Tre anni fa moriva Silvio Berlusconi: riposi in pace con la gratitudine di averci salvato dalla gioiosa macchina da guerra messa insieme dal PCI di Occhetto ma predisposta dal Pool di “Mani pulite” col rito giudiziario ambrosiano di Borrelli (al grido di “resistere, resistere, resistere” non si è mai capito a chi e a che cosa) e della sua squadra che continua a occupare ANM e da lì il CSM con le anomalie note, ma giudicate virtuose dalla maggioranza degli italiani col no al recente referendum: e così sia.
Berlusconi l’ha pagata cara, come gran parte di chi ha resistito e continua a “resistere, resistere, resistere” – con metodi democratici – ai disastri dei governicchi della sinistra e dei governacci Conte 1, mortale per la Lega di Salvini e Conte 2 (prima sperimentazione di governo del “campo largo”) che hanno stremato il Paese valendosi di statisti come Di Maio, Bonafede, Azzolina, Speranza, Toninelli, Lezzi, per restare ai più folcloristici, tutti coordinati dallo statista principe, l’avvocato Giuseppe Conte, politicamente raccattato dalla piena dell’Arno, come direbbero i fiorentini, e messo al timone del governo, mestiere a lui del tutto ignoto
Grillo ha perso tutto ma non fa pena: ci ha rifilato i più spaesati “politici” del dopoguerra, convinti (tuttora) di essere unti dal Signore.
A molti non piace dirlo ma tutti sanno che Draghi ha cominciato a ricostruire un Paese mal ridotto, ideologicamente diviso fino al midollo, culturalmente compromesso; non più col ”dover essere” della sinistra o il voto di scambio dei grillini (io ti pago il riposo sul sofà di casa e tu mi dai il voto, tanto paga chi lavora).
Draghi è tornato al reale, il governo Meloni ha proseguito: ha fatto pagare soprattutto al ceto medio produttivo il risanamento del Paese, ha aumentato le tasse, non è riuscito a fare le riforme decisive come quelle della giustizia, dell’autonomia, della burocrazia, della sanità, delle pensioni
Ma ha stabilizzato i conti pubblici (chiedere ai greci come cambia la vita a causa del default di Stato),
ha ridotto lo spread da 270 a 70 punti base, ha ridotto il disavanzo dall’8,1 al 3,1%. I miliardi risparmiati hanno permesso di assorbire parte dei debiti pregressi da Reddito di cittadinanza, da superbonus e da altre follie minori (per esempio i banchi a rotelle o le fasulle mascherine cinesi da € 1,2 miliardi).
Ha migliorato il rating economico del Paese: più fiducia, più investimenti esteri, più lavoro, più ricchezza
ha contrastato l’immigrazione irregolare contro ogni veto interno e internazionale politico, sindacale (CGIL), giudiziario, perfino religioso (Leone XIV non ha dottrina diversa da papa Francesco in tema di accoglienza).
ha proposto la riforma della giustizia, bocciata dagli italiani.
Ha diminuito drasticamente la disoccupazione
ha riposizionato l’Italia nel contesto delle democrazie occidentali dopo le scivolate di Conte 1 e 2 sulla Via della seta e su altre relazioni opache o anche solo sbadate data la caratura del ministro “competente”.
Il Paese era prossimo alla bancarotta economica, alla prospettiva di implosione sociale da accoglienza indiscriminata di immigrati lasciati per le strade a delinquere per sopravvivere, organizzati per bande, che si aggiungono alla florida delinquenza nostrana, (e prevarranno avendo meno da perdere e più aggressività culturale: vedi la storia della mafia italiana importata in USA).
Con le disfunzioni sanitarie dove le sovrastrutture burocratiche e le ideologie anti privato sovrastano gli interventi terapeutici,con la prospettiva del disastro pensionistico che merita due righe a parte.
la vituperata legge Fornero parte da alcuni dati di fatto:
– i disastri politico/sindacali ereditati dalla prima repubblica: il calcolo pensionistico su base retributiva e non contributiva, i baby pensionati, le pensioni a categorie che non avevano versato contributi, come funzionari di partito e sindacalisti, l’assorbimento delle perdite delle casse pensionistiche di giornalisti, professionisti, commercianti, agricoltori, i compiti assistenziali e di tamponamento economico (non previdenziale) affidati all’INPS, già carrozzone di suo.
– la aumentata durata di vita ATTIVA: si vive più a lungo e si vive meglio.
– la diminuzione delle nascite; il turn over non è più garantito: 100 in pensione solo 90 rimpiazzi che non producono la ricchezza sufficiente a pagare le pensioni.
– l’ausilio della tecnologia che allevia la fatica del lavoro manuale. La famosa e ripetuta frase ad effetto degli italiani “che si spaccano la schiena” per fortuna è sempre meno vera.
Studi e proiezioni indicano che il sistema non regge: o interveniamo per garantire continuità previdenziale a figli e nipoti oppure il loro futuro pensionistico resta pieno di incertezze e di timori. E gli interventi non riguardano solo l’età ma l’intero sistema, pensato nientemeno che da Benito Mussolini cento anni fa.
Il solo pensiero che il futuro governo del Campo Largo, magari targato Schlein 1, possa riproporre simili programmi e simili amministratori a me fa venire l’orticaria
E il rischio non è remoto: basta guardare il profilo di competenze della signorina Diop imposta al povero Giani dalla segretaria Schlein.
E dunque una prece di gratitudine a Berlusconi e la speranza che il centrodestra continui a governare: ha fatto pagare al ceto medio (da dove prende la maggior parte dei voti) il risanamento dei conti, il riposizionamento, il saldo dei debiti pregressi, perfino le riforme mancate o bocciate. E’ tempo che restituisca ai propri elettori un fisco meno predatorio, una burocrazia meno invasiva, una immigrazione più controllata, un ordine pubblico più tutelato e le riforme promesse: l’autonomia, la sanità, le pensioni. Che ci riprovi con la giustizia.
Soprattutto che perseveri e anzi intensifichi lo sforzo di attenuare la disastrosa egemonia “culturale” di sinistra che colpisce chiunque non sia organico.
Ne abbiamo appena avuto un esempio con la vicenda Nicole Minetti:
Marco Travaglio, Sigfrido Ranucci, Bianca Berlinguer: tre bravi giornalisti che però indagano e scrivono quasi solo “contro” la politica e i politici di centrodestra, di più: contro la postura professionale nella società e personale nella vita, delle donne e degli uomini “borghesi”, non allineati.
Da sempre contro Silvio Berlusconi (e contro Bettino Craxi) da ultimo contro Nicole Minetti, colpevole di lungo corso secondo il rito ambrosiano, una “borghese” disinvolta e capace di gesti di grande solidarietà umana: hanno messo in moto un tentativo di sputtanamento i cui schizzi coinvolgevano perfino Mattarella
Tutto inventato (come altre vicende che ebbero l’onore del loro accanimento poi finite nel nulla).
Ho fatto altri mestieri ma avrei voluto fare il giornalista, uno di quelli veri, non vivere di scandali e meno che mai inventarli, vivere dell’ululato dello sciacallo o del dingo, la sinistra risatina della iena.
Per questo non leggerò mai più un articolo di Travaglio ( lui sì “pregiudicato” avendo subito 14 condanne per diffamazione), non ascolterò mai più una trasmissione di Berlinguer, non darò mai più credito a una “inchiesta” di Ranucci.
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