Ma se si formasse un campo largo anche a destra?
Nel laboratorio perennemente in fermento della politica italiana, c’è un tabù che aspetta solo di essere infranto ovvero che l’idea della eterogeneità sia un limite anziché una risorsa.
Mentre a sinistra il “campo largo” si avvita da anni su veti incrociati e nostalgie ideologiche, a destra si profila l’opportunità per un’operazione di ingegneria politica senza precedenti
Unire ai partiti classici di destra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, l’esperienza democristiana di Noi Moderati, il pragmatismo industriale di Carlo Calenda e la spinta identitaria di Roberto Vannacci.
A prima vista, per gli analisti politici sembra un’eresia. A uno sguardo più attento e cinico, è la formula per una maggioranza d’acciaio, capace di blindare il Paese per il prossimo decennio.
Ecco perché questo “campo largo di centrodestra” non solo è possibile, ma rappresenta la naturale evoluzione di una coalizione che ha sempre fatto della sintesi dei contrari il suo punto di forza
Per capire come possano coesistere anime apparentemente così distanti, bisogna superare la superficie dei talk show e guardare alla concretezza del governo. Una coalizione vincente non ha bisogno di cloni, ha bisogno di complementarietà.
Azione porta in dote la cultura del fare, l’attenzione alle infrastrutture, al Piano Transizione industria e all’efficienza della pubblica amministrazione. È la garanzia per i mercati, per le imprese del Nord e per i ceti produttivi che chiedono meno burocrazia e più crescita.
Il Generale Vaannacci invece intercetta quel voto di opinione profondo, stanco del conformismo culturale, che chiede sicurezza, protezione dei confini e difesa dei valori tradizionali
È il carburante elettorale necessario per riempire le urne e dare una spinta patriottica all’azione di governo.
In mezzo, la componente democristiana e popolare funge da indispensabile baricentro. È il collante istituzionale che smussa gli angoli. Traduce la spinta di Vannacci in leggi percorribili, basandosi sulle radici sociali e cattoliche del Paese.
Un’alleanza del genere non si fa sui massimi sistemi della filosofia, ma su un patto di legislazione chiaro e pragmatico
Primo fra tutti “Crescita e Sicurezza”. Si deve provvedere a programmare lo sblocco dei cantieri e tagliare il cuneo fiscale (linea Calenda-Moderati, ma caro anche agli attuali partiti di Governo Forza Italia in primis) offrendo in cambio un controllo rigoroso dei flussi migratori e una riforma della giustizia in chiave garantista ma severa (linea Vannacci, condivisa anche con Fratelli d’Italia).
Certo il problema maggiore sarebbe quello di superare le rigidità ideologiche europee.
Alcuni aspetti sono analoghi (come ad esempio lo stop totale alle auto termiche, avversato sia dal pragmatismo economico di Azione sia dall’identitarismo di Vannacci) per difendere l’industria italiana a Bruxelles
Ma altri temi europeo sono divisivi come le identità sovraniste di Futuro Nazionale e quelle federaliste di Azioni che devono convivere insieme.
Se il campo largo di sinistra si unisce “contro” qualcosa, questo nuovo polo nascerebbe “per” qualcosa ovvero continuare l’azione di Governo
La storia della Seconda e Terza Repubblica dimostra che l’elettorato di centrodestra è storicamente più disciplinato e premia la coalizione. Ed è su questa strada che i partiti guidati dalla Meloni devono trovare un accordo.
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