SONDAGGI IPSOS: IL CENTRODESTRA Può TORNARE COMPETITIVO SOLO SE SAPRA’ ALLARGARE LA COALIZIONE
La spinta propulsiva del Governo e della maggioranza sembra essersi arrestata a partire dall’esito negativo del referendum sulla Giustizia, una delle pietre miliari del programma elettorale che portò il centrodestra a vincere le elezioni politiche nazionali nel 2022.
Nulla di grave, ma un dato da tenere presente
Molto è cambiato da quel trionfale 2022, e il Governo in questi anni ha saputo – al netto di qualche errore – dimostrare una buona capacità di gestire un momento complicato dal punto di vista politico, sociale, istituzionale aggravato da tensioni internazionali di proporzioni ingenti. Sul piano strettamente partitico, la novità più rilevante è certamente stata la nascita di Futuro Nazionale del Gen. Roberto Vannacci che, staccatosi dalla Lega ha dato vita a un nuovo soggetto politico che, almeno stando ai sondaggi, si accredita come un protagonista indiscusso della politica italiana nel prossimo futuro, con il quale il centrodestra deve fare i conti in vista delle prossime politiche del 2027.
Per ora, le dichiarazioni di ostilità che di tanto in tanto partono da qualche leader del centrodestra nei confronti di Futuro Nazionale vanno prese con le pinze, assomigliando più a schermaglie d’amore piuttosto che a una vera e propria chiusura
Una specie di corteggiamento “litigarello” che dovrà velocemente trovare una composizione saggia.
Anche perché, a parere di chi scrive, da una parte il centrodestra non può consentirsi di recitare la parte dell’amante riottoso se non vuol correre il rischio di consegnare il paese alle sinistre; e dall’altra Futuro Nazionale se vorrà veramente incidere da posizioni di Governo, dovrà evitare un arrocco egoriferito che rischia a sua volta di agevolare la vittoria di Schlein & C.
Se queste sono le coordinate generali entro cui si inscrive la dinamica a destra, a qualche mese dalle elezioni politiche, i nodi dovranno essere sciolti e ciascuno dei protagonisti in campo dovrà fare i conti con la realtà
Gli ultimi dati pubblicati da Ipsos delineano uno scenario politico da attenzionare con una certa scrupolosità, senza sottovalutare i segnali provenienti dall’elettorato. Le rilevazioni mostrano infatti un lieve arretramento di Fratelli d’Italia, una Lega ferma ai minimi recenti, una Forza Italia in crisi di identità; di contro, si registra una crescita significativa di Futuro Nazionale, che raggiunge il 6% delle intenzioni di voto superando per la prima volta la Lega.
Il dato più interessante, tuttavia, non riguarda soltanto i singoli partiti, ma la proiezione delle coalizioni
Secondo Ipsos, il centrodestra tradizionale si attesterebbe al 41,7%, mentre un’ipotetica alleanza del cosiddetto “campo largo” raggiungerebbe il 44,5%. La stessa analisi evidenzia però che un’intesa tra il centrodestra e Futuro Nazionale porterebbe la coalizione al 47,7%, ribaltando il quadro elettorale, fermo restando che le intenzioni di voto non equivalgono automaticamente al risultato finale e dipendono anche dalla tenuta delle alleanze e dalla partecipazione al voto.
Questi numeri dovrebbero indurre a una riflessione seria. In politica i personalismi e le diffidenze reciproche ci sono sempre stati, ma oggi come non mai non possono prevalere sull’obiettivo di rappresentare un’area culturale e politica ampia
Futuro Nazionale intercetta una parte di quell’elettorato sovranista, identitario e conservatore che negli ultimi anni aveva scelto Fratelli d’Italia o la Lega e che oggi cerca una nuova rappresentanza. Ignorare questo fenomeno o snobbare Vannacci significherebbe regalare un vantaggio strategico alle opposizioni. A latere, poi, questo dato meriterebbe anche una riflessione seria sull’azione di governo che non si esaurisca esclusivamente nella comparazione dei numeri.
Non è questa la sede, ma un’analisi profonda andrebbe fatta
Questo, sul presupposto che un’alleanza non può limitarsi a una semplice somma aritmetica di percentuali. Deve poggiare su una piattaforma programmatica condivisa, fondata sulla difesa dell’interesse nazionale, sul controllo dell’immigrazione irregolare, sul sostegno alle famiglie, sulla sicurezza, sulla tutela delle imprese e sulla valorizzazione dell’identità italiana ed europea.
Temi su cui esistono ampie convergenze e che dovrebbero favorire un’intesa politica strutturale nel rispetto delle contingenti differenze e delle plurali sensibilità.
La storia insegna che il centrodestra ha sempre vinto quando è stato capace di presentarsi unito
Al contrario, ogni divisione ha favorito gli avversari. Oggi i numeri sembrano riproporre lo stesso insegnamento: se il centrodestra intende confermarsi forza di governo anche nella prossima legislatura, dovrà saper dialogare con tutte le realtà che condividono i valori dell’area conservatrice.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di stabilire chi debba prevalere all’interno della coalizione, ma costruire un progetto politico capace di offrire stabilità al Paese e di impedire il ritorno di una sinistra che, almeno secondo queste rilevazioni, potrebbe beneficiare della frammentazione del centrodestra
Da non dimenticare il dato più rilevante: siamo di fronte probabilmente alla peggior sinistra della storia patria la cui azione di governo farebbe sprofondare il Paese in un caos interno e internazionale senza precedenti
Di conseguenza, le dinamiche che si svilupperanno in questi mesi hanno a che fare con qualcosa di molto più profondo delle beghe di partito o dei personalismi di ego offesi: la posta in gioco è alta e nessuno può permettersi il lusso di sbagliare
E il centrodestra questo tema se lo deve porre, se vuole massimizzare le proprie possibilità di vittoria accettando la strada dell’unità con Futuro Nazionale, con realismo e pragmatismo merita di essere valutata con pragmatismo, mettendo da parte pregiudizi e rivalità nell’interesse dell’intera coalizione.
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