Salvati dal fango: la memoria dell’alluvione rivive nei musei di Firenze
Due mostre, al Museo Archeologico Nazionale e all’Istituto degli Innocenti, raccontano il dramma del 1966 e il lavoro di recupero che trasformò l’emergenza in una nuova forma di cura del patrimonio.
Il 4 novembre 1966 l’acqua e il fango entrarono nella vita di Firenze, lasciando ferite profonde anche nei suoi luoghi della cultura
A sessant’anni da quella piena, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e l’Istituto degli Innocenti tornano su quei giorni con il progetto espositivo “Curare il passato e proteggere il futuro: storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”.
In occasione della presentazione della mostra, il direttore Daniele Federico Maras ha dato il benvenuto al nuovo Consiglio di Amministrazione del Museo, composto da Daniele Federico Maras, che lo presiede, Giovanna Elisabetta Forlanelli, Stefania Scarpati, Barbara Luisi e Marco Edoardo Maria Minoja
Un saluto che ha accompagnato l’avvio di un nuovo percorso di lavoro al servizio del Museo e del patrimonio che custodisce.
Il progetto si sviluppa in due mostre parallele, distinte per materiali e percorso, ma unite dalla stessa domanda: come si salva il patrimonio quando è minacciato? Fotografie d’archivio, testimonianze, video dell’epoca, documenti e oggetti restituiscono la dimensione dell’emergenza e il lavoro compiuto per proteggere e recuperare le opere.
Al Museo Archeologico Nazionale, dal 4 novembre al 7 marzo 2027, “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze” ripercorre gli interventi sui reperti danneggiati e la nascita di una stagione decisiva per il restauro archeologico. Tra i materiali esposti figurano opere restaurate come la Mater Matuta, l’Urna del Bottarone e gli Avori di Marsiliana d’Albegna
La mostra racconta anche la storia del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, nato e cresciuto nel segno di quella sfida: restituire integrità alle opere e conoscenza alle generazioni future.
All’Istituto degli Innocenti, dal 4 novembre al 31 dicembre 2026, “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” ricostruisce quanto accadde nella piazza e nei due istituti che vi si affacciano.
Le fotografie del Museo Archeologico, della piazza e dell’Istituto degli Innocenti documentano un’esperienza condivisa, nella quale la calamità cittadina si intrecciò con le storie specifiche di luoghi e comunità
Per entrambi gli enti, l’alluvione non fu soltanto un episodio drammatico, ma l’inizio di interventi destinati a lasciare un segno duraturo. Al Museo Archeologico, l’attività di recupero contribuì anche al potenziamento del laboratorio di restauro, divenuto un centro di eccellenza internazionale. All’Istituto degli Innocenti si affermò l’urgenza di ricostruire la Fabbrica e di riallestire la Galleria d’arte al terzo piano.
Le mostre sono curate da Daniele Federico Maras e Claudia Noferi per il Museo Archeologico e da Arabella Natalini per l’Istituto degli Innocenti
Il 4 novembre, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale, l’ingresso alle esposizioni sarà gratuito.
A sessant’anni di distanza, ricordare l’alluvione significa guardare non solo alla devastazione, ma anche alla competenza, alla collaborazione e alla determinazione di chi si mise al lavoro per salvare ciò che sembrava perduto. Il fango ha minacciato opere e memorie, la cura ha permesso loro di continuare a parlare. Proteggere il passato, ci ricordano queste mostre, è anche un modo concreto per preparare il futuro.
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