La linea T2 della Tramvia più cara del mondo è stata inaugurata lo scorso 11 febbraio: collega l’Aeroporto di Peretola alla Stazione Santa Maria Novella, ma seguendone il percorso, pare ben lungi dall’essere completata.

Ancora ignaro, atterrato a Peretola, appena uscito dagli Arrivi, noto subito alla mia sinistra la “nuova” Tramvia che mi occhieggia sorniona, con fare invitante nella sua giunonica mole.
Ma non sono uso a farmi tentare da tanta opulenza, da un’opera che ritengo abbia deturpato la città e, soprattutto, e questo è sotto gli occhi di tutti e non opinabile, che, ben lungi dall’aver risolto i problemi del traffico cittadino, li sta al contrario drammaticamente aggravando.
Salito quindi su un taxi, apprendo dell’autista che – forse profittando della mia assenza?– lo scorso 11 febbraio è stata inaugurata questa nuova linea, con la presenza niente popò di meno che del Presidente della Repubblica, che insieme al sindaco Nardella ha presenziato al primo giro.
Cosa hanno fatto vedere a Sergio Mattarella? Un’opera utile? Funzionale e compiuta? Direi proprio di No.
Direi che al più hanno inaugurato un cantiere a cielo aperto, in mezzo ai quali corrono binari.
Ma andiamo con ordine.
Come qualcuno ha argutamente sottolineato, l’unica tramvia che corre in superficie in centro ma che si rintana sottoterra in periferia, appena uscita da Peretola, attraversa una stazione all’inizio di Viale Guidoni che appare ancora non completata. La si vede all’uscita della Autostrada.
Il treno dopo aver attraversato la variante sotterranea riemerge dal sottosuolo e sbuca sotto un cavalcavia all’altezza dell’inizio di Via di Novoli. Entrambi i siti appaiono ancora cantieri aperti ancora in opera.


La scelta di via di Novoli appare infelice: invece di farle percorrere il Viale Guidoni, più esterno e più largo, che meglio avrebbe “digerito” questo che altro non è che un treno in mezzo alla città, la costosissima Tramvia – nelle facoltà di architettura di mezza Europa ci deridono per il costo al chilometro del tutto esorbitante – corre rumorosa nella popolosa Via di Novoli, con la non marginale osservazione che così non tocca il Palazzo di Giustizia, l’Università e la fantomatica prossima Cittadella Viola al Mercafir, tralasciando tutte questi punti nodali e di grande affluenza, appunto siti in Viale Guidoni, non servendoli e abbandonandoli di fatto a se stessi.
Via di Novoli consta ora di due corsie per senso di marcia, addirittura una sola alla sua fine, con buona pace di eventuali veicoli di emergenza e soccorso, e risulta una via crucis di semafori che congiurano contro il traffico veicolare, fermandolo inesorabilmente ad ogni stazione.
Anche qui peraltro si susseguono i cantieri ancora aperti e visibili lungo la linea.
Complica ulteriormente la già incresciosa situazione, riducendo ancora la carreggiata, una pista ciclabile dal colore curioso: non il solito rosso amaranto, ma stavolta un rosso acceso di un tono squillante, sgargiante e sguaiato quasi quanto chi non ha avuto rispetto per questo quartiere imponendo tali opere che, ricordiamolo, erano state bocciate da un referendum cittadino nel 2008. Forse troppo populista per essere considerato valido, dal momento che la base elettorale PD si era permessa di contraddire l’amministrazione.
Arriviamo alla fine di via di Novoli, dopo la Chiesa di San Giovanni in Polverosa, che dal XII secolo sorge in questi luoghi, e ci imbattiamo in una orribile rampa di cemento armato ancora in via di ultimazione: ma come, in Viale Guidoni, alle porte dell’autostrada le finiture sono rosee e marmoree ed in piena città il calcestruzzo appare nella sua aridità, nudo e già macchiato da vistose scolature? Peraltro all’ombra della ciminiera, ormai mozzata, simbolo di Novoli ed al cospetto del Centro Commerciale San Donato e della Coop: avranno obiezioni i compagni di falce e carrello? Misteri..


La rampa, ancora in fase di realizzazione, fa accedere al ponte cavalcavia che culmina nell’incompletezza: sotto di esso cantieri, macchine movimento terra, cumuli di detriti; lo abbraccia su un lato un abbozzo di prova di pannelli della finitura metallica che presumibilmente sarà quella definitiva. Sarà un giorno, forse.


