Io non me la sento di dire che sono entusiasta di Juan Guaidò. Come non me la sento di dire che la sua figura non sia chiaramente estranea all’accusa di essere in fondo spinta più da amici al di fuori dei confini che all’interno dei confini. Però ancora di più non me la sento di sostenere la sciagurata deriva chavista che tramite il costante leitmotiv della lotta all’imperialismo crede di poter giustificare le gravi responsabilità morali del fallimento completo di una gestione del potere che ha ridotto alla fame un paese tra i più grandi esportatori al mondo di petrolio. Una classe politica dirigente indegna, nepotista, corrotta e con poca preoccupazione di nascondere il favoloso arricchimento di dirigenti che predicano l’uguaglianza e la difesa delle fasce più deboli,ma praticano una vita dedita al lusso.

Il Venezuela si ritrova con 150 miliardi di dollari di debito pubblico, le importazioni crollate e tanti problemi di sicurezza interna. Si è arrivati alla miseria più nera e quotidiana per la stragrande maggioranza della popolazione, tanto che è stato lo stesso governo a dover ammettere che sarà quasi impossibile reperire nei prossimi mesi in Venezuela la quasi totalità dei farmaci essenziali di base.
Le ideologie apprezzate o non apprezzate, non possono essere la scusante del tracollo di una classe dirigente inadeguata e l’avversione nei confronti degli Stati Uniti che ha preso largo piede nella parte Latina del continente americano, non può essere la scusante di tutte le responsabilità che Maduro evidentemente deve assumersi.

Abbiamo tutto il diritto di parlare per ore della situazione venezuelana, ognuno di noi ha il diritto di confrontare le proprie opinioni sui limiti del chavismo o sulle sue presunte grandi prospettive, ma nessuno di noi ha il diritto di mettere in discussione le sofferenze e le precarie condizioni del popolo venezuelano. Nessun uomo ha il diritto di voltare la faccia davanti a questa evidente realtà e di volersi rifiutare di comprendere che la transizione è ormai necessaria.
Un popolo ridotto alla miseria, allo stremo delle forze ha il diritto di poter democraticamente tornare alle urne per disporre liberamente del proprio futuro. Non dico assolutamente che la situazione debba chiamarsi Guaido’. Dico soltanto che c’è il pieno diritto dei venezuelani di poter cercare di invertire la marcia sul viale del baratro. Di poter provare a cambiare determinare precarie condizioni di vita democraticamente.

Non lasciamo che a quel popolo sia data solo la possibilità di uno sfogo violento ed insurrezionalista, ma con sentiamo tramite la comunità internazionale una serena transizione democratica che vada magari anche per confermare un presidente che non tronchi col chavismo, o un presidente che tronchi del tutto. Ma che prenda coscienza e lavori per lenire la disastrose condizioni del paese. Chi rende impossibile una rivoluzione pacifica renderà inevitabile una rivoluzione violenta,ebbe a dire John Fitzgerald Kennedy.