Bollo auto, per Giani i toscani sono felici solo quando sono tassati
Il governo cancella il bollo per le auto di piccola e media cilindrata e a Palazzo Strozzi Cini si stracciano le vesti. Il primo a farlo è Eugenio Giani, che ha ribattezzato il provvedimento “decreto taglia sanità”.
Per il governatore toscano una tassa in meno è una tragedia. Per i toscani che la pagano è una notizia meravigliosa
I numeri parlano chiaro. L’esenzione vale per un solo veicolo a contribuente e riguarda oltre il 70% delle auto in circolazione, più moto e ciclomotori, con 2,293 miliardi stanziati per compensare il minor gettito alle Regioni. Solo in Toscana i proprietari coinvolti sono 1,6 milioni e i veicoli sotto gli 80 kW oltre 2,2 milioni. È un intervento più equo del taglio delle accise, che finisce per favorire anche chi guida auto di grossa cilindrata: qui il beneficio va al ceto medio, alla famiglia con l’utilitaria, al pendolare, al pensionato.
I conti di Giani, o quasi
Il governatore sostiene che il governo abbia fatto i conti “con molta rapidità e superficialità”, agita lo spettro dell’incostituzionalità e ipotizza un blocco europeo sull’uso dei fondi Pnrr
Per la Toscana, dice, mancherebbero tra i 300 e i 350 milioni a fronte di poco più di 100 di compensazione. Altre fonti parlano di un buco da 200 milioni. Sulle stime, insomma, c’è una certa elasticità.
L’incostituzionalità, poi, per ora è solo una tesi politica e giuridica del presidente della Regione, non un dato acquisito. Si chiama propaganda, con l’aggravante del tono da sentenza.
Fratelli d’Italia ha risposto per le rime, con il coordinatore regionale Francesco Michelotti e la capogruppo Chiara La Porta
Il decreto calcola la compensazione non sull’incassato storico ma sui dati effettivi, e copre tutte le risorse che mancano. Le coperture arrivano da economie del Pnrr e da fondi non spesi. Meloni ha aggiunto la stoccata: pur di attaccare il governo, le opposizioni stanno chiedendo agli italiani di andare a pagare il bollo.
Il partito delle tasse ha la memoria corta
C’è un dettaglio che sfugge al buon Eugenio: già nel 2016 Matteo Renzi, allora premier e leader del Pd, parlava di abolire il bollo auto. Peccato che dalle parole non si sia passati ai fatti. Oggi lo fa il centrodestra e la sinistra scopre all’improvviso il valore sacro di quella tassa
E non è finita. Giani difende il gettito del bollo ma non spiega perché l’aumento dell’addizionale regionale Irpef, varato dal 2024, sia diventato strutturale. Vale circa 200 milioni l’anno. Nella manovra 2026 è arrivato il capolavoro: “zero tasse in più”, con l’addizionale saldamente al suo posto. La Porta ricorda che la Toscana è la seconda regione d’Italia per addizionale Irpef più alta. Doveva essere una misura una tantum per tappare i buchi della sanità. Oggi è un pilastro del bilancio.
Chi l’aveva detto
Lo aveva previsto Alessandro Tomasi, sfidante di Giani alle regionali dell’ottobre 2025. In campagna elettorale batteva su un punto: i conti della sanità toscana. Parlava di un buco strutturale di 200 milioni ogni anno e avvertiva che il sistema rischiava di saltare: “200 milioni all’anno fa un miliardo in 5 anni”.
Sull’Irpef era stato chiaro: la riforma delle Asl doveva far risparmiare, invece è servita un’addizionale da 200 milioni quest’anno e 200 il prossimo per coprire i buchi
E sul reddito regionale aveva chiesto con quali soldi si sarebbe pagata “l’ennesima mancia elettorale”, dopo la mazzata al ceto produttivo con l’Irpef.
Tomasi ha perso, come noto: Giani ha preso il 53,92%, lui il 40,90%. Ma il voto non ha cambiato i numeri della sanità toscana, e oggi il governatore si aggrappa al bollo per non parlare di quelli.
La felicità a spese dei toscani
Spiegate a Giani e all’assessore alla felicità (loro), creato a spese dei toscani, che la felicità non consiste nell’essere tassati.
Grazie alle sue giunte abbiamo le tasse regionali tra le più alte d’Italia. Spiegategli anche che per fortuna, nel resto del Paese, i cittadini non si tramandano il voto di padre in figlio e non votano Pd per tradizione familiare
Giani se ne faccia una ragione: la tassa più odiata dagli italiani sta per uscire di scena. E se il campo largo tornerà al governo, ci penserà lui a rimetterla.
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