USA-Cina, escalation nell’Indo-Pacifico: il mondo sull’equilibrio fragile
Stati Uniti e Cina fanno a gare per inglobare nella loro sfera di influenza quanti più Stati del Pacifico possibile.
Esercitazioni militari congiunte sempre più frequenti.
Una continua escalation nell’area indo-pacifica in una dinamica da vera e propria guerra fredda: Pechino da una parte, Washington dall’altra.
Con una sola grande differenza: la strettissima interdipendenza economico-commerciale tra le due superpotenze
Diversamente dai legami economici pressoché inesistenti che intercorrevano al tempo tra l’URSS e gli Stati Uniti, americani e cinesi non sono mai stati così vincolati, e questo potrebbe essere un bene, in teoria.
È un pericoloso risiko mondiale quello a cui stiamo assistendo.
Le pedine dello scacchiere internazionale si posizionano.
Chi in maniera molto netta, chi in modo più ambiguo.
Molti analisti concordano nel dire che una guerra nell’Indo-pacifico non è solo possibile, ma molto probabile
Altri, al contrario, sono convinti che la tenuta dell’economia globale sia troppo importante. Il nostro benessere economico è infatti legato indissolubilmente alla stabilità dell’indo-pacifico, che ci piaccia o no.
La nostra economia fortemente globalizzata vive di scambi commerciali e le produzioni sono segmentate e realizzate in diverse parti del mondo per risparmiare sui costi e aumentare i profitti.
E proprio nell’Indo-pacifico, che comprende il 50% di tutto il globo terracqueo, come viene oggi chiamato dai più, si snodano le più importanti rotte commerciali del pianeta
Dai beni di consumo, ai prodotti industriali, dai semi-lavorati al petrolio e il gas: tutto questo transita sulle rotte tra e verso l’Oceano Pacifico e quello indiano.
Ma altri fattori dividono i due giganti: Taiwan, i servizi d’intelligence americani prevedono che la Cina tenterà di riprendersi l’isola entro il 2030, lo spionaggio, l’intelligenza artificiale, e altro ancora.
Una cosa e’ certa: la guerra fredda 2.0 si sta combattendo sul versante del Pacifico.
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