Trump e l’illusione dell’intesa con l’Iran

Trump e l’illusione dell’intesa con l’Iran

Nel fine settimana, l’Iran ha lanciato missili contro Israele. La risposta del Presidente Donald Trump è stata quella di telefonare a Benjamin Netanyahu e dirgli di non rispondere al fuoco.

In un intervista a Channel 12 il Presidente aveva dichiarato: “Gli attacchi iraniani non hanno fatto male a nessuno. Se Bibi li colpisce a sua volta, la guerra non farà che continuare”

Ha aggiunto che l’accordo finale era vicino e che non voleva che venisse compromesso da quanto stava accadendo in quel momento.

Siamo ormai a più di 2 mesi da un cessate il fuoco che doveva essere di 2 settimane.

L’Iran ha sospeso i negoziati, ha lanciato missili e droni contro gli EAU, il Bahrain, il Kuwait, Israele, contro navi e basi americane e abbattuto un AH-64.

Chiede 36 miliardi di dollari in beni sbloccati come prezzo per avviare i colloqui

La risposta dell’amministrazione e’ stata quella di frenare il suo alleato più capace e attendere un accordo che lo stesso comandante militare di Teheran ha reso impossibile per mesi.

La domanda che nessuno alla Casa Bianca sembra disposto a porsi è quella che esige una risposta: qualcuno ci ha riflettuto a fondo prima di iniziare?

Le guerre contro nemici resilienti come l’Iran richiedono non solo attacchi militari, ma anche una spiegazione chiara e costante del perché siano importanti per l’opinione pubblica.

Questa spiegazione non è mai stata fornita

L’operazione Epic Fury è iniziata il 28 febbraio. Gli attacchi sono stati duri.

I danni che questi attacchi avevano inflitto al regime sono stati reali.

Alti ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche sono stati uccisi.

Le capacità militari del regime venivano colpite duramente

Insomma, secondo qualsiasi parametro militare convenzionale, la campagna iniziale si stava rivelando efficace.

Poi, il vuoto.

Poi, l’inspiegabile ordine del Presidente di sospendere le operazioni per introdurre un altrettanto inspiegabile cessate il fuoco.

Risultato?

Il regime ha sostituito i suoi vertici politici e militari, ha rimesso a posto le infrastrutture militari colpite durante le operazioni, ha mantenuto buone capacità militari, sta continuando a sostenere la guerra per procura in Libano tramite Hezbollah contro Israele e ha chiuso Hormuz e non lo ha più riaperto.

Le operazioni per procura sono continuate in tutto il Libano, nel Golfo e nello Stretto di Hormuz.

Il sistema non è crollato perché non era stato progettato per crollare.

L’amministrazione Trump ha lanciato una campagna contro le Guardie Rivoluzionarie senza tenere pienamente conto dei rischi e del tipo di reazione che il regime poteva avere, non ha preparato l’opinione pubblica alla lunga e faticosa battaglia che ne sarebbe seguita, non aveva un piano chiaro del tipo: buttiamo giù il regime o lo indeboliamo solo da non rappresentare più una minaccia?

Tutto improvvisato. Si e’ trattato di un fallimento nella pianificazione.

Sul lato della diplomazia, le richieste massimaliste del regime non sono semplici proposte iniziali: inclusione di Hezbollah in qualsiasi cessate il fuoco, rilascio di 36 miliardi di dollari di beni, revoca delle sanzioni.

Sono concepite per essere inaccettabili, ed è proprio questo l’obiettivo.

L’Iran non vuole un accordo alle condizioni di Washington. Vuole che Washington si stanchi

E Washington mostra tutti i segni di stanchezza. Le scadenze sono slittate. Le pause si sono prolungate. L’opinione pubblica, mai del tutto convinta della missione, è diventata scettica.

Teheran non si sta mettendo al tavolo delle trattative in buona fede. Sta prendendo tempo, scommettendo che la stanchezza americana alla fine prevarra’.

Al Presidente Trump e’ mancats la volontà di portare a termine ciò che ha iniziato

La strada intrapresa attualmente è una deriva strategica: frenare Israele mentre l’Iran lancia missili, prolungare un cessate il fuoco fallito e inseguire un accordo che continua a sfuggire.

Questo approccio incentiva i ricatti iraniani ed erode la credibilità americana con il passare delle settimane.

Il Presidente dice di non volere che l’accordo venga fatto saltare da quello che sta succedendo ora.

Quello che sta succedendo ora è che l’Iran sta lanciando, ha lanciato missili contro Israele e il Presidente ha chiamato il Primo Ministro israeliano per dirgli di subire gli attacchi, di smetterla di reagire.

Questa è una politica di appeasement

Ma, forse, anche lui ha capito che questa strada non porta da nessuna parte, forse ha capito che un accordo non ci sarà mai, forse ha capito che ha perso solo tanto tempo prezioso, forse ha capito che ha compiuto un disastro e che, forse, ha ancora tempo per rimediare ai suoi clamorosi errori.

Forse.

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