori è un fenomeno strutturale, non un’impressione isolata
Locchi chiede “cambiamenti drastici ad ogni livello”: la richiesta, alla luce dei numeri, appare meno un grido d’allarme isolato e più la sintesi di un malessere ormai condiviso da più soggetti, di orientamento politico anche molto diverso tra loro.
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