Poco, più in là, lungo il fiume Mugnone, sotto il ponte, si scorgono già segni di bivacchi, abbandono di rifiuti e degrado nel vicino Viale Redi.

Al termine di detto Viale Redi i cantieri continuano con paratie provvisorie, la cui provvisorietà giace lì da anni, sconfinando nell’area della Stazione. La Tramvia ricompare ai nostri occhi dopo aver attraversato un edificio storico, nascosto da vistose impalcature, il fabbricato-galleria progettato da Angiolo Mazzoni, del complesso della Stazione Santa Maria Novella, ideato quale complesso di apparati tecnici e di servizio come la vicina centrale termica.


Leggo sul sito mobilità del Comune di Firenze che, in corrispondenza dell’edificio del Mazzoni, ristrutturato per l’occasione, “verrà effettuata una significativa riqualificazione urbana” e qui vi sarà un importante nodo di interscambio con la Stazione dell’Alta Velocità.
Ristrutturazione? Riqualificazione? Stazione Alta Velocità? Sarà, ad oggi la realtà appare ben diversa.
Al posto della ristrutturazione e riqualificazione si vede invece una selva di pali ad uso dei voraci pantografi della motrice tramviaria, accompagnata da una grande impalcatura velata su Palazzo Mazzoni, che fa pendant con i cantieri di pochi metri prima; invece della Stazione dell’Alta velocità di Foster, ormai leggendaria come la Chimera, come il famoso passante fiorentino di cui si favoleggia da anni, vedo un pantano fangoso, dove i cantieri sono presenti ma fermi: è noto che gli operai non vengono pagati da mesi dalle appaltatrici Condotte Spa e Nodavia, società che, peraltro, hanno chiesto un concordato al Tribunale.

In mezzo al Viale Belfiore una fermata ancora in via di ultimazione e nastrata di arancione.
Anche qui, in pieni Viali di circonvallazione, come i lavori in corso pure il traffico si impantana, inchinandosi deferente di fronte a cotanta maestà tramviaria, che, beffarda, riappare e sferraglia felice imboccando via Guido Monaco, ridotta oramai ad un budello, percorre via Alamanni ed arriva alla Stazione Santa Maria Novella.
Quella Stazione ferroviaria che fu realizzata negli anni ’30, quando le analisi costi-benefici non contavano, ma si realizzavano le infrastrutture che utilizziamo tutti noi ancora dopo quasi novanta anni. E sono ancora funzionali oltre che architettonicamente ed esteticamente unanimemente riconosciuti come capolavori. E ora deturpata dai pali della Tramvia Nardelliana.
Fu realizzata ugualmente Santa Maria Novella, anche se in fondo chi se ne fregava di arrivare a Bologna grazie a buchi inutili negli Appennini, si potevano ben usare i binari ottocenteschi esistenti, potremmo chiosare indulgendo alla logica toninelliana.
Vedo le foto del suo omologo, Dario Nardella, nel giorno dell’inaugurazione di questa linea di Tramvia splendidamente incompiuta, tutto contento, giocondo ed intento a illustrare i suoi prodigiosi successi al Presidente Mattarella: cosa gli avrà detto, poi, non si sa, alla luce dei fatti c’è ben poco di che essere felici e soddisfatti.

Cosa avrà pensato il Presidente di tutta questa pompa magna, mentre sfrecciava a quaranta all’ora in mezzo a tutti questi cantieri ancora aperti, non è dato sapere.

Firenze è più vicina? Non certo agli standard europei, soprattutto in termini economici.

 

Alla modica cifra media di 18 milioni di Euro al chilometro, con punte di 32, quando la media europea si attesta intorno agli 8 milioni, questa e le passate amministrazioni targate PD hanno rovinato una città, ingolfandola ulteriormente, attagliandole in un traffico sempre più immobile, abbattendo alberi indiscriminatamente, come in Via dello Statuto, ed ergendo orribili selve di pali, come in Piazza Stazione, quando una metropolitana leggera, i cui progetti giacciono da decenni negli archivi del Comune, avrebbe davvero risolto i problemi di circolazione.
Ed in quasi nove anni di lavori, questa Tramvia, non l’hanno nemmeno finita.