Fermi-Da Vinci di Empoli, una scuola devastata: quando la protesta calpesta il bene comune
Il bilancio dell’occupazione dal 27 al 30 ottobre è drammatico. Non soltanto danni materiali, ma una ferita profonda a un’intera comunità scolastica
Scrivo queste righe da docente dell’Istituto Fermi-Da Vinci di Empoli, con un sentimento che è difficile racchiudere in poche parole: amarezza, indignazione e profonda tristezza.
Dal 27 al 30 ottobre la nostra scuola è stata occupata. Al termine di questi giorni, ciò che resta è uno scenario di devastazione che va ben oltre qualsiasi forma di protesta o contestazione: aule, biblioteche, laboratori informatici, bagni, spazi comuni e arredi sono stati danneggiati e deturpati.
Una situazione di gravità eccezionale, che colpisce non soltanto per l’entità dei danni materiali, ma soprattutto per ciò che rappresenta
Una scuola non è semplicemente un insieme di edifici, banchi, computer e libri. È un luogo di formazione, di relazioni, di crescita personale e culturale. È uno spazio che appartiene a un’intera comunità e che dovrebbe essere riconosciuto e rispettato come bene comune.
Quanto accaduto al Fermi-Da Vinci pone interrogativi inquietanti
Secondo le testimonianze di alcuni studenti presenti, tra le persone coinvolte vi sarebbero stati non soltanto alunni del nostro istituto e di altre scuole, ma anche ragazzi molto più grandi, estranei alla comunità scolastica.

Si tratta di circostanze che dovranno essere attentamente verificate, anche per comprendere pienamente la dinamica degli eventi e accertare eventuali responsabilità.
Ma al di là delle responsabilità individuali, c’è una questione che non può essere elusa: quando la protesta si trasforma in devastazione, perde ogni valore educativo e civile
Il diritto di manifestare il proprio dissenso, di avanzare richieste e di esprimere il proprio disagio non può diventare un lasciapassare per distruggere ciò che appartiene a tutti. L’occupazione non può essere confusa con il vandalismo, né la contestazione può giustificare il disprezzo per il lavoro altrui e per le risorse pubbliche.
Dietro ogni aula devastata ci sono ore di lavoro, investimenti, sacrifici e progetti
Dietro ogni laboratorio danneggiato ci sono opportunità formative sottratte agli studenti. Dietro ogni libro rovinato c’è una possibilità di conoscenza compromessa.

E c’è soprattutto il lavoro quotidiano di docenti, personale ATA e di tutte le persone che, con impegno e responsabilità, cercano di fare della scuola un ambiente accogliente e stimolante.
A rendere ancora più dolorosa questa vicenda è il fatto che le conseguenze ricadranno inevitabilmente anche su quegli studenti che non hanno condiviso questi comportamenti, che rispettano la scuola e che desiderano semplicemente poter tornare a svolgere regolarmente le proprie attività
Come docente, non posso fare a meno di interrogarmi sul significato educativo di quanto accaduto. Che messaggio trasmettiamo alle nuove generazioni se il luogo deputato a insegnare il rispetto delle regole, delle persone e dei beni comuni diventa teatro della loro negazione?
Non si tratta di criminalizzare un’intera generazione, né di negare ai giovani il diritto alla protesta. Si tratta, al contrario, di ricordare che la libertà comporta responsabilità e che la partecipazione democratica richiede rispetto, confronto e consapevolezza.
I danni materiali potranno essere quantificati, gli ambienti ripristinati, gli arredi sostituiti
Ma ricostruire il senso di appartenenza, il rispetto per il bene comune e la fiducia nella comunità richiederà molto più tempo.
Il Fermi-Da Vinci merita di tornare a essere ciò che è sempre stato e ciò che deve continuare a essere: una scuola, non un luogo da distruggere.
Perché una scuola non appartiene soltanto a chi la frequenta oggi. Appartiene anche a chi la frequenterà domani. E distruggerla significa sottrarre qualcosa al futuro di tutti.
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