Parigi 1919, Sylvia Beach decide di aprire una libreria francese a New York, ma finisce per aprire una libreria inglese a Parigi, per nostra fortuna. In rue de l’Odeon nasce qualcosa di ben diverso da un negozio in cui si vendono libri.

Shakespeare and Company diventa in breve tempo il tempio della letteratura del Novecento, assidui frequentatori diventano Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, ma, soprattutto James Joyce.

Sylvia Beach e James Joyce

Lo scrittore irlandese è già venerato come un dio della scrittura in tutto l’Occidente, il suo capolavoro “Ulisse” è terminato e pronto per il rullo del tipografo, nessuno però ha il coraggio di pubblicare un romanzo-mondo tanto ispirato quanto osceno, per gli standard dei tempi.

Sylvia Beach diviene in pochi anni una amica, un punto di riferimento e, soprattutto, colei che osa stampare mille copie del romanzo, inventandosi editore pur di dare alla luce l’opera di Joyce. Il successo è enorme.

Per far entrare negli USA il libro maledetto si arriva a fare la spola sul traghetto che da Toronto porta a Chicago con una copia del volume infilata nei pantaloni. 

James Joyce si rivela un genio letterario assoluto e un uomo completamente privo di interesse per coloro che lo circondano. Vive per, e delle, sue opere. Il tempo lo ripaga con cifre astronomiche che gli permettono di vivere agiatamente, seppur ridotto alla quasi totale cecità dal glaucoma. Alla sua prima editrice, però, non fa arrivare nemmeno un centesimo.

Sylvia Beach, in questo piacevolissimo racconto in prima persona dei venti anni di vita della sua libreria e dei personaggi che l’hanno resa celebre, dipinge il meraviglioso quadro del suo sconfinato amore per i libri.