Oggi, domenica di Pasqua in almeno tre chiese dello Sri Lanka sei attentatori suicidi si sono fatti esplodere, una delle quali nella capitale Colombo, e in altrettanti hotel del Paese, frequentati da turisti, causando molte vittime tra i fedeli cristiani che celebravano la festività pasquale. Ad ora si parla di oltre 145 morti accertati. Secondo i media locali e internazionali i feriti, molti dei quali in gravi condizioni, sarebbero oltre 400.

Le prime reazioni del primo ministro dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe, sono di  condanna degli attacchi  “Condanno fermamente gli attacchi vigliacchi contro la nostra gente”, ha scritto in un tweet dal suo account. “Invito tutti i cittadini dello Sri Lanka in questo tragico momento a rimanere uniti e forti. Il governo sta prendendo provvedimenti immediati per contenere questa situazione”.

Solo due giorni fa Papa Francesco, politicizzando indebitamente  la tradizionale Via Crucis del Colosseo, aveva parlato di “nuovi crocifissi” riferendosi agli immigrati cui verrebbero negati i porti sicuri di approdo; la realtà ricorda a lui, ed a tutti noi, come invece i nuovi martiri siano i cristiani perseguitati ed uccisi dal radicalismo islamico in tutto il mondo, cui il capo della Chiesa dovrebbe quantomeno rivolgere uno sguardo commosso e privilegiato.