Siamo in pieno centro a Firenze, poco dopo la mezzanotte. Un gran boato risuona in tutta la zona di Santa Maria Novella, proviene dalla stazione, il cui accesso ai binari a quell’ora è ormai chiuso. Una piccola folla di curiosi si avvicina e inizia a scattare foto ad una grossa quantità di calcinacci: una notevole porzione di controsoffitto della pensilina della stazione si è appena staccata precipitando al suolo. 

La prima cosa da fare è tirare un sospiro di sollievo: se il crollo fosse avvenuto in orario diurno si sarebbe trattato di una vera e propria tragedia, sono infatti migliaia le persone che ogni giorno transitano sotto a quella tettoia, posta esattamente sopra l’attraversamento pedonale e la corsia di fermata dei taxi. 

Subito dopo però è necessario porsi delle domande: questa stazione, snodo principale di una città che ospita 15.000.000 di turisti l’anno, viene sottoposta ad un monitoraggio attento e costante? Il gestore dell’infrastruttura, cioè colui che pare obbligato alla manutenzione, è Grandi Stazioni Rail S.p.a, società nata da una incomprensibile scissione in tre parti dell’originaria e unica Grandi Stazioni S.p.a., tre società controllate da un misto di soggetti pubblici e privati. Vedremo adesso quali risposte saprà dare GS Rail per un episodio veramente inquietante.

Qualcosa però dovrà dire anche il Comune di Firenze, siamo al confine della zona controllata dalla società di Ferrovie e tra i compiti più importanti di un’amministrazione comunale vi è quello di tutelare l’incolumità dei cittadini. Peraltro proprio quel settore è stato fortemente interessato dai lavori per la realizzazione della tramvia, con una cantieristica decisamente impattante per tutta l’area, se davvero si trattasse di un problema di infiltrazioni di acqua piovana ci chiediamo come sia possibile che nessuno si sia accorto di nulla durante i lunghi lavori. 

Vedremo se e quali risposte saranno date. Certo è che se questi sono i risultati dell’aver trasformato Ferrovie in una società per azioni, con la conseguente esigenza di tagliare i costi per garantire gli utili, meglio tornare subito ad un ente pubblico non economico.