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Roggero, la giustizia che divide: tra la lettera della legge e il potere solitario della grazia

di Simone Margheri
18 Luglio 2026
In L'Editoriale
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Roggero, la giustizia che divide: tra la lettera della legge e il potere solitario della grazia
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Roggero, la giustizia che divide: tra la lettera della legge e il potere solitario della grazia

Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo), è tornato al centro del dibattito pubblico dopo che, mercoledì 15 luglio 2026, la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori, Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino, e il ferimento di un terzo, Alessandro Modica, avvenuti il 28 aprile 2021 subito dopo l’assalto alla sua gioielleria.

La pena, fissata in primo grado a 17 anni dal Tribunale di Asti e ridotta lo scorso dicembre dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, chiude un iter giudiziario durato cinque anni

I giudici hanno confermato che gli spari furono esplosi quando i rapinatori erano ormai in fuga e l’azione aggressiva poteva dirsi conclusa: per questo è stata esclusa la legittima difesa.

La vicenda ha suscitato una forte mobilitazione popolare

Sulla piattaforma Change.org sono nate diverse petizioni per chiedere la grazia al Presidente della Repubblica; la più seguita, promossa dall’opinionista Roberto Giusti, ha superato le 62.000 firme verificate e continua a crescere a ritmo sostenuto, mentre altre iniziative analoghe raccolgono ulteriori adesioni in parallelo.

Il nodo istituzionale: Mattarella richiama Nordio

Nel frattempo il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva avviato l’istruttoria relativa a un possibile provvedimento di clemenza. Il 16 luglio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto il ministro al Quirinale per puntualizzare i limiti delle sue attribuzioni: secondo l’articolo 87, comma 11, della Costituzione e la sentenza n. 200 del 2006 della Corte Costituzionale, nata proprio da un conflitto analogo tra il presidente Ciampi e il ministro Castelli sul caso Bompressi, la concessione della grazia resta una prerogativa esclusiva e non condivisa del Capo dello Stato. Il Ministero può istruire la pratica, raccogliere la documentazione e trasmettere il fascicolo, ma la decisione finale, nei tempi e nei contenuti, spetta soltanto al Presidente.

Secondo fonti del Quirinale, durante il colloquio Mattarella avrebbe richiamato anche un pensiero di Luigi Einaudi sul dovere del Capo dello Stato di non creare precedenti capaci di intaccare le prerogative che dovrà trasmettere ai suoi successori

Non si è trattato, precisano le stesse fonti, di un giudizio di merito sulla grazia, anche perché le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate, ma di una questione di metodo istituzionale.

Il nodo del nuovo Decreto Sicurezza

Uno degli aspetti più discussi riguarda il fatto che Roggero non ha potuto beneficiare delle modifiche introdotte dal nuovo Decreto Sicurezza, perché le norme penali (e, nel caso specifico, anche quelle che incidono sulla responsabilità civile) non hanno effetto retroattivo su processi già conclusi, salvo che il legislatore ne preveda espressamente l’applicazione anche ai procedimenti pendenti o già decisi. Nel caso Roggero ciò non è avvenuto.

Le nuove disposizioni, ribattezzate nel dibattito pubblico “norma Roggero”, intervengono soprattutto sul piano civilistico: chi subisce un reato come rapina, scippo o violenza sessuale e reagisce provocando un danno all’aggressore, anche quando la reazione supera i limiti della legittima difesa, non potrà più essere condannato a risarcirlo

È una norma che rafforza la tutela di chi reagisce a un’aggressione, ma agisce sul fronte dei risarcimenti civili, non su quello penale: non riscrive cioè i criteri con cui i giudici valutano la legittima difesa nel processo penale. In ogni caso, non modifica le sentenze già definitive né incide sui processi conclusi prima della sua entrata in vigore.

La sentenza sarebbe stata diversa?

Su questo punto è necessario distinguere tra il piano giuridico e quello politico.
Sul piano giuridico non è possibile affermare con certezza che Roggero sarebbe stato assolto con le nuove norme. La Cassazione ha fondato la condanna sull’accertamento che i rapinatori fossero ormai in fuga e che il pericolo attuale fosse cessato. Se tale ricostruzione dei fatti fosse rimasta invariata, anche con la nuova disciplina, che peraltro incide principalmente sul versante civile, l’esito penale del processo avrebbe potuto essere lo stesso.

È però vero che il nuovo quadro normativo, e più in generale il clima politico che lo ha accompagnato, riflettono una domanda di tutela più ampia per chi reagisce durante una rapina, e avrebbero potuto incidere sulla valutazione complessiva della vicenda, almeno sotto alcuni profili accessori

Stabilire quale sarebbe stato l’esito resta impossibile: qualsiasi risposta diversa sarebbe una speculazione, non un dato verificabile.

Oggi il caso Roggero continua a dividere l’opinione pubblica tra chi ritiene che abbia difeso il frutto di una vita di lavoro, e le ripetute rapine ne avessero in qualche modo giustificato la reazione a causa di un evidente stress post trsumatico e chi richiama il principio secondo cui l’uso della forza letale non è giustificato quando il pericolo è ormai cessato, anche se chi fa queste affermazioni spesso tende ad ignorare lo stato d’animo, lo stress e il comprensibile panico che riguarda chi è vittima ripetuta di episodi simili, purtroppo ciò che molti ritengono “ingiusto” in certe sentenze è un approccio asettico degli eventi che non tiene sufficentemente conto dello stato d’animo e sopratutto dello stress psicologico al quale è sottoposta una vittima di aggressione o rapina.

Sul piano istituzionale resta ora aperta soltanto la strada della grazia, la cui eventuale concessione dipenderà esclusivamente dalla valutazione del Presidente della Repubblica

«Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla.»
Giordano Bruno

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Tags: GraziaIN EVIDENZALegittima difesaMATTARELLARoggero
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